I risultati del referendum del 2 giugno 1946, comune per comune

Dove vinse la repubblica e dove la monarchia, insomma: fu tutto molto più sfumato rispetto al divario fra Nord e Sud

Un dettaglio della mappa del voto
Un dettaglio della mappa del voto
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Il 2 e il 3 giugno del 1946 quasi 24 milioni di italiani e italiane votarono per scegliere la forma di governo del paese, tra repubblica o monarchia. Si votava tra le macerie della Seconda guerra mondiale appena conclusa, con centinaia di migliaia di persone sfollate o ancora prigioniere all’estero, intere province sotto amministrazione militare straniera e un clima teso, in alcune zone vicino a quello di una guerra civile. Vinse la repubblica, con 12.718.641 voti contro i 10.718.502 della monarchia, 54,27% contro 45,73%.

Il voto viene ricordato anche perché fu la prima volta in cui a livello nazionale parteciparono le donne, che in parte avevano già votato alle amministrative di alcuni mesi prima. Il risultato divise l’Italia quasi a metà: il Nord e il Centro votarono in maggioranza per la repubblica, il Sud per la monarchia. Ma non ci furono due blocchi monolitici: quattro province del Nord scelsero la monarchia (Cuneo, Asti, Bergamo e Padova), mentre cinque province del Centro-Sud votarono per la repubblica (Viterbo, Latina, Teramo, Pescara e Trapani).

La mappa mostra i risultati del referendum nei singoli comuni italiani, un livello di dettaglio che restituisce un quadro più dettagliato di quello provinciale.

Non tutti poterono votare. Restarono esclusi i militari prigionieri di guerra nei campi alleati e gli internati in Germania che stavano lentamente rientrando. Non si votò nella provincia di Bolzano, sotto governo diretto degli Alleati dopo l’annessione tedesca del periodo della Repubblica di Salò. Non si votò neanche a Pola, Fiume e Zara, città italiane prima della guerra ma destinate a passare alla Jugoslavia. Ma nemmeno a Trieste, che era ancora sotto amministrazione internazionale e al centro di un contenzioso che si sarebbe chiuso solo nel 1954, con il ritorno della città all’Italia.

I giorni successivi al voto furono confusi, e alimentarono il sospetto di irregolarità. I primi risultati, il 4 giugno, sembravano dare in vantaggio la monarchia; tra la notte e la mattina del 5 la repubblica passò avanti. Il 10 giugno la Corte di Cassazione proclamò il risultato, ma con una formula dubitativa che rimandava l’annuncio definitivo al 18, dopo l’esame delle contestazioni presentate soprattutto dai monarchici. La più rilevante sosteneva che la repubblica, per vincere, avrebbe dovuto ottenere la maggioranza assoluta di tutti i voti espressi, comprese schede bianche e nulle (che furono 1,5 milioni): non sarebbe bastato superare la monarchia.

Lo stesso giorno gli italiani elessero anche l’Assemblea costituente, che avrebbe scritto la Costituzione. La Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza relativa con 207 dei 556 seggi; al secondo posto i socialisti, al terzo i comunisti.