La procura di Milano non ha trovato anomalie nella grazia a Nicole Minetti
Che quindi con ogni probabilità non verrà revocata da Mattarella, che aveva chiesto nuove verifiche dopo un’inchiesta del Fatto Quotidiano

La procura generale di Milano ha confermato il proprio parere positivo sulla grazia concessa all’ex consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti, messa in dubbio da un’inchiesta del Fatto Quotidiano, che aveva contestato la correttezza del processo con cui era stata data. Ci si aspetta che adesso il ministero della Giustizia confermerà le proprie conclusioni, e che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di conseguenza non revocherà la grazia, mettendo fine a un caso molto discusso sui media e dall’opinione pubblica, e per cui non c’erano precedenti.
Tra il 2019 e il 2021 Minetti era stata condannata in via definitiva per peculato e favoreggiamento della prostituzione nel cosiddetto “caso Ruby”, con al centro il leader di Forza Italia ed ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a cui era molto vicina. La pena totale era di tre anni e 11 mesi. Nel 2022 chiese di scontarla con un affidamento in prova ai servizi sociali, cioè una misura alternativa al carcere, e in seguito attraverso i suoi legali fece anche una domanda di grazia, ovvero il provvedimento con cui il presidente della Repubblica condona in tutto o in parte una pena.
Fra le motivazioni citate c’era la necessità di Minetti, che oggi ha 41 anni, di prendersi cura di un parente minore gravemente malato, che poi si scoprì essere un figlio adottato in Uruguay con il compagno Giuseppe Cipriani. Lo scorso febbraio Mattarella aveva concesso la grazia, dopo aver ricevuto tutti i pareri positivi necessari, compresi quello del ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello del procuratore capo della Corte d’Appello. In base alle ricostruzioni del Fatto, tuttavia, la domanda di grazia di Minetti si basava su diversi elementi falsi. Il presidente della Repubblica aveva quindi chiesto al ministero della Giustizia di verificare quanto contenuto nell’inchiesta.
In una nota trasmessa al ministero della Giustizia, la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha scritto che le notizie riportate sui media «non corrispondono al vero», e che sono state smentite da «numerose dichiarazioni» delle persone sentite durante le indagini seguite alla richiesta di Mattarella. Secondo la procura, non risultano segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie né a carico di Minetti né di Cipriani, in Uruguay o in Spagna, dove i due vissero per qualche anno, e non ci sono testimonianze di feste private nella loro tenuta, con escort gestite dalla stessa Minetti. Per la procura non risultano nemmeno irregolarità nel procedimento di adozione.
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