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  • mercoledì 1 ottobre 2014

Gli scontri all’aeroporto di Donetsk

Sono i più violenti dall'inizio della tregua, un mese fa: intanto governo ucraino e ribelli continuano a combattere, e oggi sono morti altri sei civili

Nonostante una tregua in vigore da circa un mese, in Ucraina Orientale ribelli filorussi ed esercito ucraino continuano a farsi la guerra. Mercoledì primo ottobre ci sono stati degli scontri molto duri attorno all’aeroporto di Donetsk, città dell’Ucraina orientale considerata da diverso tempo la capitale dei separatisti: secondo Michael Birnbaum del Washington Post, si tratta degli scontri più violenti dall’inizio della tregua, il 5 settembre scorso.

L’aeroporto di Donetsk è una delle pochissime infrastrutture della città rimaste nelle mani dell’esercito ucraino: se i ribelli dovessero riuscire a conquistarlo, l’aeroporto potrebbe diventare uno strumento in più per far arrivare i rifornimenti nel territorio dei separatisti. La perdita dell’aeroporto sarebbe al contempo un grave colpo per il governo di Kiev, che lo scorso maggio ha combattuto a lungo per non perderne il controllo (in quei giorni di battaglia, tra le altre cose, rimasero uccisi diversi soldati). Secondo alcuni testimoni locali, l’aeroporto è stato per tutto il giorno sotto “bombardamento pesante” e almeno sei civili sono stati uccisi nel corso degli scontri: una bomba ha colpito un minibus che stava passando nei pressi dell’aeroporto, mentre un’altra ha colpito una scuola (un giornalista di Associated Press che ha visitato la scuola ha detto di avere visto tre corpi). L’esercito ucraino ha negato di avere sparato contro la scuola e il minibus.

Il 20 settembre scorso i delegati del governo ucraino e i rappresentanti dei ribelli filo-russi avevano detto di avere trovato un accordo preliminare per mettere fine agli scontri in Ucraina orientale (l’accordo seguiva la prima tregua, del 5 settembre). Il piano – che tra le altre cose prevedeva la creazione di una zona cuscinetto tra militari e ribelli e l’inizio di una missione di monitoraggio dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) – doveva servire per rendere più semplice la discussione di un accordo di pace definitivo. Per ora, comunque, sembra che nessuna delle due parti abbia intenzione di rispettare effettivamente la tregua e le altre condizioni che erano state poste, come lo scambio di prigionieri e il riconoscimento di una maggiore autonomia per i territori controllati dai ribelli.

D’altra parte sembra che il conflitto stia andando avanti a bassa intensità. Dopo le grandi perdite subite dall’esercito ucraino lo scorso agosto, quando carri armati e altri equipaggiamenti militari erano arrivati dalla Russia ai ribelli, è sembrato che il governo di Kiev non volesse più aumentare l’intensità degli scontri. Un numero elevato di morti tra i soldati ucraini, scrive il Washington Post, potrebbe mettere sotto pressione il presidente ucraino Petro Poroshenko spingendolo a prendere posizioni più dure nei confronti dei ribelli. In alcuni sondaggi che si stanno tenendo in vista delle elezioni parlamentari fissate per il 26 ottobre, i partiti nazionalisti più inclini a uno scontro coi ribelli stanno guadagnando punti.

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