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  • venerdì 18 marzo 2011

Fukushima sette giorni dopo

Continuano i tentativi di raffreddamento dei reattori per ridurre la radioattività, l'AIEA aumenta il livello di serietà dell'incidente da 4 a 5

Ricapitoliamo. Oggi alla centrale di Fukushima I i tecnici si sono dati da fare per raffreddare i reattori maggiormente a rischio. L’operazione è stata condotta con una ventina di mezzi dei pompieri, dotati di idranti, che hanno lanciato diverse tonnellate di acqua marina sugli edifici che ospitano i reattori e le vasche che contengono il materiale nucleare. Non è ancora del tutto chiaro se questa soluzione stia dando buoni risultati perché la radioattività oscilla in continuazione e non è detto si riduca in certi momenti del giorno grazie all’opera di raffreddamento dall’esterno dei reattori. Quella dall’interno è molto più efficace, ma potrà essere nuovamente realizzata solo quando le pompe e gli altri sistemi per abbassare le temperature saranno riparati.

Intanto, gli esperti dell’AIEA, l’Agenzia del nucleare dell’ONU, iniziano a pensare anche al dopo. Una volta stabilizzata la situazione, salvo complicazioni, bisognerà trovare il modo per rimuovere il materiale radioattivo e “spegnere” la centrale, evitando nuove radiazioni nell’ambiente circostante l’impianto. Non si tratta naturalmente di una priorità dell’oggi.

Il primo ministro Naoto Kan è intervenuto in una conferenza stampa per rincuorare i giapponesi, ringraziarli per la pazienza e la compostezza con cui stanno affrontando la tragedia e per annunciare nuove misure per rendere più efficaci i soccorsi. Il problema è sempre il medesimo: lo tsunami ha distrutto buona parte delle infrastrutture e così senza strade, acquedotti e linee elettriche è difficile portare con tempestività gli aiuti alle popolazioni colpite dalle onde anomale. L’impossibilità di assistere correttamente gli evacuati ha già portato alla morte di 27 persone. Nei campi di raccolta mancano spesso acqua, cibo e medicinali, così le autorità iniziano a chiedere a chi può di spostarsi più a sud nelle aree non colpite dallo tsunami.

Le ultime stime parlano di 6.900 morti e di diverse migliaia di persone ancora disperse, ormai a una settimana dal terremoto di magnitudo nove che ha scosso il nord del paese.

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