Ricordare per dimenticare
Un nuovo studio offre conferme alle teorie per cui per liberarsi di un ricordo è consigliabile riportarlo alla memoria quel tanto che basta per modificarlo

Un nuovo studio offre conferme alle teorie per cui per liberarsi di un ricordo è consigliabile riportarlo alla memoria quel tanto che basta per modificarlo


Perché il tempo non esiste veramente, scriveva Vladimir Nabokov




Le foto dei tifosi radunati fuori dallo stadio del Napoli dopo la notizia della sua morte

Undici anni fa morì a Varsavia, all’età di 87 anni: era uno dei pochi sopravvissuti dell’eroica insurrezione del ghetto di Varsavia [Continua]

«Nei libri, soprattutto in quelli “per ragazzi” (e ragazze!), la mappa di solito si trova all’inizio. Le ricordo bene queste mappe, a volte su fogli più grandi del libro, incollati alla controcopertina o inseriti in una tasca di cartoncino. Li dovevi distendere con un gesto rituale, facendo attenzione a non sdrucirli: le linee di piegatura erano già tanto consumate da esporre una peluria di fibre. Era proprio la mappa a dare al libro la patente di “libro per ragazzi”, cioè tuo. Ogni mappa è una promessa, è una mappa del tesoro. Ma la verità è che la mappa è essa stessa il tesoro: perché là fuori, nella realtà, il tesoro non è detto che lo trovi»

«Era una bella e calda giornata di primavera. Ricordo il viavai della gente, il rombo dei motori, le corse di classi minori prima di pranzo. Per la gara trovammo posto attaccati alla rete, subito prima della Villeneuve, in fondo al rettilineo dopo il Tamburello. Mi sembra di sentirlo ancora adesso – sulle braccia, negli orecchi, nello stomaco – il frastuono delle macchine al giro di ricognizione, l’eccitazione di vedere per la prima volta la Ferrari dal vivo. Poi quei cinque giri dietro alla safety car per il tamponamento di Lamy a JJ Lehto. Infine il rombo più acuto, la voce di Francesco che dice “ecco, sono ripartiti”, il grido dei motori che si avvicina. E quel proiettile, laggiù, che si schianta contro il muro, la scia della Ferrari di Berger che frulla l’alettone in aria come un coriandolo, il casco giallo reclinato, i soccorsi, l’elicottero in pista. E il silenzio. L’irreale silenzio. Un intero autodromo ammutolito»

«Non ci sono specchi nella tundra e neppure a Dandora, e non ne immagino in un campo di concentramento o in un campo profughi, dove manca persino il bagno. Ma ovunque c’è la consapevolezza che indossare un oggetto bello o truccarsi gli occhi per mostrarsi all’altro con dignità permetta di recuperare il ricordo di una vita precedente o di credere in un futuro migliore»

«Ogni volta che me ne parlano, mi ricordo di quando un ragazzino di diciannove anni che era stato paramilitare mi raccontò come aveva squartato viva una ragazza. Da quando il presidente Petro ha nominato diciotto “gestori di pace”, la Colombia si è divisa tra quelli che abbozzano e quelli che si chiedono con che coscienza si può affidare la pace a criminali che hanno costretto a vivere nella paura, ucciso e fatto sparire nelle fosse comuni decine di migliaia di persone»

Il flauto dolce è economico e facile da imparare: da decenni lo si studia in classe, ma non tutti ne hanno un bel ricordo

In alcuni sono tornati gli abitanti, altri sono rimasti nelle condizioni di due anni fa, e si dibatte su come conservare il ricordo di ciò che è accaduto

Quando muore una celebrità ormai c'è chi aspetta il ricordo del giornalista e del regista sul Corriere della Sera

La strage della finale di Coppa dei Campioni del 1985 è stata per anni un ricordo scomodo, ma forse qualcosa sta cambiando

I giorni di scuole chiuse e giochi per strada sono sempre di più un ricordo in Italia, ma erano occasioni importanti

«Mi è difficile, quasi mezzo secolo dopo, ricordare nitidamente la conversazione. Ma il nocciolo della questione lo ricordo bene. Claudio Pica da Trastevere era sì furibondo; ma soprattutto ferito dal mio riferimento ai gemelli “grossi come dischi volanti”. Mi piace riassumere il breve discorso che il Reuccio mi fece, seduti uno di fronte all’altro nella saletta della portineria dell’Unità di Milano, mentre il custode Giuseppe, con la coda dell’occhio, vegliava sulla mia incolumità: “Non me ne frega niente se non ti piace come canto. Ma non ti perdono di avermi preso per il culo per i miei gemelli sull’Unità, il giornale del popolo"»

L'Italia vinse cinque ori, tre in più della Norvegia: lasciarono un buon ricordo generale, ma anche alcune strutture inutilizzate
