Una pensionata fuori da una banca chiusa ad Atene, Grecia (AP Photo/Petros Giannakouris)

La vita in Grecia senza contanti

Dopo quattro giorni gli effetti dei prelievi limitati ai bancomat si fanno sentire, tra negozi chiusi e rifornimenti che non arrivano

Una pensionata fuori da una banca chiusa ad Atene, Grecia (AP Photo/Petros Giannakouris)

Per il quarto giorno consecutivo in Grecia le banche sono chiuse e i correntisti possono prelevare giornalmente un massimo di 60 euro agli sportelli bancomat – se trovano bancomat riforniti di denaro – mentre sono vietati i trasferimenti di soldi all’estero. I limiti al sistema bancario sono stati imposti dal governo greco in seguito al mancato accordo con i creditori internazionali, che hanno chiesto interventi strutturali e una riduzione della spesa pubblica prima di prestare nuovi fondi, per evitare di aggravare la crisi di liquidità delle banche con una “corsa agli sportelli”. Secondo fonti consultate dal Wall Street Journal, le banche in Grecia avrebbero ancora a disposizione circa 1 miliardo di euro in contanti; con l’attuale ritmo di prelievo ai bancomat, entro pochi giorni potrebbero non essere più in grado di fornire contante ai loro clienti.

I limiti ai prelievi e la chiusura delle banche imposti questa settimana iniziano ad avere effetti concreti sulla popolazione e sugli esercizi commerciali della Grecia. Ogni giorno agli sportelli bancomat ci sono lunghe code perché, potendo ritirare al massimo 60 euro al giorno, molti sono costretti a fare un prelievo quotidianamente per avere qualche soldo per fare la spesa o per mettere denaro da parte per pagare bollette e affitti. Le cose si complicano per i milioni di pensionati che non possiedono un bancomat e che di solito prelevano i soldi della pensione direttamente agli sportelli delle banche. Mercoledì il governo ha consentito ad alcune agenzie di aprire per permettere ai pensionati di ritirare parte della loro pensione, con un massimo per prelievo giornaliero di 130 euro: si sono formate grandi code e, in alcuni casi, i pensionati sono stati suddivisi in ordine alfabetico con i meno fortunati che potranno fare il primo prelievo solo alla fine della settimana.

La mancanza di contante sta avendo un impatto diretto nella vendita dei prodotti di consumo quotidiano, dicono i commercianti. Non tutti sono attrezzati per ricevere pagamenti con bancomat e carte di credito – in Grecia ci sono anche una patologica evasione fiscale e una scarsa abitudine a usare pagamenti elettronici se non per grandi somme – e in molti casi i clienti non possono pagare perché non hanno a disposizione contante a sufficienza. Ci sono seri problemi anche per i rifornimenti: mentre i supermercati delle grandi catene riescono ancora ad acquistare la merce da rivendere, i negozi più piccoli faticano a ottenere i prodotti dai fornitori, che vogliono essere pagati subito e possibilmente in contanti vista la difficoltà con cui si possono ottenere banconote nel paese; pochissimi danno la loro merce a credito, soprattutto se si tratta di prodotti importati dall’estero.

Meno denaro in circolazione significa anche meno possibilità di vendere, soprattutto se non si vendono beni di prima necessità. Molti negozianti non vedono clienti da giorni e tengono le loro botteghe chiuse, risparmiando almeno sulle spese di gestione. Il problema è che in molti casi non sanno quando potranno riaprire: l’incertezza è dovuta soprattutto al referendum di domenica, perché non è chiaro il suo esito né quale effetto potrà avere sull’economia della Grecia. Nessuno sa dire come e quando riapriranno le banche – il governo dice dopo il referendum, ma dipenderà anche dal suo esito – e se potranno continuare a utilizzare gli euro come valuta.

Il sistema bancario greco è nei guai seri, dicono osservatori e analisti, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di contante. Da mesi le banche non riescono a ottenere nuova liquidità dai mercati e, per rispondere alla domanda di contante, devono rivolgersi alla Banca Centrale Europea che fornisce prestiti di emergenza per permettere l’erogazione del denaro. Le cose hanno funzionato così per mesi, ma in seguito al fallimento degli ultimi negoziati, domenica scorsa la BCE ha chiuso le sue linee di credito di emergenza per le Grecia, e difficilmente le riaprirà in mancanza di un accordo credibile e praticabile tra il governo greco e i creditori internazionali (paesi dell’Eurozona e Fondo Monetario Internazionale in primo luogo).

Intanto le grandi aziende estere attive in Grecia studiano soluzioni alternative per venire incontro alle esigenze dei loro clienti. Viste le difficoltà a utilizzare bancomat e carte di credito, anche a causa di alcuni malfunzionamenti dei sistemi che li gestiscono, la compagnia aerea low cost Ryanair ha iniziato ad accettare pagamenti in contanti per i suoi biglietti nei principali aeroporti, come quello di Atene e quello di Salonicco. Altre aziende estere hanno deciso di pagare i loro dipendenti in contanti, organizzando se necessario viaggi dall’estero con alcuni loro rappresentanti per occuparsi dei pagamenti.

Anche se è molto difficile, la situazione per quanto riguarda il contante in Grecia non è ancora diventata critica perché negli ultimi mesi i greci hanno prelevato grandi quantità di denaro dai loro conti correnti, preoccupati che a un certo punto le banche non potessero più garantire i loro fondi. Alla fine di maggio la Banca Centrale Greca aveva erogato circa 45 miliardi di euro in banconote, 18 miliardi in più rispetto al solito, proprio per rispondere alla grande richiesta di contante. Non è però chiaro quanto di quel denaro sia ancora in circolazione nel paese e quanto sia stato spostato all’estero.

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