Su cosa si accapiglierà la politica italiana da settembre
La legge elettorale, la crisi della Lega, il candidato del centrosinistra alle elezioni politiche del 2027 e altro ancora
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I lavori del parlamento riprenderanno appieno a partire dal 9 settembre, dopo la pausa agostana. E saranno animati principalmente dagli stessi temi che avevano generato polemiche nelle scorse settimane: la legge elettorale, anzitutto, e lo scostamento di bilancio per le spese energetiche e militari. Ma succederanno cose anche dentro ai partiti: soprattutto nella Lega di Matteo Salvini che è in crisi, ma anche nel centrosinistra che deve decidere chi candidare alla presidenza del Consiglio.
La legge elettorale è il tema più delicato. È una riforma a cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dimostrato di tenere moltissimo, e che vuole approvare in tempi rapidi, anche a costo di forzature con gli alleati. Ma dentro Forza Italia e Lega ci sono grosse resistenze: soprattutto rispetto all’eventuale introduzione delle preferenze, cioè il meccanismo per cui l’elettore può indicare direttamente il candidato sulla scheda elettorale, come avviene alle regionali e alle europee.
Fratelli d’Italia aveva tentato di inserirle, sia pure con un sistema un po’ contorto, attraverso un emendamento non condiviso con Lega e Forza Italia. Era successo alla Camera, dove sulle questioni elettorali si vota a scrutinio segreto, e quell’emendamento fu bocciato. La maggioranza si divise, e il governo fu battuto in modo clamoroso.
Meloni vuole riproporre quello stesso emendamento al Senato, dove non c’è il voto segreto e dove quindi eventuali insubordinazioni sono assai più improbabili. Ma la Lega e soprattutto Forza Italia hanno mostrato di essere ancora contrarie. A fine luglio Forza Italia ha ottenuto di ritardare i tempi della discussione, rinviando all’inizio di settembre il termine per la presentazione degli emendamenti. Saranno dunque settimane molto tribolate per la maggioranza, intorno a un tema che è sempre motivo di enormi preoccupazioni personali per i parlamentari (perché da quello dipendono le loro possibilità di essere rieletti).

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani all’Assemblea generale di Confcommercio, a Roma, il 10 giugno 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Lo stesso Ignazio La Russa, presidente del Senato di Fratelli d’Italia, rispondendo a una domanda sul tema ha fatto una previsione un po’ criptica: ha detto che «entro ottobre la risposta arriva», aggiungendo che «o la chiudiamo o non la chiudiamo», e dunque non escludendo del tutto che possano esserci ulteriori problemi, tali da indurre il governo a rinunciare al progetto.
I tempi non sono una variabile irrilevante: a metà ottobre si inizierà a discutere della legge di bilancio, il provvedimento di politica economica più importante dell’anno, e per Meloni sarebbe imbarazzante trascinare ulteriormente questa polemica, su un argomento che certamente non riscuote grande consenso popolare come la legge elettorale: per questo c’è l’intenzione di andare di fretta, facendo approvare la riforma al Senato in tempi rapidi per poi concludere l’iter con un voto finale alla Camera, dove ci sarebbe di nuovo, però, il rischio connesso al voto segreto sull’intera legge.
Anche le faccende di politica economica agiteranno la maggioranza. Ancora prima della definizione della legge di bilancio, infatti, il governo dovrà negoziare con la Commissione Europea un indebitamento eccezionale fino a circa 35 miliardi di euro per i prossimi 3 anni, di cui circa 14 da destinare, già nel 2027, a investimenti per l’emergenza energetica e per la difesa. In parte le decisioni saranno condizionate dall’esito di una revisione dei saldi di finanza pubblica, da cui si capirà se l’Italia otterrà una fuoriuscita dalla procedura europea per deficit eccessivo oppure se questa procedura, com’è probabile, verrà confermata.
A quel punto, nella prima decade di ottobre, il governo dovrà riferire in parlamento sul dettaglio delle misure concordate con l’Unione Europea, sui modi e sui tempi con cui verranno spese le risorse negoziate. Per farlo dovrà ottenere una specifica autorizzazione per indebitarsi più del previsto: è la procedura del cosiddetto scostamento di bilancio, ed è sempre un passaggio delicato che prevede il voto favorevole di una maggioranza qualificata (quindi più del 50 per cento), e si accompagna sempre a grosse polemiche.
In particolare in questo caso, visto che dalla definizione dello scostamento dipenderà poi quella della legge di bilancio per il 2027, l’ultima di questo governo e quella con cui i partiti di maggioranza si prepareranno alla campagna elettorale. C’è chi ci arriva nel caos.
I conflitti dentro la Lega sono ormai conclamati: una parte dei dirigenti del nord, guidati in particolare dal presidente lombardo Attilio Fontana e dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, chiede la ridiscussione di programmi, obiettivi e organismi direttivi, mettendo esplicitamente in dubbio anche la permanenza di Matteo Salvini come segretario federale.

Matteo Salvini e Massimiliano Romeo al congresso regionale della Lega Lombarda, il 15 dicembre 2024 (MOURAD BALTI TOUATI/ANSA)
Tra i senatori più leali a Salvini c’è chi, per ritorsione, invoca la rimozione di Romeo da capogruppo al Senato. Altri esponenti di peso del partito guardano altrove: a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, per esempio, oppure a esperienze nuove. Mercoledì Raffaele Volpi, ex sottosegretario alla Difesa e responsabile nella Lega delle questioni legate all’intelligence, ha annunciato la creazione di un nuovo movimento, Area Liberale Federalista. Tanti aspettano di capire le prossime mosse di Luca Zaia e di Massimiliano Fedriga, che stanno valutando di chiedere l’indizione di un congresso straordinario. Tutte queste tensioni raggiungeranno il loro apice in vista del raduno di Pontida, storica festa annuale della Lega, prevista per il 20 settembre.
Anche dentro Forza Italia le cose non vanno benissimo. La fazione vicina a Marina Berlusconi, in particolare, rivendica maggiore autonomia da Fratelli d’Italia e un maggior protagonismo, e nel farlo mette in discussione la leadership di Antonio Tajani. La capogruppo al Senato, Stefania Craxi, ha ribadito l’impegno per l’approvazione di una legge sul fine vita, alla ripresa dei lavori a settembre, che però viene ostacolata da mesi da Fratelli d’Italia. Anche sulle questioni fiscali e finanziarie ci sono tensioni: in questi giorni per esempio Forza Italia ha espresso una netta contrarietà all’idea di introdurre nuove tasse sui profitti di banche e assicurazioni, avanzata a fine luglio da Salvini.

Giuseppe Conte ed Elly Schlein all’istituto Luigi Sturzo, a Roma, il 6 luglio 2026 (Mauro Scrobogna/LaPresse)
Anche nel centrosinistra bisognerà affrontare questioni complicate. In particolare, si dovrà definire il percorso che quasi certamente porterà alle primarie nel gennaio del 2027 per individuare il candidato presidente del Consiglio per le elezioni politiche del prossimo anno. Per ora i contendenti certi sono due: Elly Schlein e Giuseppe Conte, cioè i leader dei due maggiori partiti dell’area, PD e Movimento 5 Stelle. Ma quasi certamente anche il fronte centrista e moderato presenterà uno o più candidati (uno potrebbe essere Matteo Renzi), così come anche Alleanza Verdi e Sinistra. C’è poi l’incognita legata a Silvia Salis: la sindaca di Genova viene considerata la più competitiva tra i candidati alternativi, ma continua a ribadire la sua contrarietà alle primarie.
Per ora il dibattito ruota intorno alle regole. Schlein vorrebbe promuovere un’elezione a doppio turno, col ballottaggio riservato ai due candidati più votati. È un modo per rendere più partecipato il voto, ma anche per garantirsi una vittoria più probabile, visto che sia AVS sia i centristi al secondo turno convergerebbero su di lei. Per lo stesso motivo, Conte non sembra entusiasta di questa ipotesi. E pretende che ci sia almeno la possibilità di votare online, in sintonia con le sensibilità degli elettori del Movimento 5 Stelle, non solo di persona ai seggi o ai gazebo. Una soluzione di compromesso potrebbe consistere in un processo di registrazione preventiva su un portale online per gli elettori che volessero votare in modalità digitale.



