Perché tutta la politica è appesa a delle banali elezioni a Reggio Calabria
I partiti sono convinti che saranno decisive per capire il reale peso di Roberto Vannacci, e come può condizionare il centrodestra
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Il 27 e il 28 settembre si svolgeranno le elezioni suppletive per il collegio uninominale di Reggio Calabria, in cui si assegnerà un seggio della Camera dei deputati rimasto vuoto: quello di Francesco Cannizzaro, di Forza Italia, che dopo essere stato eletto sindaco della città a maggio aveva dovuto dimettersi. Di solito le elezioni per rimpiazzare un singolo parlamentare decaduto ricevono ben poca attenzione; stavolta invece i partiti politici, sia di destra sia di sinistra, si stanno preparando a questo appuntamento con grande fermento.
Il motivo, in breve, è Roberto Vannacci. A Reggio Calabria per la prima volta un candidato che si presenta col simbolo del suo partito, Futuro Nazionale, si misurerà in un’elezione diretta: quel dato verrà preso come valore di riferimento per stabilire l’effettivo peso del partito, dopo che per mesi ci si è affidati ai sondaggi che ne evidenziavano la crescita poderosa, fino alle attuali stime che lo danno intorno all’8 per cento.
Ma c’è di più: per come è maturata, e per ciò che ha innescato, la candidatura di Futuro Nazionale potrebbe essere determinante per far perdere al centrodestra un’elezione che altrimenti sembrava destinata ad avere uno scontato esito favorevole. Se così sarà, si rafforzerà una convinzione che si va diffondendo da settimane tra i dirigenti di Lega e Forza Italia: e cioè che se Giorgia Meloni deciderà di escludere Vannacci dall’alleanza di destra nel 2027, la sconfitta dell’attuale coalizione di governo rischia di essere inevitabile.
Reggio Calabria, insomma, verrà considerata come una riproduzione in scala minore di quel che potrebbe accadere a livello nazionale: è un esercizio discutibile, perché quel che succede localmente non sempre si riflette sull’intero paese, ma si tratterà in ogni caso di un segnale a cui i leader politici, di destra e di sinistra, daranno grande rilievo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sindaco di Reggio Calabria Francesco Cannizzaro insieme a Palazzo Alvaro, sede del comune, il 6 luglio 2026 (GIUSEPPE LAMI/ANSA)
Ad animare le elezioni è stata anzitutto la curiosa scelta di Forza Italia, a cui spettava indicare il candidato della coalizione. Antonio Tajani, pressato da Marina Berlusconi, ha deciso di far competere a Reggio Calabria Fabio Roscioli, noto avvocato romano, tesoriere del partito e legale di fiducia da molto tempo della famiglia Berlusconi. La cosa ha generato parecchi malumori in città, e Vannacci ne ha subito approfittato. Tramite Domenico Furgiuele, deputato di Futuro Nazionale e responsabile del partito in Calabria, ha contattato Domenico Giannetta e gli ha proposto di candidarsi. Giannetta è un politico di grande esperienza che da anni milita in Forza Italia, di cui era anche capogruppo in Consiglio regionale.
È stato sindaco di Oppido Mamertina, piccolo comune del reggino, assessore provinciale, quattro volte consigliere regionale, ed è un chirurgo piuttosto noto in città. Riteneva di essere la persona su cui il partito avrebbe dovuto scommettere. Quando ha capito che gli era stato preferito Roscioli, non ha nascosto il proprio disappunto, e ha accettato l’offerta di Vannacci.

Il deputato Domenico Furgiuele all’assemblea costituente di Futuro Nazionale, a Roma, il 13 giugno 2026 (FABIO FRUSTACI/ANSA)
Ora proprio la sua candidatura, accreditata di un 10-15 per cento di consenso nei sondaggi che circolavano nelle scorse settimane, potrebbe risultare decisiva nel favorire Frank Benedetto, un esponente moderato del centrosinistra, già capogruppo del PD in consiglio comunale a Reggio, e conosciuto soprattutto come cardiologo di grande perizia, non a caso scelto in più occasioni come consulente dalla giunta regionale di centrodestra, guidata da Roberto Occhiuto di Forza Italia. Benedetto è sostenuto da una coalizione molto larga, che raccoglie in sostanza l’intero centrosinistra: dal PD al M5S, da AVS al Partito Repubblicano, da Rifondazione Comunista fino a Casa Riformista che fa capo a Matteo Renzi. E questa è l’altra novità significativa.
Alle elezioni politiche del 2022 Cannizzaro vinse il collegio uninominale col 44,7 per cento dei consensi. Il centrosinistra si presentò diviso in 3: il candidato del PD prese il 21 per cento, quello del M5S il 20,3, quello del Terzo polo, centrista, il 4,4 per cento. Sommando dunque i voti degli esponenti progressisti, e facendo un’operazione molto grossolana, si arrivava alla stessa cifra di Cannizzaro. Insomma, in teoria si prospetterebbe un confronto equilibrato.
C’è in realtà da considerare che in questi ultimi anni il centrodestra, e Forza Italia in particolare, ha consolidato e rafforzato il proprio consenso a Reggio e nel resto della regione. Alle europee del 2024, nella provincia, Forza Italia e Fratelli d’Italia risultarono i primi partiti, rispettivamente col 26 e col 21 per cento dei voti, mentre PD e M5S ottennero il 16,8 e il 9,5 per cento. Nell’ottobre scorso, alle regionali vinte con grande agio da Occhiuto (col 57,2 per cento), nella provincia di Reggio il centrodestra ottenne addirittura il 65,5 per cento.
Ecco perché, fino a metà agosto, la coalizione di governo era certa di vincere senza grandi affanni le elezioni suppletive.
Poi però Giannetta è uscito dal partito il 23 agosto e Futuro Nazionale lo ha candidato, rimettendo tutto in discussione. Se davvero la mossa di Vannacci sarà determinante ai fini di questa elezione, come ritengono vari parlamentari calabresi, Meloni potrà approfittarne per ribadire l’argomento con cui in modo più ricorrente incalza il generale: e cioè che lui, contrastando la coalizione di destra che governa il paese, di fatto aiuta la sinistra.
– Leggi anche: Vannacci è meglio avercelo come amico o come nemico?
È del resto questa una delle ragioni per cui due importanti esponenti di Futuro Nazionale in Calabria, Giancarlo Talarico e Francesco De Leo, la settimana scorsa hanno abbandonato il partito di Vannacci, dicendo di non condividerne più il programma, troppo estremo, e in polemica col coordinatore regionale Furgiuele, ex esponente della Lega e dichiarato ammiratore di Benito Mussolini.
Vannacci, però, potrebbe a sua volta ribaltare il ragionamento: dimostrare, cioè, che il contributo di Futuro Nazionale è determinante per far vincere la destra, e dunque rivendicare un ruolo importante nella futura coalizione che concorrerà alle elezioni politiche del 2027.



