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  • venerdì 1 agosto 2014

I soldati russi in Ucraina traditi dai selfie?

Le fotografie pubblicate dai soldati sui social network sembrano smentire la Russia, quando dice di non avere mandato militari in Ucraina

Mercoledì 30 luglio il quotidiano russo Izvestija ha scritto che Vadim Solovyev, deputato della Camera bassa del parlamento della Russia (la Duma), sta preparando un disegno di legge per limitare l’uso dei social network da parte dei militari russi. In particolare la nuova legge dovrebbe vietare ai soldati di postare qualsiasi foto che ritragga equipaggiamento militare o armi, e che «potrebbe essere usata dai media occidentali per provocare» la Russia. L’iniziativa russa potrebbe essere legata a una serie di post che sono stati molto ripresi e diffusi in rete, e che mostrano soldati russi armati al confine tra Russia e Ucraina o all’interno del territorio ucraino: si tratta di informazioni molto importanti, visto che nonostante moltissime prove e testimonianze il governo russo ha sempre negato di avere suoi uomini in territorio ucraino, incluso nelle zone dell’est controllate dai separatisti filo-russi.

La scorsa settimana, per esempio, il soldato russo Vadim Grigoryev ha pubblicato sulla sua pagina Vkontakte – un popolare social network russo – una fotografia di due cannoni posizionati in un campo aperto, con scritto: «Abbiamo sparato verso l’Ucraina tutta la notte». Quando il post ha cominciato a circolare molto online, Grigoryev prima ha tolto la parola “Ucraina” dalla descrizione della foto, poi ha cancellato il post, poi ha reso inaccessibile il suo profilo (che è stato recuperato però da un altro utente, che lo ha ripubblicato sulla sua pagina Vkontakte).

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Alcuni utenti di Twitter hanno usato il servizio Peeep.us per recuperare una copia completa dell’account Vkontakte di Grigoryev, prima che cominciasse a modificare altri suoi post. La copia, che è visibile qui, mostra alcune foto di Grigoryev e di altri suoi commilitoni al confine tra la Russia e l’Ucraina. Sotto una di queste foto c’è scritto «Siamo qui da due settimane ormai, senza lavarci, al confine con l’Ucraina». Il giorno dopo avere cancellato il suo post da Vkontakte, Grigoryev ha spiegato a una televisione russa di non essere stato lui a postare quella foto (qui il video in russo del servizio televisivo): «È la prima volta che sento questa cosa. Non saprei… Sono andato su Vkontakte forse un mese fa. È passato molto tempo. […] Forse lo hanno hackerato. Ho sentito che qualche volta succede».

Max Seddon, giornalista di Buzzfeed ed esperto di politica ucraina e russa, ha ripreso alcuni post pubblicati su Instagram dall’utente Sanya Sotkin, soldato russo di 24 anni che dice di essere uno specialista delle comunicazioni di stanza vicino al confine ucraino. Dopo avere pubblicato una sua foto il 23 giugno da una base militare nel sud della Russia, Sotkin ha postato su Instagram un’altra serie di foto dal villaggio di Krasna Talychka, che si trova nella zona dell’Ucraina orientale controllata dai separatisti filo-russi (Instagram permette di “geotaggare” le foto, quindi di associare per ogni foto il posto dove è stata scattata). Come scrive Seddon, non è chiaro cosa Sotkin stesse facendo in Ucraina: il 3 luglio comunque Sotkin ha pubblicato un’altra foto, che lo mostra all’interno di un veicolo che sembra di tipo militare, con la frase: «La popolazione locale sta organizzando un concerto, ma qualcuno di noi è di guardia».

La mattina del 5 luglio Sotkin ha pubblicato un’altra foto dal villaggio di Krasnyi Derkul, in territorio ucraino al confine con la Russia. In quei giorni i militari ucraini stavano accusando i ribelli russi di lanciare colpi di mortaio alle loro postazioni militari di confine: i colpi sarebbero partiti proprio da quella zona.

Domenica 13 luglio Sotkin ha postato un’altra foto in cui dice di stare lavorando a un “Buk”, che è il nome del tipo di sistema missilistico che il governo ucraino e gli Stati Uniti sostengono sia stato usato giovedì 17 per abbattere il volo MH17 nei pressi di Grabovo, in Ucraina orientale. Assieme alla foto, Sotkin ha scritto: «Perdere tempo, lavorare su un buk, ascoltare della musica, praticamente una buona domenica».

Per usare un Buk i ribelli avrebbero dovuto possedere uno specialista in comunicazioni come Sotkin, in modo da maneggiare la sofisticata stazione radar che può essere collocata da qualche parte in maniera indipendente rispetto al sistema di lancio del missile (il radar è quello che permette ai missili di “agganciare” il bersaglio). Detto questo, non ci sono prove inconfutabili che i ribelli avessero tra le mani un sistema missilistico Buk – anche se ci sono diverse prove emerse negli ultimi giorni che sembrano confermarlo, tra cui un’intervista di un comandante separatista data a Reuters – come non ci sono altri elementi che collegano Sotkin all’abbattimento del volo MH17.

Il sito russo TJournal ha fatto una sintesi che ricostruisce il movimento di alcuni soldati russi al confine con l’Ucraina usando le informazioni e le foto pubblicate sui social network. Tra queste c’è anche una foto recuperata dalla giornalista di BBC Ukraine Myroslava Petsa dal profilo Vkontakte di un altro soldato russo, Mikhail Chugunov, in un post dello scorso 11 luglio che poi è stato cancellato. La foto mostra dei veicoli militari incolonnati e il testo dice: «Con i Grad verso l’Ucraina». I Grad sono missili di fabbricazione russa in dotazione anche all’esercito ucraino, che negli ultimi giorni sono stati lanciati in diversi punti dell’Ucraina orientale, probabilmente da entrambe le parti (l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha accusato il governo ucraino di averli usati contro le città ucraine dell’est, uccidendo anche diversi civili).

Secondo il sito Global Voice, nei commenti del post Chugunov ha ribadito che stava andando in Ucraina con i missili Grad. Anche la giornalista Olga Tokariuk ha pubblicato su Twitter alcune immagini simili riprese da altri account attribuiti a soldati russi.

Come hanno fatto notare alcuni giornalisti e commentatori, i post e le foto sui social network devono essere prese con grande cautela. Non ci sono prove per esempio che siano state postati direttamente da quell’utente, o che quell’account appartenga effettivamente alla persona a cui è attribuito. I selfie di Sotkin, per esempio, non lasciano intravedere molto di quello che gli sta attorno, tanto meno mostrano troppi dettagli del veicolo in cui si trova o il sistema Buk a cui sembra riferirsi in uno dei suoi post. Non mostrano nemmeno altra gente, altri soldati russi o persone che abitano uno dei villaggi che la sua mappa su Instagram dice che ha visitato. Il giornalista e critico d’arte britannico Jonathan Jones ha scritto sul Guardian: «Questi selfie non sono una prova. Sono arte».