Fontana vuole cambiare la Lega, anche a costo di sostituire Salvini

Il presidente della Lombardia ha detto che sta lavorando a un'associazione dentro al partito e ha parlato di una «leadership collettiva»

Attilio Fontana e Matteo Salvini si stringono la mano durante un incontro nel 2022 a Roma (Antonio Masiello/Getty Images)
Attilio Fontana e Matteo Salvini si stringono la mano durante un incontro nel 2022 a Roma (Antonio Masiello/Getty Images)
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Attilio Fontana, presidente della Lombardia e dirigente leghista, pensa che la Lega dovrebbe interrompere il calo di consensi, avvenuto anche in territori storicamente leghisti, adottando un’impostazione diversa, sia nelle proposte politiche sia nella dirigenza. A questo scopo dice di non escludere che il segretario Matteo Salvini debba farsi da parte.

In un’intervista al Corriere della Sera, Fontana non ha proposto esplicitamente le dimissioni di Salvini, come avevano fatto la scorsa settimana molti dirigenti in una riunione del direttivo lombardo, ma ha detto che «nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito».

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Fontana ha quindi parlato di una «leadership collettiva» e di una «squadra forte» alla guida del partito. Senza entrare troppo nei dettagli, ha detto di stare lavorando a «un’associazione larga e aperta» formata da «una pluralità di persone» dentro alla Lega. Non è chiaro se possa stare costituendo una specie di nuova corrente all’interno del partito, e nello specifico una componente lombarda più strutturata.

Nell’intervista Fontana non ha escluso la formazione di un soggetto politico nuovo in futuro: «Non ho la sfera di cristallo, non posso prevedere il futuro», ha detto, dimostrando un atteggiamento piuttosto anomalo per un dirigente storico della Lega, che è il partito più longevo in parlamento e tradizionalmente molto coeso.

Questo gruppo, dice Fontana, sta discutendo di diversi aspetti, dai diritti civili alla «modernizzazione dello stato» attraverso un maggiore federalismo e una maggiore autonomia delle amministrazioni locali. Per incidere su tutto il sistema, secondo lui, il partito dovrebbe valorizzare di più i territori con un maggiore peso economico, come la Lombardia.

Matteo Salvini viene considerato da tempo il principale responsabile della perdita di voti degli ultimi anni. «Siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti. Insomma, il problema c’è», ha detto Fontana, che in modo piuttosto inconsueto ha citato nella sua intervista gli scenari peggiori degli ultimi sondaggi, quando normalmente i politici tendono a tacere o svalutare i dati meno incoraggianti.

Diversi dirigenti all’interno del partito sostengono che la leadership di Salvini sia poco credibile, scarsamente strategica e troppo debole, e secondo alcuni lo dimostrerebbe la fuoriuscita del generale Roberto Vannacci, ex vicesegretario leghista che ha fondato il suo partito Futuro Nazionale togliendo voti proprio alla Lega.

Una parte consistente di dirigenti lombardi ha quindi chiesto a Salvini di farsi da parte. Lui ha respinto le dimissioni, ma si è detto disponibile all’ipotesi di formare una sorta di direzione collegiale che lo potrebbe affiancare senza sostituirlo. Già lo scorso giugno Salvini aveva creato una «cabina di regia», cioè un gruppo di lavoro al quale avevano partecipato presidenti leghisti di diverse regioni, sindaci e ministri con lo scopo di affrontare questioni territoriali di interesse nazionale.