Penati e l’autostrada Milano-Serravalle

La procura di Monza sta indagando l'ex presidente della provincia di Milano per una storia piuttosto intricata che il Post aveva raccontato un anno fa

Filippo Penati, l’esponente del Partito Democratico ed ex presidente della provincia di Milano accusato di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti in riferimento alla vicenda Falck, è indagato anche per concorso in corruzione per il filone dell’inchiesta che riguarda l’acquisto della Milano-Serravalle. La procura di Monza lo indaga anche in questo caso per via delle accuse dell’imprenditore Piero Di Caterina, secondo cui l’affare sarebbe stato accompagnato al versamento di una tangente a favore di Penati e del suo capo di gabinetto, Giordano Vimercati. Anche prima degli sviluppi odierni la vicenda dell’autostrada Milano-Serravalle era stata molto controversa e discussa: la Corte dei Conti aveva condannato il comportamento di Penati e lo scorso 28 giugno il Post aveva raccontato l’intricata storia per intero.

Qualche giorno fa la Corte dei Conti ha censurato il comportamento della giunta provinciale di Milano durante la presidenza di Filippo Penati, in relazione alla cosiddetta “operazione Serravalle”: la provincia di Milano aveva acquistato nel 2005 il 15 per cento della società che possiede l’autostrada A7 Milano-Serravalle dall’imprenditore Marcellino Gavio, per 238 milioni di euro. La Corte dei Conti è stata chiamata a esprimersi da un ricorso presentato da Gabriele Albertini quando era sindaco di Milano e gli ha dato ragione praticamente su tutta la linea, definendo l’operazione “onerosa e priva di qualsiasi utilità”. Onerosa perché le azioni sarebbero state pagate una cifra superiore al prezzo di mercato, provocando un danno erariale di oltre 76 milioni di euro. Inutile perché le quote societarie già nelle mani di provincia e comune rappresentavano comunque la maggioranza, e quindi “gli enti locali detenevano il controllo della società pubblica”.

La storia è lunga e molto intricata, e comincia alla fine degli anni Novanta. Sono gli anni delle privatizzazioni: sia lo Stato che gli enti locali stanno cedendo ai privati la gestione di servizi anche molto importanti per la collettività, nel tentativo di fare cassa e nella speranza che l’apertura ai privati e al mercato possa migliorare la qualità di quei servizi senza incidere sui loro prezzi. Sono gli anni dell’opa di Colaninno su Telecom e di quella di Benetton su Autostrade.
Iniziative simili procedono nelle province e i comuni, e nel Nord Italia uno dei personaggi al centro delle privatizzazioni è l’imprenditore Marcello Gavio, vicino alla DC, uscito più o meno indenne da Tangentopoli grazie alla prescrizione, protagonista di diverse vicende quantomeno torbide nel suo rapporto con i partiti politici e gli appalti.

L’autostrada Milano-Serravalle è uno dei pezzi pubblici pregiati su cui i privati mettono gli occhi, e Gavio comincia a rastrellare azioni. Nel 1999, quando Ombretta Colli si insedia alla presidenza della provincia di Milano, la società che possiede l’autostrada è così composta: la provincia ha il 30,5 per cento, il comune di Milano ha il 18,6 per cento, la provincia di Genova ha il 10,7 per cento; seguono tutta una serie di azionisti minori, comuni, camere di commercio. Tra questi il gruppo Gavio, che possiede il 6 per cento delle azioni e sta proseguendo a rastrellarne altre. L’arrivo di Ombretta Colli apre una nuova fase: la nuova presidente annuncia di voler cambiare i vertici, apre alla possibilità di entrare in borsa e fa capire di essere molto interessata agli sviluppi della società. La Serravalle da lì a pochi anni avrebbe assegnato appalti per 250 milioni di euro.

Passano alcuni anni relativamente tranquilli e arriviamo al 2003. Siamo a gennaio. Il comune di Milano è senza soldi, nel vero senso della parola, è la giunta impone al sindaco Albertini di vendere i suoi “gioielli”. Uno di questi è quel 18 per cento di azioni della Serravalle, e Gavio – che nel frattempo è riuscito ad arrivare oltre il 20 per cento delle azioni – è molto interessato: forse presenta un’offerta, comunque non se ne fa nulla. Pochi giorni e cambia tutto: la provincia di Milano – cioè Ombretta Colli – e il gruppo Gavio convocano frettolosamente due assemblee, una ordinaria e una straordinaria, allo scopo di far spazio ai privati nella società. I giornali parlano di “blitz della Colli” e “attacco alla Serravalle” e si tratta effettivamente di un’operazione spregiudicata: un soggetto pubblico e uno privato che si alleano contro il comune.

(continua a leggere l’articolo del 28 giugno 2010)

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