pista bob cortina
La curva Sento della pista da bob di Cortina (Foto di Valentina Lovato)

La costosa e contestata pista da bob a Cortina

Verrà rifatta e aperta per le Olimpiadi del 2026: molti si chiedono se valga davvero la pena spendere 60 milioni di euro

di Isaia Invernizzi, foto e video di Valentina Lovato
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La curva Sento della pista da bob di Cortina (Foto di Valentina Lovato)

Fino a quando è rimasta aperta, la vecchia pista da bob di Cortina d’Ampezzo era bianca e liscia: era molto diversa da quella che si vede oggi, grigia come il cemento in alcuni tratti, verde in altri per via del muschio. Sono passati tredici anni da quando è sceso l’ultimo bob. La pioggia e il gelo l’hanno rotta, consumata. Hanno rovinato il legno delle protezioni, arrugginito lampioni e barriere. I cartelli di divieto di accesso e la sbarra abbassata sul tracciato, appena sopra la frazione di Ronco, non fermano gli ampezzani che la considerano ideale per una passeggiata a poca distanza da casa. Per loro la pista c’è sempre stata: dal 1923 è parte integrante di Cortina, come i boschi di larici e le Dolomiti che la circondano.

Sarebbe lo scenario perfetto per le gare delle Olimpiadi invernali del 2026, che si terranno in Italia, tra Milano e Cortina, e in altre note località montane in Lombardia e in Trentino-Alto Adige.

Il comitato organizzatore ha inserito la pista nel programma ufficiale: qui, secondo le previsioni, si terranno le gare di bob, di slittino, di skeleton e forse anche di parabob, durante le paralimpiadi. Prima, però, la pista va ristrutturata. È un cantiere complesso e costoso, da oltre 60 milioni di euro, con conseguenze rilevanti per un ambiente particolarmente delicato come la montagna. Molte persone a Cortina si stanno chiedendo se ne valga davvero la pena.

Ne è nato un dibattito appassionato e finora piuttosto rispettoso tra i sostenitori di due modelli inconciliabili: il primo, quello dello sviluppo a qualsiasi costo, che non si ferma di fronte a questioni concrete come la sostenibilità economica e la tutela dell’ambiente; il secondo, più prudente, punta a lasciare tutto com’è, arrivando a suggerire di spostare le gare da un’altra parte o di non farle proprio.

Il comitato organizzatore, la Regione Veneto, il CONI e il comune spingono per rifare la pista che nel 2026 porterà qui gli atleti e attirerà l’attenzione del mondo, e negli anni successivi anche i turisti; le associazioni civiche e ambientaliste della valle e della provincia di Belluno, dove si trova Cortina, chiedono invece di spendere i soldi in altro modo, di preservare il bosco e la montagna.

(Foto di Valentina Lovato)

È metà novembre e a Cortina non fa ancora freddo. In corso Italia, nella via principale del paese, camminano poche persone. Tra qualche settimana, dopo le prime nevicate, si riempirà di migliaia di turisti e appassionati di sci.

Poco fuori dal centro, un cartello in legno indica la direzione verso la “pista da bob Eugenio Monti”: è intitolata a un campione di bob, soprannominato il “Rosso volante”, che tra gli anni Cinquanta e Sessanta vinse sei medaglie olimpiche e dieci mondiali. Qui a Cortina, alle Olimpiadi invernali del 1956, riuscì a vincere due medaglie d’argento, nel bob a due e nel bob a quattro.

Di quelle Olimpiadi è rimasto poco: oltre alla pista da bob, dalla strada che porta in paese si nota la struttura affusolata del trampolino Italia con i cinque cerchi olimpici disegnati sulla base. È chiuso dal 1990. Accanto alla partenza della pista abbandonata c’è un traliccio di un nuovo impianto di risalita realizzato per i Mondiali di sci del 2021. Sotto la corsia di spinta, tra cartelli e tubi di metallo, si vedono tre bob abbandonati, coperti da uno spesso strato di polvere. Uno è rosso con la scritta “Italia” sulla parte frontale della carena.

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Bob abbandonati sotto la corsia di partenza (Foto di Valentina Lovato)

Il progetto iniziale proposto dalla Regione Veneto prevedeva una spesa da 85 milioni di euro per la demolizione e il rifacimento della pista, oltre alla costruzione di un parco “ludico sportivo” che sarebbe servito a sostenere economicamente la gestione dopo le Olimpiadi. Alla fine di ottobre, la Regione ha annunciato che si rifarà solo la pista con un progetto da 61 milioni di euro di cui si sa ancora poco.

Il presidente, Luca Zaia, ha spiegato che senza le gare di bob, di slittino e di skeleton, la partecipazione veneta alle Olimpiadi sarebbe stata «irrilevante» perché a Cortina sarebbero rimaste soltanto le gare di sci alpino femminile e di curling. Ha detto anche che il rifacimento avverrà «senza aumento del consumo di suolo, e permetterà di recuperare un’area centrale, oggi dismessa e abbandonata, ripulendola dei vecchi impianti». Anche il governo ha finanziato la ristrutturazione con 24,5 milioni di euro per coprire in parte i costi sostenuti dalla Regione. Di questi, 500 mila arriveranno entro la fine dell’anno, 12 milioni nel 2022 e altri 12 nel 2023.

Ma non basta dire che la pista andrà semplicemente rifatta, perché il tracciato della nuova “Eugenio Monti” non potrà ricalcare quello attuale. Sarà in gran parte nuovo.

Servono modifiche per rispettare i requisiti di sicurezza richiesti dalla federazione internazionale: molte delle curve che l’hanno resa famosa dovranno essere allargate e per certi versi ammorbidite. È l’unico modo per rallentare la corsa dei bob e soprattutto degli slittini e degli skeleton, specialità in cui il corpo degli atleti è sollecitato da una notevole accelerazione, che convenzionalmente si misura in G.

«La pista dovrà essere smantellata e rifatta da capo», spiega Marina Menardi, presidente dell’associazione Comitato Civico Cortina. «Le curve, i dislivelli e le lunghezze non sono più a norma. Purtroppo non verrà tagliato solo qualche albero, come ci raccontano: non sappiamo cosa resterà del bellissimo bosco di Ronco».

Non si sa cosa resterà nemmeno dei campi di tennis circondati dall’ultima curva della pista, nella zona di arrivo. I tre campi in terra battuta del “Country Club di tennis” rischiano di dover lasciare posto alle tribune e agli ampi spazi da riservare ai giornalisti, ai tecnici e alle televisioni. «Non facciamoci asfaltare», si legge sui volantini distribuiti da alcuni iscritti del tennis club che hanno fondato un comitato chiamato «Salviamo il Country».

Lo scorso agosto l’associazione Comitato Civico Cortina, contraria alla nuova pista, ha promosso un sondaggio per chiedere agli ampezzani cosa pensassero della proposta. Hanno risposto 1.216 persone: il 60 per cento ha detto che l’impatto ambientale è troppo elevato e che gli atleti sono troppo pochi per giustificare l’investimento, il 70 per cento di essere favorevole allo spostamento delle gare in una pista già aperta.

In Italia, però, non ce ne sono. Quella più vicina è a Innsbruck, in Austria.

«Ce n’è anche un’altra a Cesana Torinese, in Val di Susa: era stata costruita per le Olimpiadi di Torino del 2006, oggi è chiusa», spiega Menardi. «Potrebbe essere sistemata e riaperta con un investimento di dieci milioni di euro, gli stessi che qui servono soltanto per demolire la vecchia pista. All’epoca Cortina si propose per ospitare le gare di bob, ma il comitato organizzatore delle Olimpiadi torinesi decise di costruire un nuovo e costoso impianto per una questione di orgoglio. Dopo le Olimpiadi continuò a perdere soldi e chiuse. Stiamo commettendo lo stesso errore».

Marina Menardi, presidente dell’associazione Comitato Civico Cortina (Foto di Valentina Lovato)

Negli ultimi mesi l’associazione ha inviato lettere al presidente del CIO Thomas Bach e a Zaia per chiedere di sostituire le gare di bob con quelle di sci alpinismo, uno sport che non ha bisogno di grandi impianti. Domenica 24 ottobre oltre 400 persone, tra cui i rappresentanti di molte associazioni ambientaliste, hanno partecipato a una manifestazione intitolata “Non nel mio nome” per chiedere di preservare la montagna dal cemento.

Le iniziative non hanno fatto cambiare idea alla Regione che ha confermato l’impegno economico e non ha mai messo in dubbio il rifacimento della pista.

Anche per il sito ufficiale delle Olimpiadi 2026 non ci sono dubbi: si legge che l’impianto, chiamato sliding center, avrà una capacità di 5.500 posti e che la gara di slittino verrà disputata il 7 febbraio del 2026 nel giorno dell’inaugurazione del programma olimpico. Per come stanno le cose, l’obiettivo sembra ambizioso: il programma dei lavori definito nel 2019 prevedeva la presentazione del progetto di fattibilità, che ancora oggi non c’è, nel maggio del 2019.

Gli altri passaggi autorizzativi indispensabili – valutazione di impatto ambientale, rilascio delle licenze edilizie, conferenza dei servizi, progetto esecutivo, gara di appalto e aggiudicazione – avrebbero dovuto concludersi entro la prima metà del 2021, senza considerare possibili intoppi e ricorsi in cui non è raro imbattersi in Italia.

Sono stati accumulati due anni di ritardo che potranno essere recuperati solo con una decisa accelerazione: la pista deve essere consegnata entro il dicembre del 2024, un anno prima delle Olimpiadi, per iniziare in tempo i collaudi che spettano alle federazioni internazionali.

La curva Bandion (Foto di Valentina Lovato)

Gianfranco Rezzadore, 62 anni, è il presidente del Bob club di Cortina. È stato un atleta, negli anni Ottanta, e un tecnico. Ne va fiero, come si nota dalla giacca grigia con lo stemma del club: un bob dorato, una stella, un tricolore e i cinque cerchi olimpici su sfondo rosso e blu. Nella sua carriera ha affrontato 2800 discese, di cui quasi duemila sulla “Eugenio Monti”. Dalla curva Antelao, la penultima prima dell’arrivo, si vede casa sua, dall’altra parte del torrente che attraversa Cortina.

«Che emozione scendere da questa pista, una delle più belle del mondo», dice. «È un tracciato molto tecnico, non studiato al computer, dove la qualità del pilota è molto importante. Al minimo errore ti puoi rovesciare. Lasciarla così sarebbe un errore».

Dice che vedere la pista in queste condizioni lo fa star male. Da quando è stata chiusa, nel 2008, lui e gli altri iscritti del bob club hanno cercato di tenerla pulita e di riparare i danni causati dal passare del tempo. Nei primi anni Duemila sarebbero bastate alcune modifiche per adeguarla alle richieste delle federazioni e renderla più sicura. Il progetto, da 14,7 milioni di euro, era pronto, ma l’amministrazione non volle investire. Ora ne serviranno oltre sessanta per rifarla.

La curva Sento, dall’alto (Foto di Valentina Lovato)

Rezzadore spiega di essere il primo a non volere che venga fatto uno scempio ambientale. «Per fortuna è stato deciso di tenere il tracciato attuale», dice. «Verrà spostata un po’ di terra, ma sono sicuro che quando i lavori saranno finiti sarà ripristinato tutto com’era. Nessuno ha mai pensato di fare un impianto diverso dall’attuale». È una sua speranza, perché secondo le previsioni il rispetto integrale delle nuove prescrizioni avrà un impatto ambientale significativo su tutta l’area.

Allenarsi è molto più complesso e costoso, senza una pista. Ci si deve spostare fuori dall’Italia, a Innsbruck, dove le discese vanno concentrate nei pochi giorni in cui l’impianto è disponibile. Ogni discesa costa cinquanta euro e per formare un atleta ne servono tra le 20 e le 25, oltre alle spese per il viaggio e l’albergo.

Ogni anno il bob club di Cortina organizza selezioni estive di possibili nuovi atleti, ma i ragazzi e le ragazze che aspirano a diventare bobbisti sono sempre di meno, un po’ perché anche a Cortina nascono sempre meno bambini, un po’ perché senza la pista viene a mancare il fascino di vedere gli atleti in azione. In Italia sono sempre meno le persone che praticano questi sport: tra bob, slittino e skeleton non arrivano a cinquanta.

«Certo che se dividiamo il costo della pista per il numero di atleti italiani la cifra è alta, ma contare le teste è limitativo», dice Rezzadore. «La pista deve essere un’azienda che funziona, che crea un indotto per Cortina».

Gianfranco Rezzadore, presidente del bob club di Cortina (Foto di Valentina Lovato)

Tra le altre cose, una delle iniziative su cui il bob club punta con più convinzione è il “Taxi Bob”, che consente a chiunque di provare l’emozione di una discesa su un bob condotto da un atleta. «Sono sicuro che si riuscirà a tenere aperta la pista senza perdere troppi soldi», continua Rezzadore. «È chiaro che sarà molto difficile compensare le perdite, però anche le piscine hanno un costo per la comunità. Sono sicuro che il comune e la Regione sapranno individuare i professionisti giusti per gestirla e farla rendere».

La Regione ha già previsto e accantonato 8 milioni di euro, 400mila euro all’anno, per coprire le spese per i prossimi 20 anni. Anche le province autonome di Trento e Bolzano potrebbero contribuire alle spese per almeno 15 anni, come scritto in una lettera di intenti firmata nel 2019, ma da allora si è parlato poco di quel documento anche in Trentino-Alto Adige.

Uno dei rettilinei della pista (Foto di Valentina Lovato)

Secondo Silverio Lacedelli, ambientalista dell’associazione Mountain Wilderness, i costi di gestione e quindi il deficit potrebbero anche essere più alti. «Dipende dal clima, che sta peggiorando», spiega. «Il riscaldamento climatico porta ad alzare i costi per la refrigerazione della pista a causa di inverni sempre più caldi. Anche l’aggressione della montagna causa problemi di sostenibilità: stiamo assistendo alla colonizzazione di territori incontaminati con nuove piste da sci e impianti. Solo oggi, dopo un secolo, qui a Cortina si stanno rimarginando i danni fatti dalla Prima guerra mondiale. Quello che non ha fatto la guerra rischia di farlo il turismo».

Lacedelli abita a Cortina. Esce spesso per passeggiare nei boschi e accoglie sull’uscio di casa quelli che chiama “selvatici”: uccelli e scoiattoli a cui lascia qualcosa da mangiare.

È laureato in Agraria e per molti anni ha lavorato alla protezione delle foreste del Veneto, prima di andare in pensione. Dice che le alternative al rifacimento della pista non mancano, anche se alcune sono estreme come l’ipotesi di cancellare le gare di bob, skeleton e slittino dal programma olimpico. «Nel 1960 a Squaw Valley, in California, non le fecero perché decisero di non costruire la pista». Anche secondo lui, come per Menardi e la sua associazione, l’alternativa più credibile sarebbe spostare le gare a Cesana Torinese.

Silverio Lacedelli (Foto di Valentina Lovato)

Un tentativo per dirottare alcune discipline in Piemonte è stato fatto recentemente dal presidente della Regione, Alberto Cirio, e dal neo sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. «Facendo leva sulle nostre relazioni credo che potremmo adesso tornare in gioco», ha detto Cirio. Oltre al bob, l’obiettivo è spostare anche le gare di salto con gli sci da Predazzo, in Val di Fiemme, a Pragelato, vicino Torino. La prima reazione della sottosegretaria allo Sport Valentina Vezzali è stata contraria alla proposta piemontese, ma Cirio e Lo Russo non sembrano intenzionati a cedere.

Gli organizzatori e le istituzioni non vogliono sentire parlare di alternative. Giovanni Malagò, presidente del CONI, è stato piuttosto perentorio: la pista si farà con le modifiche previste, senza cambiare progetto, e Cortina ospiterà le gare in un impianto nuovo di zecca. «Sapete come si dice a Roma? Abbasta», ha detto, riferito alle rivendicazioni degli ambientalisti.