Volkswagen dimezzerà il numero dei suoi modelli di auto
A causa della crisi che attraversa e per ridurre i costi: non sono state date invece indicazioni sui futuri licenziamenti
- Condividi
- X
- Regala il Post

Il gruppo automobilistico Volkswagen ha annunciato giovedì che ridurrà fino alla metà il numero dei modelli di auto che produce, con l’obiettivo di ridurre i costi, rispondere alla crisi aziendale e tornare competitivo. L’annuncio è arrivato al termine di una riunione del Consiglio di sorveglianza, l’organo che vigila sull’operato dell’amministratore delegato e dei più importanti dirigenti, composto per metà dai rappresentanti dei lavoratori e per metà da quelli degli azionisti.
Non sono state date indicazioni sul numero di persone che potrebbero perdere il lavoro nei prossimi mesi e anni: da settimane circolano stime che parlano di una riduzione della forza lavoro di 100mila persone e della possibile chiusura di almeno quattro stabilimenti in Germania.
Prima e dopo la riunione del Consiglio di sorveglianza ci sono state proteste in 18 sedi tedesche dell’azienda, che ha oltre 250mila dipendenti in Germania, 650mila nel mondo e da cui dipendono oltre 3 milioni di lavoratori, compreso l’indotto.

Una protesta del sindacato IG Metall a Wolfsburg, il 9 luglio 2026 (Lisi Niesner/Pool Photo via AP)
Da tempo Volkswagen è in una crisi – i ricavi e i profitti si sono ridotti – causata soprattutto dalla difficoltà ad adattarsi al nuovo mercato mondiale e al passaggio dalle auto a benzina e gasolio a quelle elettriche. Sta subendo soprattutto la concorrenza delle aziende cinesi come BYD e Geely, che presentano sul mercato auto di livello simile a prezzi notevolmente inferiori e che stanno quindi erodendo le quote di mercato di Volkswagen sia in Europa che in Cina (un mercato importante per il gruppo tedesco).
Il gruppo Volkswagen ha 111 stabilimenti produttivi in cinque diversi continenti (tranne l’Australia) e possiede molti marchi come Audi, Porsche, Skoda, Seat, Lamborghini, Cupra e Bentley. Alcuni di questi marchi producono molti modelli, spesso simili ma con parecchie possibilità di allestimenti diversi. Sono opzioni che aumentano i costi e la complessità dei processi produttivi.
Al termine di una riunione che è stata descritta dai media tedeschi come «molto animata», il Consiglio di sorveglianza ha approvato la decisione del Consiglio di amministrazione di ridurre del 50 per cento il numero dei modelli del gruppo (ora circa 150) e di limitare in modo anche più drastico le possibilità di varianti di equipaggiamento, per raggiungere una riduzione della complessità della sua offerta del 75 per cento.
Secondo i piani aziendali questo dovrebbe ridurre i costi e migliorare i conti economici: nel primo trimestre del 2026 gli utili della società sono calati del 28 per cento, fino alla cifra di 1,6 miliardi di euro, e le vendite sono calate del 2 per cento. Sulla riduzione degli utili hanno pesato anche i dazi del 25 per cento imposti da Trump sulle auto prodotte all’estero: soprattutto per marchi di lusso come Porsche e Lamborghini quello statunitense è un mercato rilevante.
Volkswagen ha anche annunciato di voler produrre 9 milioni di auto l’anno: erano 12 prima della pandemia da Covid-19, e 10 fino al 2025. È una decisione che si porterà dietro anche una riduzione del numero dei lavoratori e degli stabilimenti. Non ci sono state indicazioni certe, ma Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen, ha confermato la necessità di «eliminare la capacità in eccesso».

Lo stabilimento di Zwickau, in Germania, il 9 luglio 2026 (Jan Woitas/dpa via AP)
Da tempo media tedeschi e internazionali parlano di un piano che potrebbe portare alla chiusura degli stabilimenti tedeschi di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm e di una riduzione del numero dei dipendenti fra i 50mila e i 100mila, fra licenziamenti e prepensionamenti. IG Metall, il principale sindacato tedesco del settore, ha protestato per la mancanza di informazioni sul futuro dei lavoratori prima della pausa estiva.
Le difficoltà di Volkswagen sono condivise con la maggior parte dei produttori europei di auto, primo tra tutti Stellantis, la società nata dalla fusione tra la francese PSA e l’italo-statunitense FCA, che in Italia ha ridotto parecchio la sua produzione e ha messo in cassa integrazione migliaia di lavoratori.
La crisi e un possibile ridimensionamento di Volkswagen sono un problema politico in Germania per le dimensioni dell’azienda e per la sua centralità nel sistema industriale tedesco. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto favorevole ad allentare alcune regole dell’Unione Europea che impediscono sussidi di stato alle aziende private e il suo governo ha detto di voler evitare la chiusura di stabilimenti in Germania.
– Leggi anche: Per Volkswagen le cose continuano ad andare male



