• Mondo
  • Sabato 29 agosto 2026

Gli Stati Uniti controlleranno ancora più petrolio del Venezuela

Trump ha annunciato un accordo per arrivare a gestire un quinto delle riserve del paese, che sono le maggiori al mondo

Donald Trump scende dell'Air Force One, il 28 agosto
Donald Trump scende dall'Air Force One, l'aereo presidenziale, il 28 agosto (AP Photo/Luis M. Alvarez)
Caricamento player

Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato, senza dare molti dettagli, un accordo che porterà gli Stati Uniti a gestire direttamente circa un quinto delle riserve petrolifere del Venezuela, ossia 65 miliardi di barili sui 303 totali. Gli Stati Uniti vendono già il petrolio all’estero per conto del regime, su cui hanno enorme influenza da quando a gennaio del 2026 hanno catturato l’ex presidente Nicolás Maduro, mettendo al suo posto Delcy Rodríguez.

Rodríguez ha confermato l’accordo – che deve ancora essere firmato, cosa che probabilmente avverrà la settimana prossima – dando qualche informazione in più e soprattutto cercando di presentarlo come vantaggioso anche per il Venezuela. Ha detto che gli Stati Uniti gestiranno 17 giacimenti e che l’operazione dovrebbe garantire 100 miliardi di dollari di investimenti e 209 miliardi in tasse allo stato, che ne ha grande bisogno per ristrutturare i suoi giganteschi debiti e per finanziare la ricostruzione dopo il devastante doppio terremoto di fine giugno.

Trump ne ha enfatizzato le possibili ricadute interne negli Stati Uniti, ossia una riduzione del prezzo dei carburanti, a cui tiene in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Al di là della retorica di Trump, che ha parlato del «più grande accordo nella storia del mondo», la gestione di 65 miliardi di barili vale il secondo posto per possesso di risorse dopo la compagnia petrolifera statale saudita Saudi Aramco.

A differenza di altri paesi, gli Stati Uniti non hanno un’azienda petrolifera statale e quindi dovranno coinvolgerne di private, che in passato avevano mostrato una certa ritrosia a investire in Venezuela per via dei problemi strutturali del settore petrolifero locale, fiaccato da anni di mancata manutenzione. Sul lato operativo dell’accordo ci sono pochi dettagli, ma secondo fonti dei media verrà creata una joint venture, in cui il governo statunitense manterrebbe una quota del 55 per cento, con una compagnia privata che riceverebbe una concessione di 100 anni per sfruttare i giacimenti.

– Leggi anche: Dove finiscono i soldi del petrolio venezuelano?

Prima dell’annuncio di Trump, tra le aziende petrolifere statunitensi Chevron, che ha trascorsi storici in Venezuela, stava già trattando per espandere le sue attività. Negli scorsi mesi varie altre – tra cui Repsol, Shell e l’italiana Eni – avevano fatto accordi col governo di Rodríguez, che ha in parte liberalizzato il settore. Una delle mosse successive del Venezuela, secondo Bloomberg, potrebbe essere uscire dall’OPEC (l’organizzazione che riunisce i più importanti paesi esportatori di petrolio), come hanno fatto a fine aprile gli Emirati Arabi Uniti.