Tutto quello che non abbiamo visto durante la guerra in Medio Oriente
Attacchi dei paesi del Golfo, basi israeliane segrete, basi statunitensi distrutte: molte cose sono sfuggite ai nostri schermi

Nei quaranta giorni passati dal primo bombardamento di Stati Uniti e Israele sull’Iran, il 28 febbraio, fino al cessate il fuoco dell’8 aprile, gli aggiornamenti sulle operazioni militari sono stati costanti, grazie a comunicati ufficiali, testimonianze sul campo postate sui social, video di obiettivi colpiti e immagini satellitari. Per oltre un mese l’opinione pubblica mondiale ha creduto di poter seguire in tempo reale ogni sviluppo della guerra, anche solo da un computer o da un telefono: era un’illusione.
Nelle ultime settimane varie inchieste giornalistiche hanno reso pubblici aspetti rilevanti che non erano emersi: il coinvolgimento attivo delle forze armate di vari paesi del Golfo, una visita del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti, danni consistenti alle basi statunitensi nella regione, solo per citare i maggiori.
Gli attacchi dei paesi del Golfo
L’Iran ha presto coinvolto nella guerra i paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi, colpendo obiettivi militari e civili. Durante la guerra i governi dei paesi attaccati hanno più volte ribadito di avere il diritto di rispondere agli attacchi, ma ufficialmente non hanno mai detto di averlo fatto, limitandosi a dare notizia dei droni e dei missili iraniani intercettati. La scorsa settimana in due articoli del Wall Street Journal e di Reuters è emerso invece che le aviazioni di Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno compiuto attacchi su obiettivi iraniani, sfruttando anche la distruzione della contraerea iraniana. Sono stati attacchi che hanno fatto danni ingenti e che nel caso dell’Arabia Saudita hanno portato a trattative, con il risultato di ridurre gli attacchi dell’Iran verso il suo territorio.
L’Arabia Saudita e il Kuwait hanno anche attaccato con bombardamenti aerei e lanci di missili le milizie filoiraniane attive in Iraq, che avevano attaccato loro obiettivi. Anche queste operazioni sono state condotte segretamente: hanno ucciso diversi combattenti e distrutto una struttura utilizzata dalla milizia Kataib Hezbollah, sostenuta dall’Iran, per le comunicazioni e le operazioni con i droni.
I danni alle basi statunitensi sono stati grossi
Nei primi giorni di guerra sono stati uccisi sette militari statunitensi, 6 in Kuwait e 1 in Arabia Saudita, colpiti da attacchi iraniani: 400 soldati sono stati feriti nel corso dei 40 giorni, perlopiù in forma lieve (quelli gravemente feriti sarebbero 12, secondo fonti governative citate dal Washington Post). Saltuariamente sono emerse foto di danni alle basi statunitensi, ma dopo due settimane di guerra l’amministrazione statunitense ha chiesto ai due principali fornitori di foto satellitari commerciali, Vantor e Planet, di sospendere o cancellare le pubblicazioni delle immagini della regione.

Il ritorno negli Stati Uniti delle bare di sei soldati statunitensi uccisi, il 7 marzo 2026 alla base aerea di Dover (AP Photo/Mark Schiefelbein)
I media iraniani hanno invece continuato a pubblicare immagini satellitari e il Washington Post le ha recentemente analizzate, confrontandole con quelle di satelliti europei a più bassa definizione: lo studio ha permesso di confermare che almeno 217 strutture e 11 mezzi militari sono stati distrutti o danneggiati negli attacchi iraniani a 15 basi statunitensi. I danni sono quindi molto maggiori di quelli dichiarati dal governo e riguardano anche postazioni di comunicazione satellitare, antenne satellitari e sistemi di difesa missilistica Patriot. In molti casi le basi sono state evacuate dopo i primi giorni di guerra, e i soldati sono stati trasferiti altrove.
I danni nei paesi del Golfo
Anche i danni subiti dai paesi del Golfo sono con ogni probabilità ancora sottostimati: dopo i primi giorni di guerra i governi dei paesi interessati hanno vietato alla popolazione di riprendere le zone colpite, perseguendo e arrestando giornalisti o semplici cittadini che contravvenivano alle indicazioni. Gli Emirati Arabi Uniti, per esempio, erano preoccupati di non compromettere ulteriormente l’immagine di destinazione turistica e di centro economico-finanziario di città come Dubai o Abu Dhabi. Non sappiamo quindi le reali entità dei danni.
La base segreta israeliana in Iraq
A inizio maggio il Wall Street Journal ha anche scoperto che Israele aveva costruito e utilizzato una base militare clandestina nel deserto dell’Iraq occidentale, circa 180 chilometri a sud-ovest della città di Karbala. La base comprendeva una pista d’atterraggio per i caccia e ospitava squadre delle forze speciali israeliane per eventuali operazioni sotto copertura, oltre che squadre di ricerca e soccorso per recuperare eventuali piloti che fossero stati abbattuti e avessero avuto bisogno di essere portati in salvo. Quando l’esercito iracheno ha provato ad avvicinarsi per verificare i movimenti militari anomali nel suo territorio, Israele ha difeso la base, sparando sui soldati iracheni per impedire loro di avvicinarsi. Poi l’ha smantellata.

Un missile iraniano con bombe a grappolo nei cieli del nord di Israele, l’8 aprile 2026 (AP Photo/Ariel Schalit)
I rapporti fra Emirati Arabi Uniti e Israele, più stretti di quanto si pensasse
Giovedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato con un comunicato che durante la guerra ha fatto una visita segreta negli Emirati Arabi Uniti, per incontrare il presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Il governo emiratino ha poi smentito, ma sono arrivate altre conferme. I due paesi hanno relazioni diplomatiche dal 2020, quando gli Emirati Arabi Uniti sono entrati nei cosiddetti Accordi di Abramo, quelli promossi dagli Stati Uniti che dovevano servire a normalizzare i rapporti tra Israele e alcuni paesi arabi. Queste relazioni sono però probabilmente più solide di quanto si pensasse.
Si è anche saputo che durante la guerra Israele ha inviato il proprio sistema di difesa aerea Iron Dome per proteggere gli Emirati dai missili dell’Iran: è la prima volta che viene fornito a un paese che non siano gli Stati Uniti.
Il numero dei morti, in Libano e in Iran
Anche il numero complessivo delle persone uccise negli attacchi di Stati Uniti e Israele resta sconosciuto. I dati ufficiali indicano 3.375 persone uccise in Iran e 2.702 in Libano. Le informazioni sull’Iran sono poche e lacunose, il numero probabilmente sottostima quello dei militari morti. Per quel che riguarda il Libano, invece, in un articolo di Reuters due fonti del gruppo libanese Hezbollah hanno detto che i combattenti uccisi dagli israeliani in questa fase della guerra, nel 2026, sono «diverse migliaia». Le persone uccise potrebbero quindi essere molte di più.



