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  • domenica 14 settembre 2014

Le morti misteriose dei soldati russi

Sono decine, racconta Reuters, e alle famiglie dei militari non è stato spiegato come è successo: è l'ultima di una serie di prove del coinvolgimento dell'esercito russo in Ucraina

Secondo un’inchiesta pubblicata venerdì 12 settembre dall’agenzia di stampa Reuters, nelle ultime settimane decine di soldati dell’esercito regolare russo sono morti in Ucraina orientale mentre combattevano a fianco ai ribelli filo-russi in una guerra nella quale il governo del presidente Vladimir Putin ha più volte negato di avere un qualunque coinvolgimento. Da circa due settimane in Ucraina orientale è in corso una tregua che ha interrotto i combattimenti cominciati lo scorso aprile: il governo ucraino è stato costretto ad accettarla dopo un’offensiva dei ribelli filo-russi che molti osservatori ritengono sia stata appoggiata da militari russi (almeno tremila secondo la NATO).

Nella sua inchiesta, Reuters racconta diverse storie di soldati russi rimasti uccisi in Ucraina orientale. Anton Tumanov, per esempio, era un soldato russo di 20 anni di stanza in Cecenia, nella parte settentrionale del Caucaso. Lo scorso mese, sua madre Yelena ha ricevuto la notizia della morte del figlio. I documenti ufficiali dicono che Anton sia morto in seguito a una ferita da schegge. In nessuna parte del documento, tuttavia, c’è scritto in che luogo Anton sia rimasto ferito, e in che modo sia stato colpito da schegge di granata. Reuters non è riuscita ad intervistare Yelena, ma alcuni operatori che lavorano nel Consiglio per i diritti umani della presidenza russa hanno intervistato circa dieci soldati che facevano parte della sua unità.

Secondo i suoi compagni, Anton è morto il 13 agosto scorso in una battaglia avvenuta in territorio ucraino. Nello scontro sono morti più di cento militari russi, tutti appartenenti alla 18esima brigata di fucilieri motorizzati che ufficialmente si trova ancora a Grozny, in Cecenia. Quello della 18esima brigata non è un caso isolato, dice Reuters. A Pskov, una città della Russia occidentale dove è stanziata una divisione di paracadutisti, nelle ultime settimane si sono celebrati molti funerali di soldati giovanissimi. Un politico locale ha raccontato di essere stato picchiato mentre cercava di avvicinarsi a uno di questi funerali. Lo scorso 21 agosto, un giornalista ucraino ha fotografato sul luogo di uno scontro tra ribelli ed esercito ucraino un passaporto che proveniva proprio dalla regione di Pskov. Il passaporto si trovava vicino a un manuale delle truppe paracadutate russe.

L’inchiesta di Reuters è soltanto l’ultima di una serie di prove molto convincenti che sostengono che la Russia ha appoggiato i ribelli filo-russi non solo con l’invio di armi, munizioni e volontari, ma anche con l’impegno diretto delle sue truppe. I primi forti sospetti di un coinvolgimento russo sono emersi con l’abbattimento del volo MH17 – l’aereo della Malaysia Airlines abbattuto lo scorso 17 luglio mentre viaggiava da Amsterdam (Olanda) verso Kuala Lumpur (Malesia). A quanto pare, il volo è stato abbattuto da un missile BUK, un tipo di equipaggiamento posseduto dai ribelli, dall’esercito ucraino e da quello russo. Una serie di fotografie, analizzate dal blogger Brown Moses, mostrano un BUK dei ribelli vicino al luogo dell’abbattimento nelle ore in cui è precipitato l’aereo: inoltre, in una foto si vede chiaramente che pochi minuti dopo l’abbattimento il sistema ha un missile in meno. In molti ritengono che il sistema nelle mani dei ribelli sia stato fornito dalla Russia, anche se non si può escludere del tutto che sia stato catturato all’esercito ucraino.

Verso la fine di luglio l’esercito ucraino ha accusato la Russia di aver bombardato le sue posizioni per impedirgli di isolare i ribelli ucraini e tagliare i collegamenti con il territorio russo. Nei giorni successivi la NATO ha pubblicato una serie di foto satellitari che sembrano confermare queste accuse. Nelle fotografie è possibile vedere cannoni semoventi e lanciamissili oltre il confine russo e crateri e altri segni di esplosioni poco lontano, oltre il confine ucraino. Le prove più convincenti, però, sono state fornite dagli stessi soldati russi. Alcuni hanno scritto apertamente sui social network di aver sparato verso l’Ucraina o di trovarsi in Ucraina. Altri ancora non lo hanno specificato, ma si sono fatti tradire dalla geolocalizzazione automatica dei loro profili.

Il caso più eclatante, però, è probabilmente la cattura di dieci soldati russi in Ucraina ad oltre venti chilometri di distanza dal confine russo. Il governo russo ha spiegato che i dieci soldati si erano persi e avevano varcato per errore il confine ucraino. La spiegazione è particolarmente improbabile non solo perché i soldati sono stati catturati a dieci chilometri dal confine, ma anche perché è difficile scambiare l’Ucraina per la Russia. I cartelli stradali sono scritti in una versione dell’alfabeto cirillico abbastanza diversa da quella dell’alfabeto russo.

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