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  • lunedì 19 marzo 2018

Cosa dice la bozza di accordo su Brexit

È stata presentata dai negoziatori europei e britannici, e contiene una soluzione al problema dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito

(EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

L’Unione Europea e il Regno Unito hanno fatto sapere di aver trovato una bozza di accordo per disciplinare la cosiddetta Brexit, cioè l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea decisa col referendum del 23 giugno 2016. Il capo negoziatore dell’UE, Michel Barnier, ha detto ai giornalisti che le due parti si sono trovate d’accordo «su gran parte dei termini dell’uscita del Regno Unito». La bozza dell’accordo si può leggere qui. I negoziati sono iniziati nel giugno 2017 e hanno attraversato fasi molto complicate: Barnier ha spiegato che l’accordo di oggi è «un passo decisivo» verso l’uscita del Regno Unito, ma anche che i negoziati dovranno continuare per risolvere tutte le questioni ancora aperte.

I principali punti contenuti nella bozza, e su cui Unione Europea e Regno Unito si erano scontrati duramente, riguardano i diritti dei cittadini europei che vivono nel territorio britannico e dei cittadini britannici che vivono all’interno dell’Unione, il cosiddetto periodo di transizione successivo all’uscita del Regno Unito prevista per il 29 marzo 2019 e il confine tra Irlanda e Irlanda del Nord. Nella bozza si legge che entrambe le categorie di cittadini manterranno il diritto di restare nel territorio “ospite” se ci abitano da più di cinque anni, e che durante il periodo di transizione – che durerà fino al 31 dicembre 2020 – i cittadini dell’Unione Europea che si trasferiranno nel Regno Unito avranno gli stessi diritti di quelli arrivati prima (contrariamente a quanto aveva chiesto la prima ministra britannica Theresa May).

L’accordo sul periodo di transizione prevede invece che il Regno Unito continui a far parte del mercato unico anche se perderà il suo posto in tutte le istituzioni governative europee. Durante i 21 mesi del periodo di transizione, il Regno Unito potrà decidere se accettare nuove regole in materia di giustizia e amministrazione interna e potrà decidere di essere esclusa da nuovi trattati internazionali e – in generale – da nuove decisioni in materia di relazioni estere. Il diritto di veto su leggi che potrebbero danneggiare il Regno Unito, che era stato chiesto dai negoziatori britannici, non è stato incluso nell’accordo, dove invece si parla più genericamente di istituire una commissione che gestirà eventuali contenzioni tra Unione Europea e Regno Unito. È stata respinta anche la richiesta del Regno Unito di rinegoziare le quote di pesce pescato previste dagli accordi in materia di pesca, e l’Unione Europea si è limitata ad impegnarsi a “consultare” il Regno Unito per la definizione delle nuove quote.

Il problema del confine fra Irlanda del Nord e Irlanda è stato invece rimandato a negoziati successivi, così come quello sulla cooperazione giudiziaria fra Regno Unito ed Unione Europea, ma nella bozza di accordo è stato inserito una sorta di “paracadute”: si dice infatti che se non sarà trovato un accordo per evitare che si ritorni a un confine chiuso tra i due paesi, la situazione resterà invariata rispetto ad oggi. Significa che, in caso di mancato accordo, l’Irlanda del Nord resterà nel mercato unico europeo a differenza del resto del Regno Unito, e che quindi ci sarà un “confine” tra l’Irlanda del Nord e il Regno Unito. Sarebbe una situazione paradossale – May aveva detto che non avrebbe mai firmato un accordo in questo senso – ed è improbabile che si verifichi: il fatto che sia stata messa nella bozza, però, è un indizio che l’Unione Europea tratterà da una posizione di forza, per lo meno in questo frangente.

Nella bozza, le parti sottolineate in verde sono quelle su cui si è trovato un compromesso, su quelle in giallo c’è un principio di accordo, mentre quelle in bianco vanno ancora discusse.

I negoziatori sperano che la bozza di accordo possa essere firmata dal primo ministro britannico Theresa May e dai capi di stato europei nei Consiglio Europeo che si terrà fra il 22 e il 23 marzo, e per il momento c’è ottimismo. Sia l’Unione Europea che il Regno Unito hanno detto di considerare l’accordo firmato oggi un successo, anche se sembra che sia stato il Regno Unito a fare le concessioni più grandi (quella sul confine irlandese e sui diritti dei cittadini europei, prima di tutto). Theresa May ha già ricevuto diverse critiche e dovrà lavorare affinché l’accordo finale sia più soddisfacente almeno per quanto riguarda il futuro del confine irlandese. Essere arrivati a questo punto, tuttavia, è un buon risultato per il suo governo, che ora potrà dire di aver dato dei primi punti fermi agli imprenditori britannici i cui interessi sono più strettamente legati ai futuri rapporti tra UE e Regno Unito.