La confusione del ministero della Giustizia sulla grazia a Mario Roggero

Prima ha annunciato di aver avviato le pratiche, poi si è smentito, nella fretta di intestarsi politicamente il caso del gioielliere condannato

Mario Roggero arriva nel carcere di Bollate per scontare la pena, 17 luglio 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
Mario Roggero arriva nel carcere di Bollate per scontare la pena, 17 luglio 2026 (ANSA/MOURAD BALTI TOUATI)
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Negli ultimi giorni il governo è intervenuto sul caso del gioielliere piemontese Mario Roggero, provando a sfruttarlo politicamente. Ma lo ha fatto in maniera goffa e mettendo in imbarazzo in particolare il ministero della Giustizia, che prima è stato spinto ad annunciare l’avvio delle procedure per chiedere la grazia di Roggero, poi si è smentito in maniera un po’ surreale.

Venerdì Roggero è entrato in carcere a Bollate, vicino a Milano, per scontare una pena definitiva di 14 anni e 9 mesi. Nel 2021 tre uomini fecero una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, minacciando lui e i suoi familiari con delle pistole che poi si rivelarono essere finte. I tre uomini scapparono, Roggero li rincorse e sparò contro di loro uccidendone due. A uno degli uomini diede anche dei calci dopo avergli sparato.

Da allora, per tutti gli anni successivi, Roggero è sempre stato difeso dai partiti e dai leader di destra. È diventato una specie di beniamino delle battaglie populiste in favore della legittima difesa indiscriminata, e di chi sostiene che se subisci una rapina hai sempre il diritto di attaccare per difenderti, in ogni circostanza e con ogni modalità (dopo la sentenza definitiva della Cassazione la Lega ha esposto uno striscione davanti alla sede del tribunale con scritto “la difesa è sempre legittima”). È del resto una posizione popolare anche tra molte persone, non necessariamente di destra.

Ma i giudici nei tre gradi di giudizio hanno stabilito che per il caso di Roggero non si può parlare di legittima difesa, perché i rapinatori erano fuori del negozio e stavano scappando quando Roggero li ha uccisi.

Nonostante questo, dopo la sentenza di giovedì che ha reso definitiva la condanna di Roggero, tutti i partiti di destra e centrodestra sono intervenuti per criticare i giudici, e il leader della Lega Matteo Salvini e il generale Roberto Vannacci si stanno contendendo la possibilità di candidare Roggero alle prossime elezioni, non si sa ancora per cosa. Dal momento che la campagna elettorale per le elezioni politiche del 2027 si sta avvicinando, e per non lasciare l’iniziativa ai soli Salvini e Vannacci, giovedì il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato sui canali ufficiali del ministero di aver avviato «un’istruttoria finalizzata» a dare la grazia a Roggero. L’iniziativa era stata approvata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ma poco dopo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato Nordio per redarguirlo e ribadire quali sono i limiti del ministero in questo ambito: secondo la sentenza n. 200 del 2006 della Corte Costituzionale, quando non c’è una richiesta formale di grazia da parte di un parente stretto o dell’avvocato della persona condannata, è il presidente della Repubblica che può assumere l’iniziativa. Il dubbio principale di Mattarella era di metodo, più che di merito: le motivazioni della sentenza della Cassazione devono ancora essere depositate, quindi ora è impossibile fare una valutazione sul caso di Roggero.

A quel punto è sorto il dubbio se questa istruttoria, cioè la raccolta di informazioni e documenti preliminare, fosse stata effettivamente aperta oppure no dal ministero, visto l’intervento di Mattarella. La sera di venerdì l’agenzia Ansa ha pubblicato una dichiarazione attribuita al ministero che diceva: «Si esclude che sia stato ancora compiuto alcun atto in merito alla procedura di grazia per Mario Roggero». E allora l’annuncio sui profili social? Fonti del ministero della Giustizia dicono che «era per l’appunto l’annuncio del prossimo avvio di un procedimento, che all’avvio sarà con atto formale». Insomma, l’istruttoria c’è ma allo stesso tempo non c’è.

Sempre venerdì la moglie di Roggero ha presentato una richiesta formale di grazia, sulla base della quale ora un’istruttoria potrebbe effettivamente iniziare. Nel caso, comunque, sarebbero i magistrati ad avviarla e poi a trasmettere i documenti al ministero, e alla fine comunque deciderebbe il presidente della Repubblica.