Hillary Clinton. (Drew Angerer/Getty Images)

La “pietra miliare” di Hillary Clinton

L'ha chiamata così lei: da stanotte per la prima volta uno dei grandi partiti politici americani candida una donna alla presidenza degli Stati Uniti

Hillary Clinton. (Drew Angerer/Getty Images)

Hillary Clinton sarà la candidata del Partito Democratico alle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti il prossimo 8 novembre: è la prima volta che uno dei due principali partiti politici statunitensi candida una donna alla presidenza, negli oltre 240 anni di storia del paese. Clinton ha raggiunto la maggioranza assoluta dei delegati eletti con le primarie e dei superdelegati – cioè dirigenti del partito – che voteranno alla convention di quest’estate e che la sceglieranno formalmente come candidata del partito.

La vittoria di Clinton delle primarie del partito era stata annunciata ufficiosamente prima dell’ultimo giorno di primarie, quando l’agenzia di stampa internazionale Associated Press aveva aggiornato i suoi conti sui delegati e i superdelegati comunicando che Clinton aveva già raggiunto la soglia necessaria ad avere la certezza della candidatura; la notizia era stata accolta con qualche imbarazzo dal comitato Clinton, che temeva avrebbe allontanato i suoi elettori dai seggi, e con rabbia dal comitato del suo sfidante, il senatore del Vermont Bernie Sanders, che ha accusato la stampa di dare per chiusa una gara ancora aperta.

In realtà da settimane una rimonta di Sanders era considerata molto improbabile da analisti ed esperti, e l’ultimo giorno di primarie lo ha confermato: Clinton è in larghissimo vantaggio in California (56 contro 43 per cento) quando lo scrutinio è quasi finito, e ha vinto largamente in New Jersey (63,3 contro 36,7 per cento), i due principali stati in cui si è votato martedì 7 giugno. Clinton ha vinto anche in New Mexico e in South Dakota, mentre ha perso in Montana e in North Dakota. Clinton ha chiuso le primarie avendo vinto 32 stati contro i 22 di Sanders e ottenendo 15 milioni di voti contro gli 11,8 di Sanders.

Hillary Clinton ha 68 anni ed è un personaggio di lunghissimo corso nella politica statunitense; in molti – tra cui il New York Times – l’hanno definita la persona con più esperienza che si sia mai candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Nel corso della sua carriera è stata avvocato, attivista per i diritti civili, first lady di Bill Clinton in Arkansas e poi alla Casa Bianca (e una first lady molto attiva politicamente, al punto da promuovere negli anni Novanta una riforma sanitaria), senatrice dello stato di New York eletta per due volte, segretario di Stato della prima amministrazione di Barack Obama. In mezzo era anche già stata una volta candidata alla presidenza degli Stati Uniti, nel 2008, quando perse a sorpresa proprio contro Obama.

Quella volta chiuse la sua campagna elettorale con un discorso che molti hanno ricordato stanotte, nel quale invitò più volte i suoi sostenitori a dare una mano a Obama e disse che purtroppo non era riuscita a sfondare il «soffitto di vetro» che spesso impedisce alle donne di emergere, ma che quel soffitto di vetro dopo le primarie aveva «18 milioni di crepe in più», facendo riferimento ai voti che aveva ottenuto. Nel discorso che ha pronunciato stanotte, Clinton ha fatto più volte riferimento a quanto fosse storica la sua vittoria.

Lo sfidante di Hillary Clinton, Bernie Sanders, nonostante tutto ha rivolto un discorso particolarmente combattivo ai suoi sostenitori: non ha ammesso la sconfitta, non si è congratulato con Hillary Clinton per la nomination, non ha interrotto i suoi sostenitori che hanno fatto “buuuu” quando l’ha citata e ha promesso di «portare avanti la nostra battaglia» alle ininfluenti primarie del 14 giugno nel District of Columbia e alla convention estiva. Nelle ultime settimane, anche a risultato compromesso, Sanders non ha ammorbidito i suoi toni contro Hillary Clinton e anzi ha accusato più volte il Partito Democratico – anche senza fondamento – di aver forzato le regole della competizione allo scopo di sfavorirlo. Una delle principali incertezze sul futuro della campagna elettorale statunitense riguarda proprio la capacità di Clinton di portare dalla sua parte i giovani e motivati sostenitori di Sanders, soprattutto qualora Sanders non dovesse darle un convinto sostegno. È probabile che Sanders discuta anche di questo con Barack Obama, quando lo incontrerà alla Casa Bianca giovedì; nei giorni seguenti si prevede che Obama annunci il suo sostegno per Hillary Clinton e cominci a fare campagna elettorale per lei.

In questi mesi Clinton ha avanzato e promosso riforme di grande continuità con quanto fatto e proposto da Barack Obama nei suoi sette anni alla presidenza degli Stati Uniti, seguendo i nuovi orientamenti dell’elettorato del Partito Democratico e quindi spostandosi a sinistra su molti temi rispetto alle cose che diceva negli anni Novanta: tra le altre cose Clinton ha proposto di aumentare il salario minimo, di aiutare e finanziare gli studenti che si indebitano con le banche per iscriversi all’università, di difendere ed espandere la riforma sanitaria di Barack Obama, di abbassare le tasse sulla classe media alzandole ai più ricchi, di eliminare le differenze di retribuzione tra uomini e donne. Alle primarie è stato determinante per lei il sostegno degli elettori delle cosiddette “minoranze etniche”, soprattutto afroamericani e latinoamericani, i due segmenti demografici più in espansione negli Stati Uniti, che l’hanno votata praticamente in massa. Dall’altra parte, però, ha mostrato di avere parecchi punti deboli: è ancora impopolare tra gli americani in generale, che secondo i sondaggi non la considerano abbastanza sincera e affidabile, e fa fatica a ottenere i consensi degli elettori più arrabbiati e delusi, che alle primarie le hanno preferito Sanders e a novembre potrebbero preferirle Trump.

Le prossime tappe della campagna elettorale statunitense sono le convention dei partiti: i Repubblicani dal 18 al 21 luglio a Cleveland, in Ohio; i Democratici dal 25 al 28 luglio a Philadelphia, in Pennsylvania. Prima delle convention Hillary Clinton e Donald Trump, che diverse settimane fa ha vinto le primarie del Partito Repubblicano, dovrebbero annunciare i nomi dei loro candidati alla vicepresidenza. Finita l’estate, poi, inizierà il periodo dei dibattiti televisivi: Clinton e Trump si confronteranno in tv il 26 settembre, il 9 ottobre e il 19 ottobre; i loro vice invece si confronteranno in tv il 4 ottobre.