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  • mercoledì 8 agosto 2012

La campagna elettorale in Venezuela

A ottobre ci saranno le presidenziali: Chávez e il candidato dell'opposizione Capriles litigano su qualsiasi argomento, dai cappellini al voto elettronico

Il presidente del Venezuela Hugo Chávez ha regalato a Ruben Limardo, lo schermidore venezuelano ritornato dalle Olimpiadi di Londra con un oro, una replica della spada dell’eroe dell’indipendenza sudamericana Simon Bolivar. Al rientro in patria Limardo è stato accolto come un eroe: il Venezuela non vinceva un oro da 44 anni, da quando il pugile Francisco “Morochito” Rodriguez trionfò nella categoria pesi mosca nel 1968 a Città del Messico. La spada, come riportato dalla stampa internazionale, è in oro, con più di mille diamanti, rubini e altre pietre preziose. In passato esemplari simili sono stati donati a Fidel Castro e al presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Hugo Chávez, a capo del Gran Polo Patriótico (GPP) ossia la coalizione di sinistra ora al potere guidata dal Partito Socialista Unito del Venezuela, è impegnato nella campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 7 ottobre. Dovesse vincere nuovamente, Chávez governerebbe per un terzo mandato, cioè fino al 2019: vent’anni dopo la sua prima elezione, nel 1999. Lo slogan elettorale di queste elezioni è Chávez corazón de mi patria “Chávez cuore della mia patria”, che riprende il simbolo dei manifesti, un cuore con i colori della bandiera nazionale.

La campagna elettorale di Chávez è iniziata il primo luglio scorso, a 100 giorni esatti dal voto: «Nei prossimi 100 giorni, saranno decisi i prossimi 100 anni del Venezuela… una rivoluzione non si misura in un anno o in dieci, ma nei secoli» ha dichiarato al termine della lunga parata (18 chilometri, dalla città di Mariara fino a Maracay) con cui ha formalmente presentato la sua ricandidatura. Domenica scorsa l’attore americano Sean Penn ha raggiunto Chávez durante il suo tour elettorale in giro per il paese.

Il candidato dell’opposizione è Henrique Capriles Radonski, il leader della Mesa de la Unidad Democrática (MUD), una coalizione di opposizione che unisce liste di varia natura politica, dai liberali al socialdemocratici, fino ai centristi. Il programma di Capriles “Petròleo para el progresso” promette di aumentare i guadagni sulla vendita del petrolio, che poi saranno utilizzati per sviluppare programmi a carattere sociale, prima di tutti “Plan Hambre Cero”, che prevede di non comperare più armi e carri armati, ma di investire le risorse per aiutare i cittadini. La questione del petrolio in Venezuela è di primaria importanza: la Petróleos de Venezuela, S.A. (PDVSA), la compagnia petrolifera statale, è il quinto esportatore al mondo.

Luis Ignacio Planas, il direttore della campagna elettorale del MUD, ha detto che Capriles è in vantaggio nei sondaggi, ma anche i sostenitori di Chávez dicono lo stesso del loro candidato. È molto difficile capire chi otterrà più voti e i due rivali non riescono ad accordarsi su niente. La campagna elettorale prosegue tra litigi e insulti, anche su Twitter (il 2 giugno scorso il presidente venezuelano ha regalato una casa al suo tremilionesimo follower). Chávez ha accusato Capriles di aver fatto parte in gioventù di un’associazione neo nazista di famiglie benestanti. Capriles, di famiglia ebrea con origini olandesi da parte di padre e russo-polacche da parte di madre, ha chiesto le scuse del presidente, non per sé, ma per la sua famiglia.  «Mia nonna è sopravvissuta all’Olocausto – ha dichiarato in una conferenza l’ex governatore dello stato di Miranda – Chávez parla senza avere idea di che cosa siano stati il fascismo e il nazismo».

L’ultima discussione tra i due è nata per il cappellino da baseball con i colori della bandiera venezuelana che Capriles indossa spesso durante i comizi elettorali. I funzionari del Consejo Nacional Electoral (CNE) hanno detto che viola la regola che proibisce l’uso dei colori della bandiera per la campagna elettorale. Capriles ha continuato a mettere il cappellino, solo che ora lo indossa al rovescio. Su Twitter Capriles ha scritto «Ogni giorno più di 40 venezuelani vengono uccisi il problema qui è che cappello indosso». La regola però – accusano gli oppositori – non pare valere per Chávez, che ha come simbolo un cuore giallo, blu e rosso e tiene i suoi comizi da un podio decorato con la bandiera del Venezuela. L’opposizione ha accusato più volte i membri del CNE di essere sostenitori del presidente in carica.

Da quando Chávez venne eletto per la terza volta nel 2006, il numero dei canali televisivi legati al governo è passato da due (VTV e Asamblea Nacional TV) a cinque. Capriles ha chiesto ai funzionari del comitato elettorale che i canali non venissero sfruttati durante la campagna elettorale dal presidente. Il CNE ha accolto la richiesta, stabilendo che i messaggi presidenziali non potessero durare più di tre minuti, ma non è chiaro se le cadenas, le trasmissioni speciali condotte da Chávez, sono comprese nel minutaggio oppure no. Dal 1999 i canali schierati con l’opposizione sono quattro, RCTV, Venevision, Televen e Globovision, definiti da Chávez “i quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Il governo ha rifiutato di rinnovare la licenza di trasmissione a RCTV nel 2007 e Venevision e Televen hanno limitato la loro opposizione al governo, mentre Globovision è rimasta fortemente critica con Chávez.

Domenica 6 agosto circa 250 mila elettori venezuelani in 55 seggi allestiti hanno testato ( al posto dei simboli dei due partiti gli elettori dovevano scegliere tra diversi sport) il nuovo sistema elettronico di voto che sarà utilizzato nelle elezioni presidenziali di ottobre. Prima di registrare la propria preferenza, gli elettori dovranno dare le impronte digitali, che i cittadini del Venezuela lasciano quando richiedono la carta d’identità e sono conservate in un database del governo. La maggior parte dei rappresentanti dell’opposizione, spaventati dall’idea che i loro elettori non vadano a votare perché identificati, si sono affrettati a dire che il sistema è sicuro. Diego Arria, un oppositore di Chávez ex ambasciatore del Venezuela alle Nazioni Unite, non ha dubbi:«Il sistema di voto elettronico serve a intimidire gli elettori».

Foto:Juan Barreto/GettyImages

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