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  • giovedì 13 novembre 2014

La guerra “ibrida” in Ucraina continua

Armi e soldati russi senza segni di riconoscimento stanno arrivando a Donetsk e Luhansk, di nuovo: la tregua di fatto non è mai iniziata

Mercoledì 12 novembre la NATO ha detto che soldati ed equipaggiamenti militari russi stanno attraversando il confine tra Russia e Ucraina, in quella che sembra essere la fase preparatoria di una nuova operazione militare. La NATO in pratica ha confermato quello che gli ufficiali dell’esercito ucraino e gli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) vanno dicendo da qualche giorno: la tregua in vigore in Ucraina come minimo non funziona. La Russia non ha ritirato l’appoggio ai ribelli separatisti che controllano alcuni territori nell’est del paese. La guerra sta andando avanti.

Le accuse della NATO sono state smentite dal governo russo. Il presidente Vladimir Putin ha sempre negato una qualsiasi forma di partecipazione della Russia nella guerra per il controllo dell’Ucraina orientale, anche se nel corso degli ultimi mesi sono emerse molte e diverse prove a sostegno della dichiarazioni della NATO e del governo di Kiev (come le morti misteriose dei soldati russi nell’Ucraina dell’est, per esempio: un portavoce dell’esercito ucraino ha detto mercoledì a Kiev che la notte precedente cinque furgoni su cui erano stati caricati i corpi di soldati russi uccisi in Ucraina orientale sono tornati in Russia). La situazione in Ucraina sembrava essere leggermente migliorata dallo scorso settembre, quando il governo ucraino e una rappresentanza dei separatisti filorussi avevano sottoscritto una tregua. Fin da subito, comunque, era stato chiaro che la tregua non avrebbe fermato i combattimenti: nelle settimane successive le tensioni non erano affatto diminuite – gli iniziali litigi per il gas russo, la guerra all’aeroporto di Donetsk, le elezioni nelle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk – e ora sembrano essersi ulteriormente aggravate.

Nonostante l’attenzione della stampa internazionale riguardo la situazione in Ucraina sia progressivamente diminuita – i governi occidentali hanno cominciato a occuparsi di più di altre questioni, come lo Stato Islamico e l’epidemia di ebola – non sembra che siano stati fatti passi avanti significativi per mettere fine alla guerra, anzi. Le analogie tra quello che sta succedendo qui e quello che è successo in Crimea a inizio anno cominciano a essere piuttosto evidenti. Julia Ioffe e Linda Kinstler, due analiste esperte faccende russe, hanno sintetizzato così su The New Republic quello che sta succedendo in Ucraina orientale:

«L’Ucraina si sta lamentando di queste stesse incursioni russe nel suo territorio da giorni. E davvero, siete perdonati se avete perso il conto del numero di volte che è successa una cosa del genere: a partire da quando soldati russi senza segni di riconoscimento – chiamati anche “little green men”, i “piccoli uomini verdi” [per il fatto che indossano delle divise militari, ndr] – sono apparsi per la prima volta nella penisola ucraina conosciuta come Crimea, nel febbraio scorso. Da quando Putin ha lanciato la sua “guerra ibrida” contro l’Ucraina la scorsa primavera, il numero di questo tipo di incursioni è stato fluido e difficile da contare – è per questo che vengono usate queste incursioni. Per essere difficili da individuare, e – ancora più importante – da punire».

Uno dei problemi più grandi per il governo ucraino è la situazione del confine tra Russia e Ucraina, in prossimità dei territori ucraini controllati dai separatisti filorussi. Come ha detto Philip Breedlove, il generale statunitense che all’interno della NATO ricopre il ruolo di comandante supremo alleato in Europa, questo confine è “completamente poroso” e “del tutto aperto” (minuto 1:45 del video). In pratica, da qui la Russia può far passare armi e uomini senza alcun controllo del governo ucraino.

Intanto in diversi punti dell’Ucraina orientale i combattimenti proseguono a cadenza giornaliera: all’aeroporto di Donetsk, sull’autostrada di Debaltseve, a una centrale elettrica a nord di Luhansk, e sulla strada che collega il confine russo con il porto della città di Mariupol. Sembra però che nessuno voglia riconoscere il fallimento della tregua firmata a settembre: il presidente ucraino Poroshenko non vuole perdere di credibilità, dopo avere detto che sarebbe stato in grado di riportare le zone di guerra sotto il controllo del governo centrale. La Russia vuole evitare altre sanzioni economiche oltre a quelle che le sono già state imposte, e che stanno mettendo già in grave difficoltà la sua economia. I governi occidentali non vogliono essere costretti ad approvare nuove sanzioni, visti gli estesi interessi che diverse aziende europee e americane hanno sviluppato con la Russia. E sembrano sempre più restii a lasciarsi coinvolgere in una guerra che, come ha detto l’assistente segretario generale per gli affari politici delle Nazioni Unite Jens Anders Toyberg-Frandzen, potrebbe “protrarsi per molti anni o decenni a venire”.

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