Dove verranno presi i soldi per la sospensione del bollo
Il governo dice dai risparmi del PNRR, ma c'è qualche incognita e basteranno solo per il 2027: poi non si sa
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Il governo ha comprensibilmente pubblicizzato molto la misura con cui ha sospeso il bollo per auto e moto per il 2027, senza però dare un’informazione importante: dove verranno presi i soldi per realizzarla. È una domanda lecita, perché nell’ultimo periodo il governo stava facendo fatica a racimolare qualche centinaio di milioni di euro per continuare a finanziare lo sconto sulle accise, nel tentativo di contrastare il rincaro dei carburanti: e ora ha annunciato a sorpresa un’esenzione per agevolare i proprietari di veicoli che costerà 2,3 miliardi di euro per il solo 2027.
Dopo la conferenza stampa, i comunicati e gli annunci ufficiali, il governo ha fatto poi trapelare che per questa misura attingerà ai fondi non spesi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR: il piano con cui l’Italia ha speso quasi 200 miliardi di euro provenienti dall’Unione Europea, che dovevano servire a rilanciare l’economia dopo la pandemia. È una soluzione temporanea e con alcune incognite.
È temporanea perché questi soldi riescono a finanziare soltanto l’esenzione per il 2027: dunque, al contrario di quello che ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, almeno per il momento non c’è un’abolizione del bollo, un irresistibile slogan elettorale che però maschera una semplice sospensione provvisoria. Allo stesso tempo il governo ha fatto sapere di voler rendere la misura permanente – quindi arrivare a una vera abolizione – con la legge di bilancio, cioè la legge con cui ogni anno si definisce come verranno spesi e incassati i soldi dello Stato nell’anno successivo.
La legge di bilancio viene presentata dal governo solitamente a metà ottobre, e viene discussa dal parlamento nei mesi successivi fino all’approvazione definitiva, che deve avvenire per forza entro il 31 dicembre di ogni anno. È probabile che si parlerà molto della soluzione che il governo troverà per il bollo: per rendere una misura strutturale bisogna trovare i soldi per un tempo indefinito, dunque riducendo permanentemente un’altra spesa o introducendo una nuova tassa. Per ora il governo ha i fondi solo per il 2027 e non si sa come intenda trovarli dal 2028 in avanti.
Tra l’altro il prossimo anno ci sono le elezioni, dunque è possibile che a doversi occupare di trovare i fondi futuri sia persino un altro governo: è quindi una bella grana che Giorgia Meloni lascia in eredità a chiunque arriverà, che se non trova i soldi dovrà prendersi la responsabilità – a quel punto molto impopolare – di reintrodurre il bollo già nei primi mesi in carica.
– Leggi anche: Cosa sono le coperture di bilancio
Il bollo oltretutto è un tributo di competenza regionale, che arriva nel bilancio delle Regioni e quindi contribuisce a finanziare servizi di welfare per i residenti, come per esempio la sanità. Il governo ha detto che compenserà le Regioni per il mancato gettito, ma in questo caso trovare le coperture è particolarmente delicato, perché rischia di crearsi un ammanco nei bilanci delle Regioni per una misura decisa dallo stato centrale. Se per qualsiasi ragione questo ammanco non viene colmato, le Regioni potrebbero trovarsi costrette a rivedere il loro bilancio, riducendo le spese o aumentando le imposte regionali.
È però vero che il bollo per auto e moto è storicamente un tributo molto, molto evaso: è possibile che in realtà le Regioni preferiscano la compensazione diretta dallo Stato invece di doversi occupare ogni anno di una faticosa riscossione. Perdono però uno strumento di politica ambientale, visto che l’esenzione dal bollo è tra i più importanti incentivi per l’acquisto di auto elettriche.
A prescindere da tutto questo, ci sono comunque alcune incognite intorno all’ipotesi del governo di usare i fondi avanzati del PNRR nel 2027.

Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti durante la conferenza stampa sulla sospensione del bollo (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Il PNRR serviva a finanziare investimenti necessari per incentivare la crescita economica dopo la crisi dovuta alla pandemia. Per ottenere i soldi dall’Unione Europea questi investimenti dovevano però essere vincolati a certe riforme e obiettivi, gran parte dei quali erano legati alla digitalizzazione e soprattutto alla transizione energetica: la Commissione europea monitorava periodicamente il rispetto dei vincoli e il raggiungimento degli obiettivi, e solo a parere positivo erogava i fondi. Il piano si è concluso il 30 giugno di quest’anno e a febbraio il governo aveva previsto con un decreto che tutti i risparmi sarebbero confluiti nei conti della tesoreria, dunque a disposizione per altri utilizzi.
Per risparmi si intende quanto non speso nei progetti comunque realizzati e che hanno soddisfatto gli obiettivi del piano concordati con l’Unione Europea. Potrebbe essere un bando che ha ricevuto meno adesioni del previsto, o risparmi nella costruzione di un edificio, o anche i soldi di progetti che sono rientrati da ultimo nel PNRR e che quindi hanno liberato fondi nazionali.
Queste risorse possono essere spese perché sono ormai di fatto indipendenti dal piano, e quindi possono essere stanziate per progetti anche successivi alla sua scadenza, quella del 30 giugno 2026 (per i progetti del PNRR invece quello che ormai è stanziato non si può cambiare).
In ogni caso non si sa a quanto ammontino questi risparmi, plausibilmente non più di qualche miliardo. La legge con cui il governo ha stabilito che questi fondi sarebbero stati disponibili per usi alternativi individuava già 1,5 miliardi di euro risparmiati dai ministeri (che però potrebbero essere già stati utilizzati), a cui se ne sarebbero potuti aggiungere altri in seguito. Il ricalcolo spetta al ministero dell’Economia, che deve via via rendere disponibili i fondi.
Questo ricalcolo non c’è ancora, come non c’è ancora il testo definitivo del decreto con cui il governo ha previsto la sospensione del bollo e che dovrebbe chiarire una volta per tutte come funzionerebbe il finanziamento: quindi se verrà pagato in tutto o in parte con i risparmi del PNRR.
Infine, finanziare la misura in questo modo avrà un esito paradossale, per quanto del tutto lecito. Il PNRR doveva servire per vincolare l’Italia a un percorso di transizione energetica strutturato, e in questo modo alla fine finanzierà l’esenzione di un tributo sulle auto con motori tradizionali, o al massimo ibridi. È possibile che questa decisione crei quantomeno qualche perplessità alla Commissione Europea, responsabile della coerenza dei piani, anche se ormai i fondi sono dell’Italia e questo utilizzo non è più contestabile.



