Chi c’è nel partito di Roberto Vannacci

Lui dice che sono «figli di nessuno» per farla apparire una classe dirigente nuova e di rottura, ma non è proprio così

Da sinistra: Massimiliano Simoni, Roberto Vannacci ed Emanuele Pozzolo alla sala stampa della Camera il 5 agosto 2026 (ANSA/FABIO CIMAGLIA)
Da sinistra: Massimiliano Simoni, Roberto Vannacci ed Emanuele Pozzolo alla sala stampa della Camera il 5 agosto 2026 (ANSA/FABIO CIMAGLIA)
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«Feccia». «Sporca dozzina». «Figli di nessuno». E ancora: «camerati», «irriducibili idealisti», «patrioti indomiti». Sono alcune delle definizioni con cui Roberto Vannacci ha descritto i militanti del suo partito, Futuro Nazionale, dando l’impressione di una classe dirigente nuova e controcorrente, lontana dalla politica di professione. Ma se si guarda ai dirigenti del partito e alle figure più rilevanti a livello locale, si trovano in realtà persone dedite alla politica da anni, o da decenni, e che hanno deciso di aderire a Futuro Nazionale per le ragioni più varie. Alcuni per convinzione ideologica, altri per opportunismo, per trovare spazio e visibilità; altri ancora perché erano in rotta col proprio partito.

La maggior parte di questi nuovi iscritti deriva dalla Lega, poi ci sono parecchi ex iscritti di Forza Italia e, in misura minore, di Fratelli d’Italia, oltre a diversi “civici” di centrodestra, anche relativamente moderati. Naturalmente c’è anche una vasta rete di militanti e simpatizzanti riconducibili alle forze armate. In gran parte, comunque, si tratta di persone che non avevano ruoli di grande prestigio, o che non avevano di fronte a loro un luminoso futuro politico.

Il più importante è Massimiliano Simoni, il coordinatore nazionale di Futuro Nazionale e il più fidato consigliere politico di Vannacci. Se Vannacci è il comunicatore e ci mette la faccia, Simoni si occupa di definire gli organigrammi nelle varie regioni, vaglia i profili di chi vuole entrare, tiene i contatti coi vari dirigenti locali e con gli esponenti degli altri partiti. Simoni è nato nel 1967, ha un anno più di Vannacci: come lui vive da moltissimo tempo a Pietrasanta, in provincia di Lucca, e come lui è stato un paracadutista della brigata Folgore.

Ha militato per oltre vent’anni nella destra radicale, per lo più in Alleanza Nazionale, poi nel Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi (nella corrente di Gianfranco Fini, molto vicino a Italo Bocchino) e poi in Fratelli d’Italia, dove ha avuto vari incarichi a livello locale. Nel 2024 andò con Vannacci nella Lega per curargli la campagna elettorale per le elezioni europee.

Simoni è stato l’unico consigliere regionale eletto in Toscana dalla Lega, nel 2025, e subito dopo la rottura di Vannacci con la Lega ha aderito a Futuro Nazionale. Ha portato con sé Annamaria Frigo, imprenditrice lucchese nel settore del benessere e dell’estetica, sua storica collaboratrice e come lei impegnata per anni nella politica locale con Fratelli d’Italia: ora è la responsabile del tesseramento.

È toscano anche il più importante dei parlamentari di Futuro Nazionale, nonché responsabile dell’organizzazione del partito, e cioè Edoardo Ziello. Trentaquattrenne, cresciuto a Pisa, ha esordito nelle giovanili della Lega nel 2013 ed è deputato dal 2018. È stato a lungo un protetto di Susanna Ceccardi, di cui è stato anche assessore quando lei era sindaca di Cascina; poi ha iniziato a nutrire insofferenza verso di lei, lamentandosi di scarsa autonomia. Questo risentimento, insieme alla convinzione di non essere abbastanza valorizzato da Salvini, è ciò che lo ha indotto a seguire subito Vannacci.

Ziello si occupa per lo più del Centro-Nord, mentre la figura di riferimento da Roma in giù è Rossano Sasso. Cinquantunenne di Altamura, in provincia di Bari, è entrato nella Lega passando da Noi con Salvini, il movimento satellite alla Lega attivo nel Centro-Sud, dopo una lunga permanenza nell’UGL, il sindacato di destra, durante la quale si è occupato soprattutto di scuola, che è rimasto un po’ il suo argomento prediletto. Pur contestando l’establishment europeista e rimproverando alla Lega di essere eccessivamente moderata, è stato sottosegretario all’Istruzione nel governo di Mario Draghi. Negli ultimi tempi era entrato in conflitto con l’altro importante dirigente pugliese della Lega, il senatore Roberto Marti.

I deputati di Futuro Nazionale durante una protesta dopo il voto sul rinnovo delle missioni internazionali, in piazza Montecitorio, alla Camera, il 28 luglio 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)

Del gruppo alla Camera di Futuro Nazionale fanno parte anche Emanuele Pozzolo, il deputato eletto con Fratelli d’Italia e poi espulso dal partito per la faccenda dello sparo alla festa di Capodanno di Rosazza, e vari altri ex deputati della Lega. Un po’ tutti hanno un elemento in comune: la delusione per come venivano trattati nel partito e le scarse prospettive di una rielezione. Laura Ravetto, a lungo parlamentare berlusconiana e poi passata alla Lega, aveva ricevuto da Salvini la promessa, poi non mantenuta, di una nomina nel consiglio di amministrazione di una partecipata pubblica, l’ARERA, che si occupa di energia.

Davide Bergamini e Attilio Pierro avevano da poco lasciato la Lega per trasferirsi in Forza Italia, lamentando peraltro l’eccessiva radicalizzazione del partito proprio a causa di Vannacci: cercavano spazi e garanzie di rielezione, e alla fine li hanno trovati con Vannacci. Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof hanno sofferto per lo più questioni locali: il primo, calabrese, aveva protestato contro l’eccessiva accondiscendenza di Salvini nei confronti di Forza Italia e di Roberto Occhiuto in Calabria; Bof era invece in totale dissidio col nuovo presidente leghista del Veneto, Alberto Stefani.

A livello locale l’attrazione di Futuro Nazionale è dovuta a varie ragioni. In Puglia e in Calabria, ma anche in Abruzzo e in Campania, vari politici che negli anni passati avevano scommesso sul progetto nazionalista della Lega – prima con Noi con Salvini, poi con Lega per Salvini premier – ne hanno constatato la crisi, e hanno dunque cercato altro. Pierro, per esempio, ha convinto una buona manciata di amministratori a lui vicini nella provincia di Salerno, la sua, a seguirlo. In Puglia, Sasso ha fatto lo stesso in provincia di Bari, di Foggia, di Brindisi, nell’area di Barletta e in parte anche in Salento, sottraendo personale politico sia alla Lega sia, in misura minore, a Forza Italia.

In tanti territori, Vannacci ha poi scommesso sulla voglia di rivalsa di politici locali, o su divisioni dentro alcuni partiti. In Veneto, per esempio, tutta l’area più radicale della Lega, quella dichiaratamente filorussa che fa capo a Stefano Valdegamberi, è passata in Futuro Nazionale così come altri esponenti della corrente più moderata, quella che si è indebolita dopo la mancata rielezione a presidente regionale di Luca Zaia.

Nel complesso, dunque, emerge una tendenza netta, da parte di Vannacci, a preferire non tanto gente fresca e alle prime armi, secondo una logica del rinnovamento comune a tanti nuovi movimenti politici che rivendicano la loro nascita «dal basso», quanto piuttosto politici navigati e strutturati, che offrano garanzie in termini di esperienza, di conoscenze ed entrature nella pubblica amministrazione, di perizia nel muoversi e di un consenso elettorale. E secondo questa logica, Vannacci non pesca soltanto nella Lega.

In Lombardia, per esempio, nella regione più ricca e popolosa d’Italia, i due consiglieri regionali su cui può contare Futuro Nazionale arrivano entrambi da Fratelli d’Italia. Uno è Luca Ferrazzi. Varesotto nato nel 1968, già eletto per cinque volte e con una lunghissima carriera, vanta una notevole rete di conoscenze fuori e dentro la sua provincia, e un discreto bacino di preferenze personali. L’altro è Pietro Macconi, settantaseienne bergamasco, alla quarta legislatura. Come Ferrazzi, pure lui è un esponente storico della frangia più radicale della destra finiana e meloniana, ed è vicino ai movimenti oltranzisti cattolici e alle associazioni dei cacciatori, da cui riceve da sempre voti e sostegno.

In Calabria, invece, l’acquisto più clamoroso di Futuro Nazionale è uno storico esponente locale di Forza Italia, Domenico Giannetta. Era capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, dove era ormai alla quarta legislatura. Poi lo scorso agosto ha deciso di aderire al progetto di Vannacci.

La decisione è maturata in seguito alla decisione di Forza Italia di candidare per le elezioni suppletive di Reggio Calabria per la Camera – in sostituzione di Francesco Cannizzaro, eletto sindaco di Reggio a maggio – l’avvocato romano Fabio Roscioli, vicino alla famiglia Berlusconi e tesoriere nazionale del partito. Giannetta, nato e cresciuto in città dov’è molto conosciuto anche per via della sua professione di medico, si è risentito, è uscito da Forza Italia, Futuro Nazionale lo ha accolto e lo ha subito candidato alle suppletive.

Vannacci sostiene di poter ottenere qui la prima affermazione elettorale di Futuro Nazionale, ma in ogni caso i voti di Giannetta potrebbero essere decisivi per sottrarre consenso a Roscioli e avvantaggiare il centrosinistra, compromettendo così l’esito di un’elezione che per Forza Italia pareva scontato.