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  • lunedì 1 ottobre 2012

Le elezioni in Venezuela

Il punto sui due avversari, con Chavez che rischia, tre morti nel weekend e una settimana al voto

Il prossimo 7 ottobre si svolgeranno in Venezuela le elezioni presidenziali. Ieri, più di 100mila persone si sono riunite nella capitale Caracas per manifestare il loro sostegno al candidato di centrodestra Henrique Capriles, lo sfidante del presidente Hugo Chávez. Capriles ha iniziato il suo discorso in piazza chiedendo giustizia per i tre attivisti politici suoi sostenitori uccisi il giorno prima nello stato di Barinas (inizialmente erano stati segnalati solo due morti): «Voglio dire alle loro famiglie che il 7 ottobre vinceremo sulla violenza». Gli omicidi di ieri (per i quali, secondo quanto ha riferito il ministro della Giustizia Tareck El Aissami sarebbe stato arrestato un sospetto) non sono però l’unico episodio di violenza che si è verificato durante la campagna elettorale: all’inizio di settembre, ad esempio, c’era stata una sparatoria tra due gruppi di sostenitori, in seguito alla quale erano rimaste ferite quattro persone.

L’attuale presidente Hugo Chávez
Hugo Chávez è nato nel 1954 e dopo aver tentato un colpo di stato militare nel 1992 (per il cui fallimento rimase in carcere due anni) vinse le elezioni presidenziali nel 1998 e fu riconfermato nel 2000 e nel 2006. Nel giugno 2012, nonostante le condizioni di salute Chávez con il Polo Patriótico, ossia la coalizione di sinistra al potere guidata dal Partito Socialista Unito del Venezuela, si è ripresentato alle presidenziali e se dovesse vincere nuovamente governerebbe per una quarta volta, cioè fino al 2019. Durante i suoi mandati ha avviato una serie di riforme populiste cercando di portare il Venezuela verso un’economia di tipo socialista legata al modello cubano. Sul piano internazionale, inoltre, ha assunto posizioni critiche verso gli USA.

Lo slogan elettorale delle attuali elezioni è Chávez corazón de mi patria “Chávez cuore della mia patria”, che riprende il simbolo dei manifesti, un cuore con i colori della bandiera nazionale. La sua campagna elettorale è iniziata il primo luglio, a 100 giorni esatti dal voto con una lunga parata di 18 chilometri dalla città di Mariara fino a Maracay: «Nei prossimi 100 giorni, si decideranno i prossimi 100 anni del Venezuela. Una rivoluzione non si misura in un anno o in dieci, ma nei secoli» ha dichiarato Chávez. Chávez si è affidato al “plan 1×10″, progetto di campagna elettorale in base al quale circa un milione di attivisti si sono impegnati a portare alle urne ciascuno dieci elettori dando trasporto e assistenza ad anziani e disabili.

Il candidato dell’opposizione Henrique Capriles Radonski 
A sfidare Hugo Chávez alle presidenziali sarà Henrique Capriles Radonski, a capo della Mesa de la Unidad Democrática (MUD), una coalizione di opposizione che unisce liste di varia natura politica, dai liberali al socialdemocratici, fino ai centristi. Nel suo programma (“Petròleo para el progresso) Capriles ha promesso di aumentare i guadagni sulla vendita del petrolio, che poi saranno utilizzati per sviluppare programmi a carattere sociale, primo fra tutti il “Plan Hambre Cero”, che prevede di investire le risorse per aiutare i cittadini piuttosto che per comperare armi e carri armati. La questione del petrolio in Venezuela è di primaria importanza: la Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA), la compagnia petrolifera statale, è il quinto esportatore al mondo.

Henrique Capriles dice di essere a favore degli investimenti di Chávez nell’istruzione e nella sanità pubblica ma si oppone alle nazionalizzazioni forzate, che secondo lui limitano lo sviluppo del Venezuela. Capriles ha organizzato la propria campagna elettorale “casa por casa”, viaggiando da un estremo all’altro del paese e creando un “contatto personale” con il suo elettorato: «Il mio impegno è quello di raggiungere le persone più dimenticate», ha spiegato.

Un nuovo sistema elettorale
Nelle prossime elezioni presidenziali sarà utilizzato un nuovo sistema di voto. Prima di dare la preferenza per uno dei due candidati, infatti, gli elettori e le elettrici dovranno lasciare le loro impronte digitali che in Venezuela ogni persona deve registrare in un database del governo quando richiede la carta d’identità. Il nuovo sistema è stato voluto soprattutto dal partito di Chávez, mentre la maggior parte dei rappresentanti dell’opposizione sostiene che il voto elettronico serve a intimidire gli elettori.

Entrambi i candidati dicono di essere in vantaggio nei sondaggi. E quello sui numeri non è l’unico argomento di disaccordo tra i due. La campagna elettorale si sta svolgendo infatti tra litigi e insulti, anche su Twitter (lo scorso 2 giugno Chávez ha regalato una casa al suo tremilionesimo follower). Il presidente venezuelano ha inoltre accusato Capriles di aver fatto parte da giovane di un’associazione neo nazista. Capriles, da parte sua, di famiglia ebrea con origini olandesi da parte di padre e russo-polacche da parte di madre ha dichiarato che Chávez parla senza avere idea di che cosa siano stati il fascismo e il nazismo. L’ultima discussione tra i due è nata per un cappellino da baseball con i colori della bandiera nazionale che Capriles indossa spesso durante i comizi elettorali e che viola la regola che proibisce l’uso dei colori della bandiera per la campagna elettorale. Capriles ha continuato a indossare il cappellino, ma al rovescio.

La campagna elettorale in Venezuela

 

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