Un frame delle riprese fatte da un drone dell'esercito russo sul sito archeologico di Palmira, in Siria
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  • lunedì 13 febbraio 2017

Com’è Palmira oggi

Un drone ha mostrato nuovi grossi danni, dopo la riconquista della città siriana da parte dello Stato Islamico lo scorso dicembre

Un frame delle riprese fatte da un drone dell'esercito russo sul sito archeologico di Palmira, in Siria

Un drone dell’esercito russo ha ripreso dall’alto i danni alla città siriana di Palmira, famosa per il suo sito archeologico patrimonio dell’umanità UNESCO, che lo scorso dicembre lo Stato Islamico ha riconquistato dopo esserne stato cacciato nel marzo 2016. Il video mostra che il sito archeologico è stato ulteriormente danneggiato negli ultimi due mesi. In particolare la facciata dell’anfiteatro di epoca romana e il tetrapilo (un insieme di quattro monumenti con quattro colonne ciascuno) sono stati quasi completamente distrutti: solo due delle sedici colonne del tetrapilo sono ancora in piedi. Il ministero della Difesa russo ha pubblicato le immagini riprese dal drone e ha detto che le forze guidate dall’esercito di Bashar al Assad stanno avanzando verso Palmira, si trovano a circa 20 chilometri di distanza dalla città, e che presto ci sarà una nuova battaglia in cui le forze aeree russe sosterranno le truppe di terra di Assad come hanno fatto finora.

Palmira era già stata sotto il controllo dello Stato Islamico dal maggio 2015 al marzo 2016. In quei dieci mesi, i militanti dello Stato Islamico distrussero molti templi antichi oltre a far fuggire la maggior parte degli abitanti della città moderna, dove vivevano circa 70mila persone. Qui si possono vedere i danni che erano già stati fatti al sito archeologico allora. Degli ultimi danni si sapeva già grazie ad alcune immagini satellitari diffuse a gennaio. Nelle riprese dei droni militari russi si vede anche che nella zona intorno al sito archeologico ci sono stati dei viavai di camion da cui sembrerebbe che lo Stato Islamico stia portando dell’esplosivo nell’area.

Palmira è un sito dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e la città è stato uno dei più importanti centri culturali del mondo antico. È molto conosciuta soprattutto tra gli studiosi di storia antica per essere stata la capitale del Regno di Palmira sotto il governo della regina Zenobia. Il regno di Palmira fu uno dei territori periferici dell’Impero romano, e uno dei più indipendenti, e Zenobia fu l’unico vero personaggio femminile rilevante in una posizione di potere vera nella storia dell’Impero romano.

Palmira fu un importante nodo commerciale già sotto gli Assiri, ma la sua importanza aumentò molto quando la Siria passò sotto il controllo della dinastia Seleucide nel 323 a.C.: divenne indipendente e sviluppò un proprio dialetto semitico e un proprio alfabeto. La città riuscì per un periodo a mantenere la sua indipendenza anche quando i romani fecero della Siria una loro provincia, prima di diventare il Regno Indipendente governato da Zenobia. Gli edifici più importanti di Palmira furono costruiti quasi interamente dai romani e dai loro alleati tra il primo e il terzo secolo d.C.: tra le altre cose i romani convertirono l’antichissimo santuario di Baal nel tempio di Giove, la divinità romana più simile a Baal (era una cosa che i romani facevano sempre, assimilare divinità locali a quelle romane). La città si sviluppò molto sotto i romani, prima di essere conquistata dagli arabi nel 634: da quel momento la sua importanza venne molto ridimensionata e Palmira andò in rovina.

Prima della conquista da parte dello Stato Islamico, due dei templi meglio conservati di Palmira erano quello di Baal – costruito nel 32 d.C. e di cui ancora era conservata la parte centrale e il colonnato esterno – e quello di Baalshamin, risalente a un secolo più tardi, più piccolo ma generalmente meglio conservato. Nell’estate del 2015 l’ISIS distrusse entrambi con delle cariche esplosive.

Molti reperti archeologici che si trovavano ancora a Palmira (tra cui circa 400 statue) sono state portate a Damasco dopo la riconquista di Palmira da parte delle forze di Assad, in modo da preservarle nel caso in cui lo Stato Islamico avesse ripreso il controllo della città. Nel maggio del 2016 nell’anfiteatro romano del sito archeologico aveva anche suonato un’orchestra russa, l’orchestra Mariinsky di San Pietroburgo.

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