Il G20 di Seoul

Newsweek fa il punto sul nuovo ruolo del G20 nell'economia mondiale

La sua importanza sta crescendo con il crescere dell'influenza dei cosiddetti paesi emergenti

L’undici e dodici novembre Seoul ospiterà il G20, il forum dei capi di stato e di governo di cui fanno parte i diciannove paesi più industrializzati più l’Unione Europea. I capi di stato e di governo che parteciperanno al G20 di Seoul si confronteranno principalmente su quattro temi legati all’economia:

– Mantenere la ripresa in corso per uscire dalla crisi economica studiando nuove soluzioni per la crescita e per riportare i mercati finanziari a una piena autonomia;

– Creare un piano comune per rendere la crescita più forte, bilanciata e sostenibile attraverso l’impegno di ogni singolo stato a seconda delle proprie possibilità e capacità;

– Rendere più forti e solide le regole del sistema finanziario attraverso maggiori sistemi di controllo e verifica per evitare le cause che hanno portato all’ultima crisi economica, come i famosi “titoli tossici”;

– Modernizzare le istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale, che non è stato in grado di reagire con la dovuta prontezza per attenuare da subito gli effetti che hanno portato alla crisi economica.

Newsweek dedica un lungo articolo all’evento, analizzando il ruolo che il G20 sta acquistando nella scena economica mondiale.

Riflettendo un nuovo ordine economico mondiale in cui le economie emergenti giocano un ruolo più importante, il G20 si sta affermando come il forum globale per le politiche di cooperazione economica e minaccia di mettere in secondo piano il G7, a cui partecipano solo le economie avanzate. Il G20 comprende infatti il G7 più Brasile, Russia, India e Cina e molte altre nuove e vibranti economie come quelle di Corea del Sud, Argentina, Australia, Indonesia, Messico, Arabia Saudita, Sud Africa e Turchia. Le venti nazioni producono l’85% del prodotto mondiale lordo (PML) e rappresentano i due terzi della popolazione mondiale. Il G20 fu costituito originariamente nel 1999 come un incontro tra i ministri dei vari paesi all’indomani della crisi dei mercati finanziari asiatici, ma fu poi promosso a summit nel 2008 quando il crollo di Wall Street minacciava di distruggere l’intera economia globale. «La struttura del G20 rappresenta al meglio l’attuale ordine mondiale», dice Lee Dong-hoon, ricercatore al Samsung Economic Research Institute di Seoul, «la sua importanza aumenterà con l’aumentare dell’influenza delle economie emergenti».

Secondo Newsweek, proprio il Fondo Monetario Internazionale assumerà un ruolo diverso sotto il nuovo ordine delineato dal G20. Il mese scorso il forum ha deciso di aumentare il peso dei cosiddetti «paesi emergenti» all’interno del FMI, redistribuendo il 6 percento delle sue quote – che determinano i diritti di voto tra i membri del FMI – alla Cina e ad altre economie emergenti. Anche alcuni incarichi sono stati tolti a rappresentanti europei e affidati a rappresentanti di paesi emergenti. Anche se, continua Newsweek, resta da vedere quanto questi buoni propositi potranno bastare.

Quando la crisi economica rientrerà, il G20 rischierà di essere relegato nel sedile posteriore dell’economia mondiale. Il G7 – in particolare i suoi membri europei – non gradisce che nella nuova cornice il suo ruolo stia declinando. Il G20 rischia di diventare un feroce terreno di scontro tra economie avanzate ed emergenti, ma con l’economia globale che si deve ancora riprendere per il momento resta altamente necessario. E finché il potere continuerà a spostarsi dalle nazioni industrializzate occidentali alle economie emergenti, il G20 resterà al suo posto.

Il meeting di Seoul si tiene a circa cinque mesi di distanza dall’incontro del G20 di Toronto, in Canada. Da alcuni anni, il G20 cui partecipano i capi di stato e di governo viene tenuto due volte all’anno per consentire ai partecipanti di verificare i progressi nelle decisioni assunte nel corso dei meeting precedenti. Il G20 di Seoul ripartirà dagli accordi raggiunti in Canada per il rilancio dell’economia e il riequilibrio dei mercati.