Andremo sempre più in vacanza al fresco?

Per molte persone il clima è diventata una priorità nella scelta della destinazione: nel Nord Europa si parla di "coolcation"

Un turista nel parco nazionale di Anderdalen, sull’isola di Senja, in Norvegia, agosto 2022 (Sergei Gapon/Anadolu Agency via Getty Images)
Un turista nel parco nazionale di Anderdalen, sull’isola di Senja, in Norvegia, agosto 2022 (Sergei Gapon/Anadolu Agency via Getty Images)
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Le frequenti e prolungate ondate di calore degli ultimi anni stanno modificando le abitudini di viaggio delle persone nei mesi estivi. Nonostante il turismo non sia in calo nelle capitali europee più gettonate come Roma, Barcellona o Parigi, o nelle località balneari più affollate del Mediterraneo, negli ultimi anni sempre più viaggiatori hanno cominciato a scegliere dove andare anche in base al clima, preferendo destinazioni meno battute ma più vivibili.

Nel settore e sui giornali specializzati in viaggi se ne parla già da qualche anno, tanto che è nato un termine per definire queste mete: coolcations, cioè vacanze in località dove le temperature sono piacevoli e anzi, può fare anche molto fresco.

«Non riesco a immaginarmi a passeggio per il Marocco sotto il sole di agosto», racconta Federico Palmas, coordinatore di uno dei viaggi di gruppo dell’agenzia Avventure nel Mondo in partenza per la Scozia quest’estate. «Negli ultimi anni la mia ricerca delle mete nordiche è aumentata. Anzi, forse più che di ricerca di mete nordiche, parlerei di esclusione delle mete torride».

Palmas è uno dei tanti coordinatori di Avventure nel Mondo che nel periodo estivo accompagneranno gruppi di viaggiatori verso località come Scozia, Irlanda, Isole Faroe, Islanda, Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca, dove le estati sono tipicamente miti, con temperature che in molte zone si mantengono mediamente intorno ai 15-20 gradi. Diversi di loro hanno raccontato al Post che molti partecipanti scelgono le loro destinazioni «esplicitamente per andare al fresco».

In alcuni casi l’interesse è stato tale da spingere Avventure nel Mondo ad aumentare l’offerta. È successo per esempio per la Scozia: «per il viaggio di 7 giorni ad agosto inizialmente Avventure aveva previsto solo tre partenze», racconta il coordinatore Andrea Ferri, «ma dopo aver riferito che avevo ricevuto tantissimi messaggi e telefonate di persone interessate hanno deciso di aggiungerne altre».

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Turisti in posa per una foto davanti al cartello di confine sull’autostrada tra Scozia e Inghilterra (Jeff J Mitchell/Getty Images)

Nel nord Europa il turismo è in crescita da alcuni anni, e in particolare da dopo la pandemia. Secondo la compagnia aerea scandinava SAS le prenotazioni provenienti da Francia e Italia verso città della Svezia nel 2025 sono aumentate del 50 o 60 per cento rispetto all’anno prima. Sul sito francese Hotels.com, le ricerche di camere a Copenaghen sono aumentate del 246 per cento dall’inizio della prima ondata di caldo in Francia, a maggio. Quelle di Dublino, in Irlanda, sono aumentate del 151 per cento. Secondo il frequentatissimo sito di viaggi Trivago, tra utenti che vivono nel Regno Unito le prenotazioni per luglio e agosto per Norvegia e Svezia sono aumentate rispettivamente del 55 e del 57 per cento rispetto all’anno scorso. 

In molti casi l’aumento dell’interesse per i paesi del Nord Europa è stato accolto positivamente dalle istituzioni locali, che hanno cercato di sfruttarlo con campagne di promozione e iniziative mirate come questa della Svezia, che si rivolge a chi è in cerca di una «rinfrescante fuga estiva» e usa proprio il termine coolcation.

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L’ente ufficiale del turismo norvegese ha una pagina web dedicata alle coolcation in Norvegia. L’anno scorso la Finlandia ha approvato una piano triennale per cercare di aumentare la domanda turistica e la spesa dei visitatori stranieri. La Danimarca punta a far aumentare la spesa degli stranieri a 200 miliardi di corone danesi (circa 31 miliardi di dollari) entro il 2030 e la Norvegia intende creare più di 40mila posti di lavoro nel settore turistico.

Come molti luoghi che non sono abituati a ricevere grandi quantità di visitatori, però, molte di queste destinazioni del Nord Europa stanno anche avendo qualche difficoltà a gestire il crescente turismo, e la pressione che comporta sul territorio e sulle sue aree naturali. Il fenomeno infatti riguarda soprattutto le zone rurali e più remote e meno le grandi città o le capitali. Per esempio sul monte Reinebringen, uno dei punti panoramici più famosi delle isole norvegesi Lofoten, i visitatori sono passati da circa 50mila nel 2020 a 250 mila nel 2024.

In Norvegia l’anno scorso l’ente nazionale del turismo ha cancellato una campagna dedicata a promuovere il paese come meta per attività all’aria aperta per paura dell’impatto ambientale del turismo. All’inizio di quest’estate il paese ha poi approvato una tassa del 3 per cento sui pernottamenti dei turisti. Si tratta anche di gestire le capacità ridotte delle strutture ricettive rispetto a quelle dei paesi più visitati d’Europa: per dare un’idea in Italia ci sono quasi 1,1 milioni di camere d’albergo, mentre in Finlandia circa 55 mila.

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