BP rischia un’altra multa enorme

Per il disastro della perdita di petrolio nel Golfo del Messico nel 2010: è stata condannata per "grave negligenza" e rischia di dover pagare fino a 18 miliardi di dollari

Il giudice distrettuale degli Stati Uniti Carl Barbier ha condannato per «grave negligenza» la società petrolifera BP (ex British Petroleum) per l’esplosione avvenuta nel 2010 nel Golfo del Messico sulla piattaforma Deepwater Horizon, al largo della Louisiana, che causò la morte di 11 persone e determinò quello che a oggi viene definito il più grave disastro ambientale nella storia statunitense. BP rischia ora di dover pagare una multa fino a 18 miliardi di dollari, molto più dei 3,5 che aveva messo da parte in previsione di una condanna. Il Clean Water Act (la legge federale USA sull’inquinamento delle acque) autorizza infatti il governo degli Stati Uniti a multare una società di 1.100 dollari per ogni barile di petrolio che versa in mare e fino a 4.300 dollari per barile in caso di negligenza. La stima esatta dei barili non è stata ancora stabilita: secondo gli esperti governativi tra aprile e luglio furono riversati circa 4,2 milioni di barili, mentre le stime di BP parlano di 2,4 milioni. L’ammontare della multa dipenderà anche da quale cifra verrà tenuta in considerazione dal giudice e sarà stabilita il prossimo gennaio.

L’azienda ha già pagato più di 27 miliardi di dollari per compensi e costi di pulizia dichiarandosi anche colpevole di omicidio colposo e altre accuse e pagando altri 4,5 miliardi di dollari: inoltre è coinvolta tuttora in migliaia di cause intentate sopratutto da pescatori, albergatori, gestori di locali o spiagge che la accusano di aver procurato un danno economico ai loro affari. La società ha però sempre sostenuto di non essere la principale responsabile dell’incidente, e che Halliburton (la multinazionale che si occupava della cementificazione del pozzo di trivellazione) e Transocean (la proprietaria della piattaforma affittata da BP) avrebbero dovuto assumersi la maggior parte della colpa.

L’accusa di BP si riferisce a una gettata di cemento che collegava il pozzo petrolifero a circa 160 chilometri dalla costa al fondo dell’oceano e la fuoriuscita di petrolio sarebbe da imputare principalmente alla fragilità di questo collegamento. Ieri, il giudice federale ha respinto questi argomenti, sostenendo che BP era la principale responsabile e che ha agito con «imprudenza» e «disprezzo consapevole di fronte a rischi già noti». Il giudice ha attribuito il 67 per cento della colpa a BP, il 30 per cento a Transocean e il 3 per cento ad Halliburton.

La negligenza è legata al fatto di aver riparato in modo affrettato un’infiltrazione nel rivestimento del pozzo e di non aver interpretato in modo corretto i test che invece avrebbero potuto confermare che c’erano dei problemi. L’interpretazione dei test è stata «condizionata principalmente dal desiderio di risparmiare tempo e denaro, invece che dal fatto di garantire che il bene fosse sicuro», ha detto il giudice spiegando anche che questo ha portato a «una catena di fallimenti» che si è conclusa con l’esplosione e la fuoriuscita del petrolio.

Nella sua sentenza di 153 pagine, il giudice ha anche considerato centrale un episodio: circa 40 minuti prima dell’esplosione c’era stata una telefonata tra un dipendente di BP sulla piattaforma e un ingegnere a Houston in cui i due discutevano i risultati di un test di pressione che avrebbe dovuto portare a un rapido intervento per prevenire uno scoppio imminente. BP non ha però menzionato questa conversazione nel suo rapporto, e l’omissione è stata giudicata sospetta. In una nota pubblicata dopo la sentenza, BP ha dichiarato di essere «in disaccordo con la decisione» del giudice e ha dichiarato che presenterà ricorso alla Corte d’appello. Dopo la sentenza, le azioni del gruppo sono scese del 6 per cento e nell’ultimo anno BP ha dovuto vendere parte dei suoi beni per far fronte alle conseguenze legali dell’esplosione. Diversi analisti sostengono comunque che BP dovrebbe essere in grado di sostenere il pagamento di 18 miliardi dollari senza ulteriori vendite o tagli e che molto probabilmente la multa non raggiungerà quella cifra.

(Tutte le colpe della BP)

Il 20 aprile del 2010 vi fu un’esplosione sulla piattaforma Deepwater Horizon gestita dalla società petrolifera British Petroleum (BP), durante la realizzazione di un pozzo a 1.500 metri di profondità a circa 50 miglia di distanza dalle coste della Louisiana. Nell’incidente morirono 11 persone che stavano lavorando sulla piattaforma e per cento giorni proseguì lo sversamento di enormi di quantità di petrolio nel mare. La chiazza nel Golfo del Messico galleggiò per settimane raggiungendo le aree costiere della Louisiana. Causò danni ai fondali, mise in pericolo migliaia di specie marine e impedì ai pescatori della Louisiana di uscire in mare per la pesca per mesi. I danni causati dal petrolio ai fondali e a migliaia di specie marine sono ancora per buona parte incalcolabili e oggetto tuttora di numerosi studi.