Una protesta dei richiedenti asilo del centro di detenzione sull'isola di Manus, in Papua Nuova Guinea (Australia Broadcasting Corporation via AP)
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  • giovedì 23 Novembre 2017

Continua la crisi nel centro di detenzione per richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea

È una struttura gestita dall'Australia, sull'isola di Manus, occupata da centinaia di migranti che rifiutano di andarsene

Una protesta dei richiedenti asilo del centro di detenzione sull'isola di Manus, in Papua Nuova Guinea (Australia Broadcasting Corporation via AP)

La polizia della Papua Nuova Guinea è entrata oggi in un centro di detenzione per richiedenti asilo gestito dal governo australiano, sull’isola di Manus, ordinando alle persone che si trovavano al suo interno di lasciare la struttura e accettare di essere trasferiti altrove. Secondo le testimonianze raccolte da diversi giornali internazionali, i poliziotti avrebbero arrestato e poi rilasciato alcuni richiedenti asilo, avrebbero distrutto i loro effetti personali e sequestrato i cellulari, per evitare che venisse raccontato quello che stava succedendo. Behrouz Boochani, richiedente asilo curdo e giornalista che scrive spesso per alcuni giornali internazionali, ha scritto: «Hanno distrutto tutto. Strutture, cisterne, letti e tutto quello che possediamo. Sono stati molto aggressivi e hanno buttato le nostre cose nei bidoni dell’immondizia. I rifugiati in silenzio li guardavano spaventati».

Secondo gli avvocati di alcuni rifugiati e richiedenti asilo sentiti dal New York Times, decine di persone sono state fatte allontanare dalla struttura: sono state caricate su tre minibus e probabilmente portate in un altro centro gestito dal governo australiano. Il primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, ha detto che il suo governo non si farà intimidire dalle proteste e dalle pressioni, e non cambierà politica riguardo all’immigrazione e all’accoglienza dei richiedenti asilo.

L’intervento della polizia è stato deciso per sgomberare definitivamente il centro, che era stato chiuso dalle autorità australiane lo scorso 31 ottobre dopo una sentenza della Corte Suprema del paese: da allora la struttura è priva di cibo, elettricità e acqua corrente e le condizioni igieniche sono molto scarse.

I rifugiati e richiedenti asilo che si trovano ancora al suo interno si rifiutano di essere trasferiti nella struttura della vicina città di Lorengau, per motivi di sicurezza: già in passato gli abitanti di Lorengau avevano attaccato i migranti e avevano detto di non volerli lì. Inoltre, sostengono i richiedenti asilo e l’agenzia dell’ONU che si occupa di rifugiati, il nuovo centro di detenzione non sarebbe pronto: non avrebbe dispositivi di sicurezza adeguati e mancherebbero i servizi essenziali. Le foto e i video circolati nelle ultime settimane hanno mostrato tutte le mancanze della struttura: bagni senza acqua, edifici ancora in costruzione, e così via.

Il centro di detenzione sull’isola di Manus, che si trova a nord-est dell’isola di Nuova Guinea, è stato usato dall’Australia a partire dal 2012 grazie a un accordo con il governo della Papua Nuova Guinea. Il governo australiano aveva deciso di far risiedere i migranti soccorsi in mare su isole appartenenti ad altri paesi (anche a Nauru, uno stato indipendente) di modo da dissuadere i migranti dal cercare di raggiungere l’Australia. Questa politica era stata molto contestata a livello internazionale, perché prevede il respingimento di tutti i migranti che provano a raggiungere l’isola. Gli uomini che si trovano tuttora nel centro di detenzione provengono soprattutto dal Medio Oriente e dai paesi del sud-est asiatico: a tutti loro è stata offerta la possibilità di chiedere un permesso di soggiorno permanente in Papua Nuova Guinea o di essere ricollocati a Nauru (nell’altro centro di detenzione australiano) o in Cambogia, ma nessuno finora ha accettato queste proposte.