L’anomala campagna elettorale di Emma Bonino per la presidenza della Repubblica

Nel 1999 si candidò ufficialmente, come nessuno fa, sostenendo ironicamente di essere «l'uomo giusto»

Emma Bonino durante la campagna per la sua elezione a presidente della Repubblica, nel maggio del 1999 (archivio storico di LaPresse)
Emma Bonino durante la campagna per la sua elezione a presidente della Repubblica, nel maggio del 1999 (archivio storico di LaPresse)
Caricamento player

«Come essere sorpreso, dunque, Emma, se oggi il tuo volto, la tua vita, il tuo nome è quello compreso, indicato, preferito da tanta parte d’Italia e non solo?». Era il 1999 quando Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale, sostenne con queste parole un’irrituale candidatura a presidente della Repubblica di Emma Bonino, una delle figure istituzionali più prestigiose dell’area radicale, morta venerdì a 78 anni. Quell’anno Bonino non fu eletta, ma da allora il suo nome tornò molte altre volte nelle trattative per scegliere la più importante carica dello Stato.

Nel 1999 Bonino aveva 51 anni. Era diventata deputata, europarlamentare e commissaria europea dopo anni di attivismo in Italia e all’estero per i diritti civili, che aveva portato avanti anche nel corso della sua militanza nel Partito Radicale insieme a Pannella. Dopo le sue dimissioni dalla carica di commissaria e alla fine del mandato del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, un comitato di sostenitori promosse la sua candidatura al Quirinale, cioè alla presidenza della Repubblica. Lei la accettò.

Per sostenere Bonino fu messo insieme un comitato elettorale, come per un’elezione popolare. Furono anche prodotti, per la prima volta per l’elezione di un presidente della Repubblica, spot televisivi. Circolarono sondaggi che dicevano che il consenso di Bonino sarebbe stato molto superiore a quello di Carlo Azeglio Ciampi, il candidato favorito, e fu redatto un libretto elettorale nel quale venivano ricordati i successi e i riconoscimenti ricevuti da Bonino negli anni, anche all’estero, e i suoi tanti incontri istituzionali.

Fu una campagna elettorale molto inusuale per almeno due motivi: il primo è che il presidente della Repubblica non viene eletto dai cittadini ma dai parlamentari, spesso con lunghe trattative riservate tra i partiti e trame oscure. Perciò non erano mai state fatte campagne elettorali. Quella di Bonino invece fu una candidatura pubblica e popolare, scelta che lei rivendicò nel 2022, in un’intervista a Repubblica: «Io mi candidai pubblicamente», disse, «penso che altri lo potrebbero fare oggi». La strategia dei Radicali era creare nella cittadinanza un movimento di opinione che avrebbe potuto influenzare dall’esterno i parlamentari.

La seconda anomalia riguardò i toni della campagna, che fu condotta con strumenti e linguaggi tipici dei discorsi politici ed elettorali americani: dallo slogan in inglese «Emma for President», ai manifesti provocatori, che giocavano sull’ipotesi della prima donna eletta presidente della Repubblica definendo Bonino «l’uomo giusto».

Emma Bonino ospite del Maurizio Costanzo Show, il programma televisivo del giornalista Maurizio Costanzo in onda sulle reti Mediaset, nel marzo del 1999 (archivio storico LaPresse)

A questo si legò anche il sostegno ricevuto da figure molto popolari dell’epoca, provenienti dal mondo dello spettacolo e della televisione, della moda e della cultura: il giornalista Indro Montanelli, i cantanti Edoardo Bennato, Franco Battiato, Caterina Caselli e Iva Zanicchi, i registi Bernardo Bertolucci e Mario Monicelli, l’attore Vittorio Gassman e le attrici Catherine Spaak, Franca Rame, Claudia Cardinale e Claudia Koll, l’editore Sellerio, la scienziata Rita Levi Montalcini e il presentatore Maurizio Costanzo.

Alla fine il 13 maggio 1999, primo giorno delle elezioni, Bonino ottenne un risultato molto più modesto rispetto a quanto avrebbe fatto pensare la visibilità della sua campagna: ricevette soltanto 15 voti su 990. Ciampi fu eletto con 707 voti al primo scrutinio. Per un’elezione come quella per la presidenza della Repubblica serve consenso trasversale tra i partiti, e quindi un’ampia maggioranza: non è quindi così strano che, una volta raggiunto un accordo tra i partiti, a Bonino sia rimasta una manciata di voti.

La campagna per Bonino presidente, comunque, non fu del tutto inefficace: un mese dopo le elezioni per il Quirinale, quindi nel giugno del 1999, si tennero le elezioni europee. I radicali ottennero l’8,5 per cento dei voti: il loro migliore risultato di sempre.

Dopo il 1999 Bonino fu votata in quasi tutte le successive elezioni del presidente della Repubblica, almeno nei primi scrutini. Ha fatto eccezione solo l’ultima, quella del 2022, quando fu lei a sfilarsi dicendo di non voler essere eletta.

– Leggi anche: La telefonata a Radio Radicale con cui Emma Bonino annunciò di avere un tumore, nel 2015