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  • martedì 11 Settembre 2012

L’Australia e le isole degli immigrati

Il governo ha deciso di trasferire i migranti irregolari in centri temporanei nell'isola di Nauru e in un'isola della Papua Nuova Guinea, tra le proteste

Chris Bowen, il ministro dell’Immigrazione australiano, ha firmato ieri un provvedimento approvato dal Parlamento per trasferire nell’isola di Nauru e in quella di Manus, nella Papua Nuova Guinea, gli immigrati e i richiedenti asilo che raggiungono l’Australia.

Il nuovo piano sull’immigrazione clandestina dovrebbe essere attivo già in questa settimana. Si tratta di un provvedimento che integra la legge sull’immigrazione (Immigration Act del 1958) con lo scopo di dissuadere gli immigrati a pagare i trafficanti e affrontare viaggi in mare molto pericolosi per raggiungere l’Australia: dall’inizio dell’anno gli immigrati sono stati 9.859 e negli ultimi due anni ne sono morti in mare 704. Questa norma era stata sospesa nel 2008 dal Partito Laburista, lo stesso che oggi l’ha fatta approvare.

La maggior parte degli immigrati proviene dall’Iran, dall’Afghanistan e dallo Sri Lanka. Viaggiano via mare verso l’Indonesia e da lì raggiungono l’Australia. Non possono rimanere in Indonesia perché il governo indonesiano non si occupa di regolarizzare il loro status e li rimpatria. La legge australiana prevede l’obbligo per l’ufficio immigrati di respingere tutti quelli a cui non viene dato lo status di rifugiato politico: gli immigrati vengono trasferiti nel centro di Christmas Island, un’isola ad ovest dell’Australia, e lì vengono regolarizzati. Ma il centro non è più in grado di sostenere il numero sempre maggiore di quanti raggiungono via mare il paese. Soltanto il ministro, o i suoi delegati, possono decidere di introdurli nel paese per motivi di ordine pubblico.

Nauru è uno stato insulare dell’Oceania a nord-ovest dell’Australia. Già nel 2001 l’Australia aveva fatto costruire al governo locale un campo d’accoglienza, dietro pagamento di una quota annuale, dove venivano sistemati gli immigrati clandestini che arrivavano via mare e senza permesso, tramite il programma Pacific Solution. Nel 2003 alcuni gruppi di immigrati fecero uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione. Il governo australiano sta facendo costruire sull’isola dei nuovi alloggi, anche se per i primi sei mesi gli immigrati alloggeranno nelle tende, che ne potranno accogliere alcune centinaia. Si tratta di una misura a breve termine, ha spiegato Paul Bower, amministratore delegato del Consiglio dei rifugiati australiano.

Altri immigrati saranno invece trasferiti nell’Isola di Manus, a nord della Papua Nuova Guinea, in base ad un accordo tra i due governi. Il centro fu usato già dal governo australiano dal 2001 al 2007, sempre nell’ambito del Pacific Solution, pagando il governo locale. Peter O’Neill, il primo ministro della Papua Nuova Guinea, ha fatto sapere che le procedure per i richiedenti asilo politico devono essere «smaltite nel più breve tempo possibile». Poi da Manus saranno trasferiti in Australia, una volta regolarizzati. Gli immigrati che saranno trasferiti a Nauru e in Papua Nuova Guinea potranno frequentare corsi di formazione e i bambini potranno andare a scuola. L’Esercito della Salvezza, un’organizzazione umanitaria di origine religiosa, si occuperà del cibo e dell’assistenza sanitaria.

Il partito dei Verdi Australiani (AG), che insieme al Partito Laburista (ALP) guida la coalizione di governo del primo ministro Julia Gillard, si è opposto al provvedimento: «come si può definire adeguata per bambini e donne incinte una sistemazione in un’isola remota?», ha detto Sarah Hanson-Young, portavoce dei Verdi che propongono di stabilire il termine di un anno per la regolarizzazione. Il Partito Liberale (ALP), all’opposizione, ha proposto invece di modificare il nuovo provvedimento dando ai rifugiati e agli immigrati un permesso temporaneo per poi rimpatriarli, se non corrono rischi, nei loro paesi di provenienza. Entro settembre ne saranno trasferiti a Nauru circa 500, fa sapere il governo.

 Foto: BAY ISMOYO/AFP/GettyImages