Quale paese crescerà di più nel 2013?

E quale di meno? Le risposte, non scontate, in un grafico dell'Economist (la Cina non è nemmeno nei primi cinque)

La recente approvazione negli Stati Uniti dei provvedimenti per evitare il cosiddetto “fiscal cliff”, che avrebbe causato enormi tagli alla spesa pubblica e a un aumento indiscriminato delle imposte, ha portato per qualche giorno nuovo ottimismo sui mercati finanziari, ma non ha rimosso del tutto la diffidenza degli investitori nei confronti dei paesi in difficoltà economica. Il 2013 da poco iniziato sarà ancora un anno molto difficile, soprattutto in Europa e per quegli stati che hanno dovuto richiedere aiuti economici o che hanno dovuto applicare rigide e severe misure di austerità per ridurre il loro indebitamento.

Secondo l’Economist Intelligence Unit (EIU), la società indipendente che fa parte del gruppo editoriale dell’Economist, molte economie europee proseguiranno lungo la strada del declino anche nel 2013. Il paese messo peggio di tutti continuerà a essere la Grecia, seguito dal Portogallo e della Spagna. Nel complesso, l’intera area dell’euro sarà ancora interessata da un periodo di contrazione economica, che riguarderà in maniera sensibile anche il nostro paese. Il ritorno alla crescita secondo l’EIU per noi è ancora lontano, mentre in altre parti del mondo ci saranno notevoli progressi economici.

Come mostra il grafico, che indica il cambiamento previsto del prodotto interno lordo (PIL) nel 2013 rispetto al 2012, gli esperti dell’EIU prevedono che il paese a crescere maggiormente sarà Macao con un cambiamento in positivo di oltre il 14 per cento. Seguono la Mongolia, la Libia, e poi il Gambia e l’Angola al 9 per cento circa. La Cina avrà una crescita stimata intorno all’8 per cento, ma il dato potrebbe essere superiore se le cose dovessero andare meglio del previsto in altre parti del mondo. Il paese avrà una crescita comparabile a quella del Bhutan, di Timor Est, dell’Iraq e del Mozambico.

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