• Italia
  • venerdì 21 Settembre 2012

Polverini non si dimette

Il Consiglio regionale ha approvato i tagli richiesti dal presidente del Lazio: "Se ve la sentite di andare avanti, io me la sento"

Aggiornamento delle 17:00
Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità l’abolizione delle tre commissioni speciali “Federalismo fiscale e Roma Capitale”, “Sicurezza ed integrazione sociale, lotta alla criminalità” e “Sicurezza e prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro”. Anche le commissioni permanenti sono state ridotte: passano da 16 a 8. L’approvazione di questi provvedimenti era stata posta come condizione minima da Renata Polverini per evitare le sue dimissioni da presidente di regione.

Polverini è intervenuta in aula dopo le votazioni annunciando nuovi tagli previsti nei prossimi due mesi. Tra i provvedimenti annunciati ci sono la riduzione delle Aziende sanitarie locali, con l’accorpamento di alcune, modifiche alle comunità montane e l’accorpamento di alcune società regionali. Polverini ha anche spiegato che ci sarà una modifica ai vitalizi.

Il presidente del Lazio ha anche annunciato che all’inizio della prossima settimana riunirà la conferenza dei capigruppo consiliari, per provvedere allo scioglimento dei monogruppi nel Consiglio, cioè quei gruppi consiliari formati da un solo esponente politico. Altri provvedimenti annunciati sono la riduzione dei consiglieri da 70 a 50 e il passaggio da 16 a 10 assessori. La modifica dello statuto richiederà comunque tempo perché sono necessarie due letture. Le consulenze dell’ufficio di presidenza sono state azzerate.

Polverini si è anche difesa da chi le ha chiesto conto delle enormi spese sostenute dal Consiglio, con una gestione poco trasparente e lacunosa delle risorse come ha dimostrato il caso Fiorito (di seguito tutti gli aggiornamenti di oggi sulla vicenda): «I 35 milioni che venivano erogati al Consiglio regionale nel bilancio figurano come “spese di funzionamento” del Consiglio. Dopodiché c’è una attività autonoma dei gruppi. Non è che il mio gruppo, per il fatto che porta il mio nome, è guidato da me». Il presidente del Lazio ha concluso l’intervento rivolgendosi all’aula, dicendo che “Se ve la sentite di andare avanti, io me la sento”.

— — —

Ieri sera il presidente della regione Lazio, Renata Polverini, e l’ex capogruppo del Popolo della Libertà all’assemblea regionale, Franco Fiorito, hanno partecipato rispettivamente alle trasmissioni televisive Piazza Pulita (La7) e Porta a Porta (RaiUno) per spiegare le loro ragioni, in seguito allo scandalo che ha coinvolto il PdL nel Lazio per le spese fuori controllo effettuate almeno nell’ultimo anno e mezzo.

Nella sua intervista con Corrado Formigli, Polverini ha detto che era sostanzialmente all’oscuro di come funzionasse la gestione delle spese nei gruppi consiliari, e che quindi molte operazioni furono svolte a sua insaputa. Fiorito ha spiegato a Vespa che non è in grado di dire con certezza se la presidente di regione fosse al corrente delle spese del gruppo consiliare, ma ha comunque ricordato che aveva inviato una lettera sulla questione.

L’accusa
Franco Fiorito è accusato dai magistrati di peculato per aver dirottato somme di denaro destinate al gruppo consiliare PdL sui propri conti bancari. Il sospetto è che, con diverse operazioni, Fiorito abbia mosso circa un milione di euro. L’inchiesta vuole ricostruire complessivamente il destino di circa otto milioni di euro, denaro che veniva affidato ai gruppi consiliari della regione per la gestione del “rapporto tra elettore ed eletto” e per il “corretto funzionamento dei gruppi”. I magistrati vogliono anche capire che fine abbiano fatto circa 750mila euro prelevati dai conti bancari del PdL. Ricostruire i passaggi di denaro non sarà semplice, anche perché Fiorito ha numerosi conti bancari, in Italia e all’estero, sui quali ha collocato soldi provenienti da diverse attività e il proprio patrimonio di famiglia.

Quanti soldi
Come spiega Carlo Bonini oggi su Repubblica, il sistema faceva sì che a ogni consigliere fossero attribuiti circa 100mila euro netti l’anno, che si aggiungevano alla busta paga di circa 13mila euro netti al mese. Fiorito ha dettagliato ai magistrati le voci “legittime” della sua busta paga, perché previste dalla legge. Sono tutte cifre nette: «8.100 euro di stipendio base, 4.190 di diaria, 3.000 per le spese del personale, 8.000 per la presidenza del gruppo regionale, 8.000 per la presidenza della Commissione bilancio. Fanno 31mila euro. Più di mille al giorno, se si tolgono le domeniche». Fiorito ha poi spiegato che a quella somma si aggiungevano 21mila euro erogati per il funzionamento del gruppo consiliare.

Le cifre venivano stabilite dalla Giunta e dal governatore attraverso il budget dell’anno corrente per la regione, ha detto Fiorito ai magistrati: «Il Consiglio lo approvava e lo dettagliava nelle singole voci, compresa quella del trasferimento di fondi ai singoli gruppi. Poi, però, per consuetudine, quella cifra veniva ritoccata». Scrive Bonini che nel 2011 la cifra in bilancio per “il rapporto tra elettore ed eletto” subì tre variazioni. Inizialmente erano previsti 5,4 milioni di euro, poi ne furono aggiunti altri tre milioni, poi altri tre e infine altri 2,5. Il denaro, a detta di Fiorito, veniva ottenuto modificando altre voci di bilancio: «Provvede il presidente dell’Assemblea regionale Mario Abruzzese e il suo staff, ritagliando da altre voci di bilancio, quali i trasporti, piuttosto che la scuola o la sanità, importi tali che, convogliati sui gruppi, consentano alla fine di far tornare il conto».

Le spese
Fiorito ha anche ricordato ai magistrati che si trattava di “denaro della politica”, soldi dei partiti “che restano pur sempre associazioni private”. L’ex capogruppo ha anche mostrato tutta la documentazione raccolta in questi anni con i rimborsi concessi ai 16 consiglieri del suo gruppo in regione. Si tratta nel complesso di circa 5,9 milioni di euro, e circa la metà di questi hanno giustificativi di spesa fasulli, sempre a detta di Fiorito. Nelle cartelline ci sono i nomi dei suoi compagni di partito in regione, alle cui richieste di rimborso era tenuto a rispondere quando era capogruppo.

Sul Corriere della Sera di oggi, Fiorenza Sarzanini riporta parti del verbale con le ultime dichiarazioni di Fiorito fornite ai magistrati. L’ex capogruppo spiega che la situazione era fuori controllo:

Si era perso il senso della misura, ormai non si faceva più politica e ormai i consiglieri erano anche in lotta tra di loro per ottenere il denaro. Chiedevano tutti soldi, erano diventati insopportabili, una persecuzione. Mi telefonavano continuamente o mi aspettavano fuori dall’ufficio per chiedermi soldi per cene, book fotografici, manifestazioni. Mi sono stati chiesti anche 10mila euro per una cena di 300 persone in locali in cui non so se potessero contenere tutte quelle persone.

La lettera di Fiorito
Preoccupato dalla situazione e forse alla ricerca di qualche soluzione per tutelarsi, il 18 luglio – quando già erano circolate le prime voci e si iniziava a parlare di una sua destituzione da capogruppo PdL – Fiorito inviò una lettera indirizzata a ogni consigliere regionale del suo gruppo, al vicecapogruppo Carlo De Romanis (noto per la festa in stile antica Roma), al presidente dell’assemblea regionale e a Renata Polverini, manifestando una certa preoccupazione.

Sollecitato da alcuni zelanti colleghi ho proceduto ad una serie di controlli su documenti giustificativi delle spese effettuate per il mantenimento del rapporto con gli elettori. Trovando una situazione assolutamente insostenibile, con assenza totale di documenti in alcuni casi e con giustificazioni, diciamo così, da approfondire, eccessivamente generiche e prive di riscontri effettivi. […] Come certo concorderà, è impossibile tollerare. E per questo, per i casi più evidenti, attendo risposta, in assenza della quale agirò, ove necessario, a mia e nostra tutela, secondo quanto previsto dalla legge.

1 2 Pagina successiva »