Come si mangia al fronte
Un inviato di guerra del New York Times racconta il contenuto delle razioni, e cosa ne fanno i soldati

Un inviato di guerra del New York Times racconta il contenuto delle razioni, e cosa ne fanno i soldati


Ben oltre la consueta umana eccitazione che travolge le redazioni quando succede qualcosa di grosso, anche quando è qualcosa di brutto, è leggibile nelle prime pagine di Libero e del Giornale (e anche del Tempo, qui l’editoriale) il brivido entusiasta e felice che ha percorso alcune schiene quando la possibilità di una strage islamista si [...]

Abbiamo fatto i conti, ed ecco un ritratto di un anno passato, di cosa è il Post, e di cosa sono i suoi lettori: e buon anno

Un estratto del nuovo libro di Michele Serra, che parla di un quarantenne che si ritira a vivere in campagna dopo un passato da politico

Secondo l'IPC, che monitora le crisi alimentari nel mondo, spesso una persona su tre resta più giorni senza mangiare

È un prodigio di tecnologia alimentare e verrà distribuita ai soldati in missione: è condita con mozzarella e salame e può durare fino a tre anni

Coltivata da migliaia di anni nelle Americhe ci mise dei secoli prima di convincere gli europei, ma poi svolse un ruolo essenziale nello sviluppo globale

I sequestri di persona in giro per il mondo sono diventati un gran business, con un notevole indotto

Le mogli dei presidenti americani hanno una grossa influenza commerciale: c'è chi l'ha usata per promuovere una causa, ma anche chi ha fatto spot

Gli aiuti umanitari non arrivano in molte zone del paese, gli ospedali non funzionano, e con l'arrivo dell'inverno la situazione potrebbe peggiorare ancora

Fu mostrato in anteprima 50 anni fa: piacque subito, ma non del tutto e non a tutti, e in pochi intuirono che era un capolavoro

L'ong voluta da Israele per distribuire il cibo nella Striscia potrebbe diventare un altro strumento per usare la fame come arma contro i palestinesi

«Oggi sembra strano pensarlo ma furono molto importanti per l'immaginario culturale delle generazioni di ragazzi e ragazze che ci giocarono: il Monòpoli contribuì a formare la nostra idea della città, il Risiko! quella della guerra, la Barbie (e Ken) quella della donna e dell'uomo, come dimostra il successo mondiale del film di Greta Gerwig. Qualche anno fa ho scoperto che un unico filo univa tutto quanto, e portava direttamente al centro di Milano, in una casa, guarda caso, in via dei Giardini, dove abitava un certo Emilio Ceretti, l’uomo di cui nessuno oggi ricorda il nome che importò in Italia i giochi in scatola e la bambola più importanti del Novecento»

Verrà rifatta e aperta per le Olimpiadi del 2026: molti si chiedono se valga davvero la pena spendere 60 milioni di euro
