Un posto in cui i tagli di Trump all’ONU si stanno sentendo parecchio
A Ginevra, sede di moltissime organizzazioni internazionali, migliaia di persone si sono ritrovate senza lavoro o sono state trasferite

All’inizio del 2025 a Ginevra, in Svizzera, abitavano circa 210mila persone, di cui più di 36mila erano dipendenti di organizzazioni umanitarie, internazionali o non governative. Un anno dopo la situazione è un po’ cambiata: secondo un’indagine di Reuters, dal 2025 oltre 3mila posti di lavoro in questo ambito, specialmente all’interno delle Nazioni Unite (ONU), sono stati eliminati o trasferiti da Ginevra a città più economiche.
All’origine di tutto ci sono i tagli ai finanziamenti alle agenzie e alle organizzazioni internazionali decisi dall’amministrazione statunitense di Donald Trump. Queste riduzioni hanno avuto e stanno avendo effetti concreti su progetti umanitari in molte parti del mondo, ma a Ginevra si stanno sentendo più che altrove: sia perché è tra le città più care al mondo e quella dove tagliare posti di lavoro è più conveniente, sia perché ci lavora una grossa percentuale di tutto il personale dell’ONU, circa il 9 per cento.
Trump ha più volte sostenuto che le organizzazioni umanitarie, e in particolare le agenzie delle Nazioni Unite, svolgano attività contrarie all’interesse degli Stati Uniti e lo facciano approfittando dei suoi finanziamenti. Per questo ha anche recentemente ordinato il ritiro degli Stati Uniti da più di 60 organizzazioni e agenzie internazionali, di cui circa la metà legate all’ONU.
L’ONU però si sostiene con i contributi versati ogni anno dagli stati membri, e per questo il bilancio approvato alla fine del 2025 per il 2026 è stato di 3,45 miliardi di dollari, il 7 per cento in meno rispetto all’anno precedente

Uno degli edifici delle Nazioni Unite a Ginevra, nel 2021 (AP Photo/Markus Schreiber)
Fra le organizzazioni e le agenzie che hanno risentito di più della riduzione dei finanziamenti c’è l’Organizzazione mondiale della Sanità, che ha annunciato che eliminerà 800 posti di lavoro nella sua sede di Ginevra entro giugno del 2026. L’UNICEF trasferirà la maggior parte del suo personale di Ginevra (290 persone) a Roma. L’Organizzazione internazionale per le Migrazioni (IOM) ha tagliato circa 400 posti di lavoro su mille, principalmente trasferendo persone a Salonicco (Grecia), Nairobi (Kenya), Bangkok (Thailandia), e Panama. UNAIDS, l’agenzia che si occupa del contrasto alla diffusione di HIV/AIDS nel mondo, che nel 2025 ha ridotto il suo personale a livello globale del 54 per cento, portandolo a 280 persone, ha lasciato a Ginevra solo 19 delle 127 persone che ci lavoravano, spostando la sua sede principale a Bonn, in Germania.
In questi tagli tra l’altro spesso non sono contati quelli che riguardano i cosiddetti “consulenti”, persone per lo più giovani che lavorano (spesso esclusivamente) per queste organizzazioni ma non fanno ufficialmente parte del personale. L’ONU fa molto affidamento su di loro: costano molto meno di un dipendente e il loro ruolo può essere eliminato con facilità alla scadenza del contratto, sempre piuttosto breve.
«L’ambiente di lavoro dei colleghi che hanno continuato a lavorare durante tutto lo scorso anno è diventato estremamente tossico», ha detto a Politico Emily Siu, ex dipendente dell’IOM a Ginevra, il cui contratto non è stato rinnovato a febbraio del 2025. «I colleghi non sapevano, di mese in mese, se sarebbero rimasti o se se ne sarebbero andati. Si cercava di sottrarre certi progetti ad alcuni colleghi per posizionarsi meglio e non perdere il proprio posto di lavoro».
Molte persone che hanno perso il lavoro hanno anche dovuto lasciare la Svizzera, dove i dipendenti delle Nazioni Unite possono continuare a vivere per due mesi dopo la fine del loro contratto prima che il loro visto diplomatico scada (l’unico modo per rimanere di più è farsi approvare un nuovo visto, solitamente trovando un altro lavoro).

L’ingresso della sede dell’IOM a Ginevra, nel 2025 (ANSA/EPA/SALVATORE DI NOLFI)
Tutti questi tagli rischiano di ridurre l’importanza e la centralità nel campo della collaborazione e diplomazia internazionale che la città ha avuto negli ultimi 150 anni. Ginevra è stata scelta come sede di moltissime organizzazioni internazionali nel corso dei decenni principalmente per via della politica di neutralità della Svizzera, ufficialmente riconosciuta a livello internazionale all’inizio dell’Ottocento. A Ginevra nel 1863 fu fondato il Comitato internazionale della Croce Rossa, la più importante associazione di protezione e assistenza per le persone in tempo di guerra. Nel 1920 ci si stabilì anche la Società delle Nazioni, i cui edifici vennero ereditati dopo la Seconda guerra mondiale dalle neonate Nazioni Unite.
Oggi molti dipendenti di queste organizzazioni sostengono che la concentrazione di una grossa parte del personale diplomatico e umanitario in una sola città sia essenziale per una cooperazione più efficiente. Dicono anche che la neutralità e la stabilità politica di Ginevra la rendano la città migliore dove stare. I critici invece sostengono che, con le nuove tecnologie, sia un inutile spreco di risorse far trasferire migliaia di persone in una città così cara. È un’opinione che hanno sostenuto spesso anche esponenti dell’amministrazione di Donald Trump.
A Ginevra lo stipendio base dei dipendenti delle Nazioni Unite (già alto e uguale in tutto il mondo) viene maggiorato di circa il 90 per cento per far fronte al costo della vita (in confronto, a Roma la maggiorazione è del 31,5 per cento). I dipendenti delle organizzazioni internazionali non pagano la maggior parte delle tasse e molti di loro ricevono sussidi per spese come le tasse scolastiche dei figli o l’affitto.
Il sindaco uscente di Ginevra, Alfonso Gomez, si è detto preoccupato anche per gli effetti che i tagli avranno su chi beneficia della presenza di migliaia di persone ben pagate in città, come ristoratori e commercianti. Il settore diplomatico e umanitario infatti rappresenta circa l’11,4 per cento del PIL della città. Per compensare l’impatto di tutti questi licenziamenti, a maggio del 2025 il Cantone di Ginevra ha stanziato 50 milioni di franchi svizzeri per modernizzare le organizzazioni (sono circa 54 milioni di euro, metà forniti dal governo svizzero, l’altra metà dalla Fondazione Hans Wilsdorf, proprietaria di Rolex). A febbraio del 2026 invece la Svizzera ha approvato un piano di sostegno di 269 milioni di franchi svizzeri (circa 294 milioni di euro) erogabili fino al 2029.
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