(Gareth Fuller/PA via AP)
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  • lunedì 26 marzo 2018

L’unico partito di sinistra che continua ad andare bene

È il Partito Laburista britannico che continua a crescere nei sondaggi nonostante i molti guai del suo leader Jeremy Corbyn

(Gareth Fuller/PA via AP)

Le elezioni di domenica 4 marzo hanno confermato che anche in Italia la sinistra è in grande difficoltà, come in quasi tutto il resto d’Europa. Il PD guidato da Matteo Renzi ha ottenuto poco più del 18 per cento dei voti, il risultato più basso nella storia dei grandi partiti della sinistra nel nostro paese. Ma alle altre forze politiche alla sua sinistra non è andata meglio: sono a malapena arrivate sopra la soglia di sbarramento oppure si sono fermate molto prima.

A parte Grecia e Portogallo, due piccoli paesi della periferia europea in cui governa la sinistra radicale, in tutto il continente sembra esserci un’unica eccezione al declino della sinistra: il Regno Unito, dove nonostante i continui scandali che hanno colpito il suo leader, il Partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn è dato alla pari o addirittura sopra al Partito Conservatore.

L’eccezione britannica
Secondo gli ultimi sondaggi, laburisti e conservatori sono praticamente alla pari, intorno ai 40 punti percentuali (qui trovate tutti i risultati delle ultime rilevazioni). Alcuni sondaggi danno i laburisti in grosso vantaggio, fino a 7 punti di distacco, ma si tratta di eccezioni. La maggior parte delle rilevazioni danno i conservatori e i laburisti alla pari, o almeno a pochi punti di distanza. Con l’eccezione dei Socialisti portoghesi e di Syriza, si tratta del miglior risultato per un partito di sinistra in tutto il continente, il doppio o più di quanto ottenuto da partiti come il PD italiano, i Socialisti tedeschi o quelli spagnoli.

Ma i buoni risultati non sono l’unica particolarità dei laburisti britannici. Corbyn, diventato leader del partito nel 2015, è stato uno dei non proprio numerosi capi della sinistra europea che negli ultimi anni hanno imposto una svolta a sinistra per quanto riguarda linguaggio e programmi economici del suo partito. Il Partito Laburista britannico propone di ri-nazionalizzare le ferrovie, migliorare il sistema sanitario nazionale e costruire migliaia di nuove case popolari. Il suo candidato ministro dell’Economia, John McDonnell, propone «una irreversibile redistribuzione della ricchezza a vantaggio delle classi lavoratrici britanniche», mentre lo stesso Corbyn utilizza come slogan la necessità di creare un’economia che sia “per i molti, non per i pochi”. Sono parole d’ordine e programmi molto differenti da quelli di gran parte degli altri leader della sinistra europea, che in questi ultimi anni si sono spesso identificati invece con i temi europei, con quelli dell’economia aperta e spesso sostenendo che le tradizionali politiche redistributive della sinistra sono oramai divenute impossibili e insostenibili economicamente.

Perché il partito laburista non va ancora meglio?
Più che dell’eccezionalità del Partito Laburista, nel Regno Unito ultimamente si discute molto del perché il Partito Laburista non è ancora dato dai sondaggi nettamente sopra il Partito Conservatore. È quello che si domandava l’Economist alla fine dell’anno scorso. L’articolo partiva elencando le difficoltà del Partito Conservatore, intrappolato in un difficilissimo negoziato su Brexit, con una maggioranza instabile e una leader, Theresa May, poco convincente e carismatica.

Di fronte alle difficoltà dei conservatori, continuava l’articolo, il Partito Laburista sembra godere di tutti i vantaggi. La leadership di Corbyn è sicura e nessuno nel partito può pensare di sfidarlo. I laburisti non hanno rivali a sinistra, ma nemmeno nella destra populista che, con la scomparsa dello UKIP, è stata in parte riassorbita dal Partito Conservatore (e, in una parte più piccola, è confluita nel Labour). Ma nonostante tutti questi vantaggi i risultati dei sondaggi sono sostanzialmente rimasti stabili rispetto al risultato ottenuto alle elezioni del 2017, quando a sorpresa il Partito Laburista ha recuperato quasi 20 punti nei sondaggi ottenendo uno storico pareggio con i conservatori.

Parte della spiegazione è che il Partito Laburista ha già recuperato una distanza enorme dai conservatori. Un anno fa, la prima ministra Theresa May aveva un vantaggio di 39 punti percentuali su Corbyn nei sondaggi di gradimento dei leader. Tutti gli opinionisti e gli esperti davano per sicura la fine del Partito Laburista, così come stava accadendo agli altri partiti socialdemocratici di tutta Europa. May era così sicura di avere davanti a sé una facile vittoria che fu lei a convocare le elezioni anticipate che le sono quasi costati costate il posto.

Secondo l’Economist, una parte di spiegazione è che Corbyn è ancora percepito da molti britannici come un candidato pericoloso. I sondaggi mostrano che la sua politica economica è percepita da molte persone come più rischiosa di quella di May, mentre il suo futuro ministro dell’Economia, McDonnell, riscuote meno fiducia dell’attuale ministro del governo May. Seconda questa lettura, quindi, Corbyn sarebbe arrivato al massimo del consenso che è in grado di raccogliere con la sua piattaforma di sinistra radicale.

Lo stesso Economist, però, ammette che ci sono anche altre spiegazioni possibili. Una di queste è che i conservatori probabilmente non hanno ancora pagato appieno il prezzo di un negoziato su Brexit che non sta andando come vorrebbero i più convinti fautori dell’uscita del Regno Unito dall’Unione. Il governo May ha dovuto cedere alla richieste dei negoziatori europei su molti punti, ma l’esatta entità di queste concessioni non è ancora del tutto chiara al grande pubblico. Quando gli effetti del negoziato cominceranno a farsi sentire o saranno sottoposti a un maggior scrutinio pubblico, il partito di May rischia di vedere i suoi consensi calare rapidamente.

Secondo altri il problema è nei sondaggi: come le società demoscopiche sbagliarono dando i laburisti di 20 punti sotto i conservatori prima delle elezioni 2017, così sbaglierebbero oggi dandoli alla pari. Diversi dirigenti di società demoscopiche hanno raccontato in maniera anonima che quest’ultima è una possibilità concreta, in particolare perché molti elettori laburisti sono giovani, un segmento di popolazione la cui affluenza alle urne è spesso difficile da prevedere.

Un’altra spiegazione ancora è che, semplicemente, i britannici in questa fase non hanno ragioni per pensare alla politica. Se non ci saranno crisi di governo, le prossime elezioni sono fissate per il 2022. È possibile che molte persone semplicemente non si siano semplicemente messe a pensare a cosa votare in futuro. Se così fosse, fino a che non ci sarà qualche importante evento politico su cui concentrarsi, non vedremo grosse variazioni nei sondaggi, né a favore né contrarie ai laburisti.

Le accuse contro Corbyn
Una cosa su cui gran parte degli osservatori della politica britannica è d’accordo è che Corbyn non sembra aver pagato in termini di consenso i numerosi scandali e attacchi che lo hanno colpito ultimamente. L’ultimo in ordine di tempo è ancora in corso in questi giorni. Corbyn è stato accusato da una serie di associazioni ebraiche di aver difeso, sei anni fa, l’autore di un murale dai contenuti antisemiti. Ma, più in generale, è accusato di non aver fatto abbastanza per combattere il clima antisemita e complottista che alberga nelle frange della sinistra più estrema del suo partito.

Corbyn ha risposto alle accuse scusandosi per le parole che aveva detto in difesa dell’autore del murale, ripetendo che l’antisemitismo è un valore incompatibile con quelli del Partito Laburista e annunciando che presto incontrerà i rappresentanti delle associazioni ebraiche. Non tutti però sono convinti delle sue scuse e molti accusano Corbyn di aver preso una posizione sul tema e di aver criticato l’antisemitismo soltanto dopo lo scoppio dello scandalo e di mantenere una posizione ambigua.

Corbyn è stato anche accusato di essere stato una spia dell’Unione Sovietica negli anni Ottanta e di aver ancora oggi una posizione troppo morbida nei confronti della Russia. Una settimana fa, parlando dell’attacco chimico che ha lasciato in fin di vita una ex spia russa rifugiata nel Regno Unito e sua figlia, Corbyn ha detto che il governo avrebbe dovuto attendere prove definitive della colpevolezza del governo russo prima di prendere misure. E ha aggiunto che se fosse primo ministro continuerebbe a trattare con il presidente russo Vladimir Putin, nonostante i forti sospetti sul suo coinvolgimento nel tentativo di assassinio.

Corbyn è stato anche accusato di aver coltivato e protetto una cultura maschilista all’interno del partito, di aver emarginato le donne e di aver creato un partito all’interno del partito, l’associazione “Momentum”, a sua volta accusata di essere pesantemente infiltrata da una cultura antisemita e sessista. Queste accuse, però, non sembrano aver fatto breccia nell’elettorato laburista. In parte, probabilmente, perché arrivano dalla stampa britannica, in particolare quella scandalistica, che è da tempo considerata molto partigiana e schierata al fianco dei più duri dei conservatori. In parte, ed è valido soprattutto per le critiche sui suoi rapporti presenti e passati con la Russia o con il terrorismo nordirlandese, perché queste critiche fanno riferimento all’atteggiamento di Corbyn nei confronti di un mondo passato (quello della Guerra fredda e dei disordini in Irlanda del Nord) che non tocca più le sensibilità dei suoi elettori, molti dei quali all’epoca non erano nati o erano troppo giovani per avere opinioni politiche.

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