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  • mercoledì 11 Marzo 2015

Lo Utah vuole reintrodurre il plotone di esecuzione

Il boicottaggio delle case farmaceutiche contro chi applica la pena di morte sta spingendo gli stati americani a cercare alternative all'iniezione letale

Aggiornamento del 24 marzo – Il governatore dello Utah Gary Herbert ha firmato il progetto di legge che prevede di ricorrere alla fucilazione per eseguire le condanne a morte nel caso non siano disponibili i farmaci per l’iniezione letale. Lo Utah diventa così il primo stato degli Stati Uniti a utilizzare nuovamente i plotoni di esecuzione. Per il governatore si tratta di una misura «un po’ macabra», ma necessaria vista la sempre maggiore difficoltà a reperire sul mercato le sostanza utilizzate per le iniezioni.

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Lo Utah potrebbe diventare l’unico stato americano a utilizzare la fucilazione per l’esecuzione delle condanne a morte: martedì 10 marzo i senatori dello Utah hanno infatti approvato (con 18 voti a favore e 10 contrari) un progetto di legge che prevede di ricorrere al plotone di esecuzione «se le sostanze non sono in grado di portare avanti la pena di morte», nei casi in cui cioè i farmaci necessari per l’iniezione letale non siano disponibili 30 giorni prima della data fissata per l’esecuzione. Il progetto era già stato approvato alla Camera con 39 sì e 34 no: perché entri in vigore serve solo la firma del governatore Gary Herbert, repubblicano, che non ha ancora detto cosa intende fare.

Il promotore della proposta è il repubblicano Paul Ray, secondo il quale i plotoni di esecuzione «sono un’alternativa umana e veloce alle iniezioni letali». Lo Utah ha vietato la morte per fucilazione nel 2004, anche se i detenuti che erano già stati condannati a morte avevano potuto scegliere la modalità della loro esecuzione. L’ultima condanna a morte per fucilazione è avvenuta nello Utah nel 2010: Ronnie Lee Gardner, 49 anni, decise di essere fucilato nel carcere di Salt Lake City. La fucilazione aveva seguito un preciso rituale: il condannato era stato legato a una sedia, cinque volontari armati si erano posizionati a otto metri di distanza, solo uno di loro con l’arma caricata a salve. Un fazzoletto bianco era stato fissato all’altezza del cuore del detenuto, la testa gli era stata coperta con un cappuccio e poi erano partiti gli spari.

Diversi stati americani stanno cercando delle alternative alle iniezioni letali: una delle sostanze più utilizzate nelle iniezioni letali, il Pentobarbital, sta infatti diventando molto difficile da reperire. Si tratta di un barbiturico che si usa soprattutto per le eutanasie animali, ma anche per quelle umane (per esempio nei Paesi Bassi). Per anni il Pentobarbital è stato usato come componente principale per le iniezioni letali in diversi stati americani. Quando però la notizia dell’utilizzo della sostanza si è diffusa in Danimarca, dove ha sede il produttore, una campagna stampa ha spinto la società a bloccare tutte le vendite. Trovare sul mercato un fornitore alternativo della sostanza sembra essere complicato a causa del boicottaggio delle case farmaceutiche e gli stati che eseguono condanne a morte hanno cominciato passare a nuove misture che non si sono però rivelate affidabili. L’esecuzione della condanna a morte di Dennis McGuire in Ohio nel gennaio del 2014, durò per esempio 25 minuti: la sostanza utilizzata fu una mistura di midazolam e idromorfone. La stessa mistura ha causato effetti ancora più evidenti in almeno altre due condanne a morte negli ultimi tempi. In un caso, in Oklahoma, il condannato ha impiegato 43 minuti a morire, scalciando e facendo smorfie di dolore. In Arizona un’altra esecuzione di condanna a morte è durata quasi due ore.

Foto: la stanza utilizzata per l’esecuzione delle condanne a morte con il plotone di esecuzione nella prigione di stato di Draper, Utah, 18 giugno 2010 (AP Photo / Trent Nelson, Pool, File)