Hillary Clinton a Los Angeles. (AP Photo/John Locher)

Hillary Clinton ha vinto le primarie?

Ancora prima che si votasse - stanotte - in California e New Jersey: Associated Press ha aggiornato i conti su delegati e superdelegati

Hillary Clinton a Los Angeles. (AP Photo/John Locher)

Hillary Clinton ha vinto le primarie del Partito Democratico statunitense, ottenendo la maggioranza assoluta tra i delegati e “superdelegati” che durante la convention di fine luglio a Philadelphia la indicheranno formalmente come candidata del partito alla presidenza degli Stati Uniti. La notizia non è arrivata in seguito a una vittoria elettorale – le ultime primarie si tengono oggi – ma è stata diffusa da Associated Press, sulla base di una revisione dei conti dei “superdelegati” – cioè le persone che partecipano alla convention di diritto, e possono votare chi vogliono a prescindere dall’esito delle primarie – che hanno fatto superare a Clinton la soglia dei 2.383 voti, cioè la maggioranza assoluta. Non si tratta di una notizia sorprendente, comunque: Clinton ha un vantaggio praticamente incolmabile su ogni ordine di misura (voti, stati vinti, delegati, “superdelegati”) e resterebbe in vantaggio anche cambiando il sistema elettorale.

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Lo sfidante di Hillary Clinton, il senatore del Vermont Bernie Sanders, ha contestato la decisione di Associated Press – che tiene conto affidabilmente dei dati delle primarie – e degli altri media statunitensi di dare per chiusa la partita, usando l’argomento che sostiene da settimane: dato che i “superdelegati” possono cambiare idea fino all’ultimo momento, cioè fino alla convention di fine luglio a Philadelphia, fino a quel momento non si può dire che Clinton abbia vinto le primarie.

L’argomento di Sanders però è scivoloso, e non solo perché nessuno lo ha mai usato in passato. Da una parte, Clinton è in largo vantaggio anche nei soli delegati eletti con le primarie; se invece per individuare la soglia da raggiungere si contano anche i “superdelegati”, perché escludere i “superdelegati” dai voti da contare per arrivare a quella soglia? Dall’altra parte, e questo è l’argomento politicamente più significativo, Sanders sta chiedendo quindi ai “superdelegati” di tradire la volontà degli elettori, invertire il risultato rispetto a quello stabilito dal voto e dare la vittoria a lui invece che a Clinton, nonostante Clinton abbia ottenuto più voti di lui. In generale, nelle ultime settimane più volte Sanders ha criticato la legittimità dell’elezione di Clinton, accusando il Partito Democratico – a volte senza fondamento – di averla favorita.

L’annuncio di Associated Press comunque probabilmente non aiuta nemmeno Hillary Clinton, che avrebbe preferito ottenere la matematica certezza della vittoria dopo le primarie di oggi in California, Montana, New Jersey, New Mexico, North Dakota e South Dakota, e invece così rischia che parte dei suoi elettori non vada a votare considerando il risultato acquisito. Clinton vincerebbe le primarie anche se dovesse perdere in tutti questi stati – il suo vantaggio su Sanders è molto più ampio di quello che ebbe Obama su di lei nel 2008 – ma chiudere con una sconfitta alimenterebbe i dubbi sulla forza della sua candidatura già circolati in questi mesi, e darebbe a Sanders un ottimo motivo per non ritirarsi e portare avanti la sua candidatura fino alla convention di quest’estate, nella speranza di convincere abbastanza “superdelegati” a cambiare idea e votare per lui.