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  • venerdì 18 marzo 2011

Fukushima sette giorni dopo

Continuano i tentativi di raffreddamento dei reattori per ridurre la radioattività, l'AIEA aumenta il livello di serietà dell'incidente da 4 a 5

10.34 – Secondo l’AIEA, nonostante il livello di gravità dell’incidente a Fukushima I sia stato alzato, non c’è al momento alcun motivo di aumentare il raggio di evacuazione dell’area intorno all’impianto. Rimane quindi valido il limite dei 20 chilometri imposto dalle autorità.

10.29 – Anche l’AIEA, l’Agenzia per il nucleare dell’ONU, ha confermato il livello 5 per l’incidente di Fukushima I.

10.13 –  Il livello 5 è basato sulla scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici (INES) creata dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica AIEA. La scala va dal livello 0, non significativo per la sicurezza, al livello 7, incidente molto grave. Livello 4 significa che ci possono essere conseguenze, ma solo a livello locale. Il disastro di Černobyl era di livello 7. (Lo schema qui sotto è tratto dalla voce di Wikipedia sulla scala INES.)

Aggiornamento delle 10.00
L’Agenzia nucleare giapponese ha da poco aumentato il livello degli incidenti a Fukushima I: ai reattori 1, 2 e 3 la gravità dell’incidente è di livello 5, mentre al reattore 4 è di livello 3. Il livello massimo stabilito precedentemente era 4.

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A una settimana dal terremoto e dallo tsunami che hanno colpito la parte orientale del Giappone del nord, proseguono gli sforzi alla centrale nucleare di Fukushima I per raffreddare i reattori e i sistemi che da sette giorni sono in avaria. Yukiya Amano, il capo dell’AIEA, l’Agenzia per il nucleare dell’ONU, è da poco arrivato nel paese per coordinare le operazioni della propria organizzazione con quelli delle autorità giapponesi. Amano ha invitato il governo a dare maggiori informazioni sull’effettivo stato di Fukushima I, ricordando che «la comunità internazionale ritiene che debbano essere diffuse informazioni più dettagliate» perché il pericolo di una contaminazione nucleare interessa tutto il mondo e non solo il Giappone.

Da un paio di giorni alcuni mezzi antincendio stanno irrorando il reattore 3, uno di quelli che ha dato maggiori preoccupazioni, con tonnellate di acqua di mare per cercare di raffreddarli. Ieri con un’operazione spettacolare, ma dicono gli esperti poco efficace, due elicotteri dell’esercito hanno riversato acqua su alcune unità dell’impianto nel disperato tentativo di ridurre la temperatura e la pressione nei sistemi.

Nell’edificio del reattore 3 c’è una vasca con il materiale nucleare rimasta senza acqua per molte ore, condizione che ha causato l’aumento della radioattività nella zona. Per questo motivo una ventina di mezzi dei pompieri, compreso un mezzo con un potente idrante in grado di riversare cinque tonnellate d’acqua al minuto, irrorano la zona nella speranza di fermare l’aumento di temperatura nella vasca e rallentare le reazioni delle barre di “combustibile” nucleare.

Il raffreddamento dall’esterno dei reattori è meno efficace del raffreddamento dall’interno, perché i reattori sono racchiuso in uno spesso involucro di acciaio e in uno di cemento e sono quindi particolarmente isolati. Tuttavia, stando alle autorità giapponesi, le operazioni di ieri hanno dato qualche risultato facendo scendere i livelli di radioattività. Le rilevazioni effettuate nei pressi dell’impianto hanno messo in evidenza una riduzione della radioattività da 309 microsievert per ora a 271, ma c’è da dire che da giorni sull’effettiva quantità di radiazioni ci sono continue smentite e circolano dati nettamente in contrasto tra loro.

Oltre al reattore 3, l’attenzione dei tecnici nelle ultime ore si è concentrata sull’edificio 4 dell’impianto e sul reattore 1, dove sembra che i livelli d’acqua stiano nuovamente scendendo scoprendo le barre di “combustibile” nucleare, che rimarrebbero così esposte facendo aumentare nuovamente i livelli di radioattività. Poi ci sono le vasche del materiale nucleare dei reattori 5 e 6 che iniziano a scaldarsi in maniera anomala, ma che per ora non rappresentano una criticità.

I tecnici della centrale sono anche al lavoro per portare una nuova linea elettrica nell’impianto, che consentirebbe di riavviare alcune delle pompe che immettono l’acqua nei reattori, mantenendo controllata la loro temperatura interna. I lavori sono stati però interrotti in seguito alla decisione di irrorare dall’esterno i reattori con acqua. Portare una nuova linea elettrica non sarà comunque semplice: i livelli di radiazioni sono alti e i tecnici non possono lavorare per molte ore consecutive per evitare una eccessiva esposizione, c’è poi il timore che si possano verificare cortocircuiti tali da innescare nuove pericolose esplosioni e si teme anche che le pompe siano rimaste danneggiate a tal punto da non poter essere riavviate una volta collegate nuovamente alla corrente elettrica.

Secondo gli esperti nucleari, potrebbero volerci settimane prima che le vasche inizino a raffreddarsi riducendo il pericolo di nuove contaminazioni. Fare previsioni certe è comunque impossibile: la situazione cambia in continuazione e molto rapidamente e la mancanza di notizie certe da parte delle autorità giapponesi non consente ai tecnici e agli esperti che non sono a Fukushima I di analizzare con certezza la situazione. La speranza è che l’intervento dell’AIEA induca il governo a fornire maggiori informazioni portando un po’ di chiarezza.

Nel resto del Giappone settentrionale, intanto, proseguono le operazioni di soccorso e di assistenza alle popolazioni colpite dalle onde anomale. Le cifre ufficiali parlano ormai di 6.400 morti, 3.600 dei quali solo nella prefettura di Miyagi, una delle più colpite dallo tsunami. Nella prefettura di Iwate si contano 1.900 morti, mentre nella prefettura di Fukushima i morti sono almeno 600. Numeri destinati ad aumentare ancora, dicono le autorità, perché ci sono ancora decine di migliaia di dispersi dei quali non si hanno notizie da una settimana.

La mancanza di benzina e le infrastrutture danneggiate dallo tsunami non consentono alle squadre di emergenza di intervenire con la rapidità necessaria per portare sollievo alla popolazione. Ci sono 2.200 campi allestiti per chi è rimasto senza casa, ma in molti rifugi non arrivano acqua, cibo e medicine. Per questo motivo i responsabili delle prefetture hanno invitato chi può a spostarsi dai centri di soccorso e muoversi verso sud, verso le aree che non sono state colpite dallo tsunami.

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