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  • lunedì 18 Ottobre 2010

Il gran casino dell’ACI di Milano

Report ha riportato d'attualità una storia con una concentrazione incredibile di conflitti di interesse

Il Post si era già occupato della storia dell’ACI di Milano e del suo incredibile intreccio di conflitti di interesse. La puntata di Report andata in onda ieri ha riportato la questione d’attualità, descrivendola con ulteriori particolari e interpellando direttamente alcune delle persone coinvolte.

Ricapitoliamo, brevemente. L’ACI è un ente pubblico senza fine di lucro, ha un milione di soci, gestisce per conto dello stato il PRA e ha una sterminata galassia di società controllate e partecipate. Alcune di queste hanno grandi interessi. L’ACI di Milano, per esempio, controlla la SIAS, la società che gestisce il gran premio di Monza e il suo appetitoso giro di sponsorizzazioni e denaro. L’ACI fa capo al ministero del turismo, e a febbraio il ministro del turismo – cioè Michela Vittoria Brambilla – commissaria l’ACI di Milano, svuotato a seguito di una serie di dimissioni arrivate una dopo l’altra.

Brambilla sceglie come commissario Massimiliano Ermolli, perché faccia da garante e traghetti l’ACI di Milano verso nuove elezioni. Qui ci sono già due cose interessanti da raccontare. La prima è che Massimiliano Ermolli è figlio di Bruno Ermolli, vicinissimo a Berlusconi e noto come “il più grande lobbista d’Italia”, la cui storia avevamo raccontato lo scorso luglio. La seconda è che lo stesso Massimiliano Ermolli commissario dell’ACI di Milano si candida al consiglio direttivo dell’ACI di Milano. La storia qui assume dei contorni ancora più surreali.

Ci sono due liste candidate al consiglio direttivo dell’ACI di Milano. Una è quella di Massimiliano Ermolli, il commissario. Ne fanno parte, tra gli altri, anche Geronimo La Russa, figlio del ministro Ignazio, ed Eros Maggioni, fidanzato del ministro Brambilla. Poi c’è un’altra lista, si chiama “Per la trasparenza”, è guidata da Jacopo Bini Smaghi. Il commissario straordinario Massimiliano Ermolli – nonché loro diretto avversario elettorale – rifiuta la domanda di ammissione al voto della lista “Per la trasparenza”. Lo fa, dice, perché di quella lista farebbero parte soci CLUB e non soci ordinari: ma non si trova traccia di questa norma nello statuto dell’ACI. La storia era pure arrivata in Parlamento. Ieri Report ne ha chiesto conto a Carlo Bretzel, avvocato e responsabile della commissione liste e candidature dell’ACI, che non ha saputo dare risposta.

Si va a votare con una lista sola, insomma, relativa alla stessa persona che è anche commissario straordinario dell’ente. Il candidato presidente della lista di Ermolli è Carlo Valli, presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza. Ma le cose non sono così semplici. Nonostante la lista di Valli ed Ermolli sia l’unica in corsa, nei giorni che precedono l’elezione alcuni soci comprano centinaia di tessere dell’ACI e le regalano: e ogni tessere di ACI è un voto. A volte espresso addirittura per delega. L’espressione “comprano i voti” non sembra così fuori posto.

Il 29 luglio Carlo Valli viene eletto presidente. Chi ha visto Report, ieri sera, sa che la sua intervista è tutto un programma: gli altri la trovano sul sito della trasmissione o alla fine di questo articolo. Insomma, Valli cade dalle nuvole. Non sa delle consulenze milionarie degli Ermolli con l’ACI di Milano di cui è presidente. Non sa, dice, nemmeno della lista a cui Ermolli ha impedito di partecipare alle elezioni. Giovanna Boursier, la giornalista di Report, gli chiede se lui ha pagato la sua tessera dell’ACI. Lui dice di sì, mostra una ricevuta, ma è quella di un omonimo: hanno regalato la tessera anche a lui.

Ancora. C’è Simonpaolo Bugiardino, di Confcommercio, che diventa vicepresidente dell’ACI di Milano. E l’ACI di Milano è proprietaria degli immobili nei quali ha sede Confcommercio, che li ha presi in affitto. Chi decide del prezzo dell’affitto? Anche Bugiardino. Poi c’è Bruno Longoni, consigliere dell’ACI di Milano: ha un’azienda di vetri, ha vinto la gara per rifare i vetri dell’Autodromo di Monza, controllato dall’ACI di Milano. E via dicendo, fino ad arrivare al pezzo forte, il Gran premio di Monza. Lo gestisce la SIAS, controllata dall’ACI di Milano. È una torta da sessanta milioni di euro, il suo presidente parla di “assalto alla diligenza”.

Il consigliere Massimiliano Ermolli si è dimesso lunedì. “Se non lo avesse fatto avrebbe probabilmente dovuto farlo domani”, si è concessa ieri Milena Gabanelli. Ma la storia è ancora lunga, e quindi se non l’avete fatto vi consigliamo di vederla raccontata da Report.
https://www.youtube.com/watch?v=tw1NwRMH0EA

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