Palmira (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 12 Dicembre 2016

L’ISIS ha riconquistato Palmira

Ed è una grande sconfitta per le forze alleate del regime di Bashar al Assad, che sono state costrette a ritirarsi in periferia

Palmira (LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Lo Stato Islamico (o ISIS) ha riconquistato Palmira, la città nel centro della della Siria famosa per il suo sito archeologico e per la storia della leggendaria regina Zenobia. Palmira era finita sotto il controllo dello Stato Islamico nel maggio 2015, ma quasi un anno dopo, a marzo di quest’anno, era stata riconquistata dal regime siriano con l’aiuto dei miliziani del gruppo sciita libanese Hezbollah e dei bombardamenti aerei russi. La riconquista di Palmira è un successo importante per lo Stato Islamico, che da mesi sta subendo sconfitte militari significative sia in Iraq che in Siria, e mostra anche un’altra cosa: che ad oggi il regime siriano sembra non avere più le forze per controllare territori molto ampi ed è difficile pensare che riuscirà in futuro a riconquistare tutto il territorio nazionale, come invece ha affermato il presidente Bashar al Assad in diverse occasioni.

PalmiraUn’immagine di Palmira tratta da un video di propaganda diffuso da Aamaq News Agency, l’agenzia di stampa dello Stato Islamico. Il video è stato diffuso l’11 dicembre.(Militant video via AP)

Mentre negli ultimi giorni i miliziani dello Stato Islamico avanzavano verso il centro di Palmira, i soldati siriani hanno cominciato a far esplodere i depositi di armi sotto il loro controllo, per evitare che finissero nelle mani degli estremisti. Le forze alleate del regime siriano si sono ritirate e si sono poi posizionate nella periferia della città, a Talal al Barazi, dove sembra che abbiano cominciato a prepararsi per un contrattacco. I pochi civili che erano tornati a Palmira dopo la riconquista della città da parte delle forze del regime sono stati allontanati di nuovo, in attesa che riprendano gli scontri tra le due fazioni.

Palmira è rilevante per diverse ragioni. Oltre alla sua importanza strategica e simbolica, è stata usata dal regime di Assad e dalla Russia come argomento per cercare di smentire l’Occidente: per diverso tempo giornalisti, analisti e governi occidentali hanno accusato i russi di essere intervenuti in Siria solo per garantire la sopravvivenza del governo siriano, e non per combattere contro lo Stato Islamico, come invece aveva affermato il governo russo. La riconquista di Palmira da parte delle forze alleate di Assad era stata l’unica importante vittoria dei russi contro lo Stato Islamico in Siria. Gli ultimi sviluppi militari mostrano anche che il regime di Assad potrebbe avere già raggiunto il suo massimo, in termini di estensione: ovvero potrebbe non essere in grado di garantire sicurezza e rifornimenti a quelle truppe che si trovano troppo lontane dal centro della guerra, che da mesi Assad sta combattendo nella zona di Aleppo. In altre parole, non sembra oggi realizzabile l’obiettivo dichiarato più volte e pubblicamente da Assad, cioè riportare tutta la Siria – compresi i territori ancora dei ribelli, dello Stato Islamico e dei curdi – sotto il suo controllo.