Meloni è andata pure in Norvegia a cercare il gas
Proseguono le visite ufficiali con motivi soprattutto energetici, dopo quelle in Algeria e nei paesi del Golfo Persico
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Giovedì la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni è andata in visita ufficiale in Norvegia. Uno degli obiettivi dell’incontro con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre era di consolidare l’importante fornitura di gas naturale che la Norvegia garantisce all’Italia, in un momento in cui è necessario compensare il minore afflusso dovuto alla guerra in Medio Oriente. Per lo stesso motivo in primavera Meloni era andata in Algeria, altro importante paese fornitore di gas naturale, e nei paesi del Golfo Persico interessati dagli attacchi iraniani.
Meloni ha detto che erano quasi quindici anni che un capo di governo italiano non visitava la Norvegia.
La Norvegia è già un importante fornitore di gas naturale per l’Italia, ed è il primo fornitore per l’Unione Europea, così come l’Unione Europea è di gran lunga il suo miglior cliente. La Norvegia garantisce quasi un terzo di tutto il gas naturale importato dai paesi europei e più della metà di quello che arriva tramite gasdotto; dopo ci sono gli Stati Uniti e il Nord Africa.
La Norvegia è il quarto paese fornitore per l’Italia: da qui arriva gas sotto forma di gas naturale liquefatto e tramite il gasdotto Transitgas.
Norvegia e Italia sono legate anche tramite le rispettive aziende statali del settore energetico. Eni condivide vari progetti con la norvegese Vår Energi e partecipa a ricerche ed esplorazioni per nuovi giacimenti di gas naturale nell’Artico. Recentemente l’azienda italiana di ingegneria Saipem ha avviato la fusione con la norvegese Subsea 7, che è specializzata in ingegneria per il settore energetico offshore. Alla cena dopo l’incontro ufficiale, giovedì sera, erano presenti anche rappresentanti di Saipem e di altre due importanti aziende pubbliche, Fincantieri, specializzata in cantieristica navale, e Leonardo, una delle più grosse società europee nel settore della difesa.
Il gas naturale serve all’Italia per il riscaldamento nei mesi invernali e in diversi procedimenti industriali, ma soprattutto per produrre una buona parte dell’energia elettrica di cui ha bisogno. È dunque una materia prima essenziale per le persone e l’economia: l’Italia importa quasi tutto il gas naturale di cui ha bisogno ed è anche per questa ragione che è il paese europeo che rischia di più di restarne senza per via della guerra.
La chiusura dello stretto di Hormuz da parte di Iran e Stati Uniti ha ridotto di circa il 10 per cento le importazioni italiane di gas naturale, perlopiù dal Qatar, che ha peraltro interrotto la produzione a causa degli attacchi e dei danni negli impianti di Ras Laffan, il più importante complesso per lo sfruttamento del gas naturale nella regione.
In questo scenario l’Italia deve per forza sostituire il gas naturale che le arriva dal Qatar, in un momento peraltro molto particolare: dal 2022 in avanti, dopo l’invasione dell’Ucraina, l’Europa aveva già impiegato grandi sforzi per attivare forniture alternative che rimpiazzassero le forniture dalla Russia. L’Italia ne dipendeva per il 40 per cento, nel 2025 l’ha ridotto a poco meno del 3 per cento, e da quest’anno ha smesso di importarne perché l’Unione Europea ha del tutto vietato gli acquisti di fonti fossili dalla Russia a partire dal 2027.
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