C’è una cosa che non è cambiata con i molti primi ministri britannici
Il convinto sostegno all'Ucraina, come si è visto con la visita a Kyiv di Andy Burnham
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Per il suo primo viaggio all’estero il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham è andato in Ucraina, dove lunedì ha partecipato alle celebrazioni per il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. Burnham era il principale leader straniero a Kyiv e la sua presenza non è sorprendente: fin dall’inizio dell’invasione su larga scala della Russia, nel febbraio del 2022, il Regno Unito è stato uno dei principali alleati dell’Ucraina, sul piano sia politico sia militare.
L’alleanza non ha risentito dei cambi di governo che nel frattempo ci sono stati nel Regno Unito. Il sostegno all’Ucraina è rimasto una priorità della politica estera britannica mentre si alternavano cinque primi ministri, prima dei Conservatori e poi dei Laburisti. È un tema condiviso in modo trasversale dalla politica britannica, con l’eccezione dei Verdi, e anche il sostegno dell’opinione pubblica è tra i più alti registrati tra i paesi europei.
Nel 2022 il primo ministro britannico era Boris Johnson dei Conservatori. Johnson era stato in visita a Kyiv all’inizio di febbraio, poco prima dell’inizio della guerra, e ad aprile fu il primo leader di un paese del G7 a tornarci. Il Regno Unito stava fornendo materiale difensivo all’Ucraina già da prima dell’inizio dell’invasione, e subito dopo fu il primo paese a inviare armi: in particolare i lanciarazzi anticarro a spalla NLAW, che furono fondamentali per fermare l’avanzata russa sulla capitale.
La guerra allungò di qualche mese la carriera politica di Johnson, che nel Regno Unito era sotto pressione per vari scandali ma in quei mesi si spese parecchio a livello internazionale. Fu la prima (e forse ultima) volta che si vide in azione la “Global Britain” teorizzata dai fautori di Brexit, ossia un Regno Unito più protagonista sulla scena globale perché svincolato dalla farraginosità diplomatica dell’Unione Europea. A Johnson non sfuggì, e paragonò la resistenza del popolo ucraino a Brexit.

Johnson a Kyiv con Zelensky, il 9 aprile del 2022 (Ukrainian Presidential Press Office via AP)
Oltre all’opportunità politica – ridare centralità al Regno Unito – Johnson aderì alla causa ucraina con convinzione. Strinse un rapporto d’amicizia con il presidente Volodymyr Zelensky che continua tuttora: Johnson è tornato a trovarlo di tanto in tanto, e ha sfruttato l’attività da conferenziere e i legami con la politica statunitense per perorare l’importanza degli aiuti militari. Il sostegno di Johnson è riconosciuto da parte della popolazione ucraina e nel paese gli hanno dedicato una strada dalle parti di Odesa e persino un dolcetto, con una guarnitura che omaggia i suoi capelli scarmigliati.
L’approccio non è cambiato con i successori di Johnson tra i Conservatori: prima Liz Truss, rimasta in carica solo 49 giorni, e poi Rishi Sunak, che scelse Zelensky per la prima telefonata da primo ministro, solitamente riservata al presidente degli Stati Uniti. A riprova di quanto l’alleanza non fosse in discussione, ma istituzionalizzata, quando nel 2023 Zelensky visitò il parlamento britannico, a riceverlo a fianco di Sunak c’era Keir Starmer, Laburista e al tempo ancora leader dell’opposizione.
Diventato primo ministro dopo le elezioni del 2024, Starmer promosse la cosiddetta “coalizione di volenterosi” insieme alla Francia: è il gruppo di 34 paesi, tra cui l’Italia, che si sono impegnati a difendere l’Ucraina anche dopo la fine della guerra. Il governo Starmer firmò anche un nuovo accordo, con durata simbolica di cent’anni, per rendere permanenti gli stanziamenti all’Ucraina. Il Regno Unito è uno dei paesi che si sono mobilitati di più, secondo solo a Stati Uniti e Germania. Appena diventato primo ministro, lo scorso luglio, Burnham ha promesso continuità sul sostegno e Zelensky è stato il primo leader straniero a visitarlo.
Anche se gli aiuti britannici sono minori nelle cifre di quelli statunitensi, o di quelli dell’Unione Europea nel suo insieme, il Regno Unito ha spesso avuto un ruolo di traino degli altri paesi, ugualmente prezioso per l’Ucraina. Varie volte ha rotto per primo gli indugi – per esempio sulle forniture di missili a lunga gittata o sistemi d’arma avanzati, oppure sulla possibilità di addestrare piloti e soldati ucraini sul suo territorio – portandosi dietro gli altri, a partire dagli Stati Uniti.
Anche quando non è stato il primo, l’attivismo del Regno Unito ha condizionato altri governi. Per esempio a gennaio del 2023 annunciò l’invio di uno squadrone di carri armati Challenger 2, una cosa che di per sé non poteva cambiare le sorti della guerra, ma così spinse Germania e Stati Uniti a superare i loro tentennamenti e mandarne anche loro. In particolare serviva che la Germania autorizzasse anche altri paesi a fornire i loro carri Leopard 2, prodotti per conto dell’esercito tedesco.

Sunak consegna una bandiera britannica a Zelensky e al presidente del parlamento ucraino Ruslan Stefančuk, nel febbraio del 2024 (Stefan Rousseau/Pool Photo via AP)
Il Regno Unito ha ottenuto anche benefici da questa alleanza. Due aziende britanniche sono state autorizzate a costruire droni in partnership con l’Ucraina, che dispone di quelli più avanzati al mondo. Lunedì Burnham ha fatto un accordo per sviluppare insieme all’Ucraina sistemi di intelligenza artificiale nei settori della difesa e della sicurezza: significa che il Regno Unito sarà il primo paese straniero ad avere accesso ai moltissimi dati raccolti dai soldati e dai droni ucraini sul campo di battaglia.
Questo attivismo ha reso il Regno Unito uno dei principali bersagli della propaganda russa e delle sue minacce. Un ritornello frequente è l’accusa, infondata, che sia stato Johnson a far saltare i primi negoziati per la fine della guerra nel 2022. Lunedì, dopo l’annuncio che il Regno Unito condividerà con l’Ucraina alcune tecnologie per produrre missili da crociera SCALP, il portavoce del regime russo Dmitry Peskov ha sostenuto che le forze russe stiano raccogliendo informazioni per colpire le fabbriche in cui vengono assemblati, senza specificare se la minaccia includa quelle britanniche.
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Il posizionamento del Regno Unito dopo l’inizio della guerra si è innestato su quello storico, più vicino agli Stati Uniti rispetto agli altri paesi europei e di contrapposizione alla Russia ai tempi della Guerra Fredda. Nei primi anni Duemila c’era stato un forte afflusso di capitali e oligarchi russi specie a Londra, tanto da far parlare di una Londongrad (in italiano sarebbe una cosa tipo Londragrado), ma dopo il 2018 i rapporti si sono deteriorati. È l’anno in cui i servizi segreti russi cercarono di avvelenare l’ex spia russa Sergei e sua figlia Yulia Skripal a Salisbury, in Inghilterra. Il caso aveva ricordato l’omicidio del dissidente Alexander Litvinenko a Londra, sempre su mandato del regime e per avvelenamento.



