Francia-Marocco, e molto altro
Nel primo quarto di finale i calciatori figli di immigrati o nati all'estero sono la maggioranza, ma a questi Mondiali è normale
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Per il primo quarto di finale dei Mondiali di calcio, in programma giovedì sera tra Francia e Marocco, la polizia di Parigi ha già previsto misure di sicurezza aggiuntive per garantire l’ordine pubblico. Sono attesi scontri e violenze, indipendentemente dal risultato. La comunità marocchina in Francia conta infatti 1,7 milioni di persone e, nonostante tra i due paesi oggi ci siano relazioni consolidate, il passato coloniale della Francia in Marocco è sempre stato fonte di tensioni. E gli scontri seguiti alla vittoria della Champions League del Paris Saint-Germain, che portarono a 800 arresti, lasciano pensare che possa ripetersi qualcosa di simile.
In generale Francia e Marocco sono due squadre con tanti giocatori nati all’estero o con genitori o nonni originari di altri paesi: una tendenza che ha riguardato diverse nazionali di questa edizione dei Mondiali. In Francia-Marocco giocheranno come avversari calciatori che hanno fatto parte delle stesse rappresentative giovanili nazionali, che sono cresciuti nelle stesse regioni, che avrebbero potuto indossare altre maglie e cantare altri inni.
C’entrano storie di colonialismo e immigrazione lunghe più di un secolo, investimenti e ambizioni marocchine e cambiamenti nei regolamenti della FIFA, l’organizzazione che gestisce il calcio mondiale.

Achraf Hakimi, nato in Spagna, e Kylian Mbappé, di padre camerunese e madre algerina, nel 2022 in Qatar (AP Photo/Natacha Pisarenko)
Nella rosa della Francia i discendenti di immigrati, soprattutto da ex colonie africane, sono la maggioranza: una quindicina, compreso il giocatore più forte, Kylian Mbappé, di padre camerunese e madre di origini algerine, e il vincitore del Pallone d’Oro 2025 (che premia il miglior giocatore dell’anno) Ousmane Dembélé, di padre senegalese e madre mauritana. A questi se ne aggiungono tre con origini nei Dipartimenti d’oltremare francesi, come Martinica, Guadalupa e Guyana francese. Non è una cosa nuova. I figli di immigrati erano già nella nazionale francese nel Mondiale vinto nel 1998: come Zinedine Zidane, nato a Marsiglia da genitori algerini.
Per il Marocco questa tendenza è più recente, e funziona al contrario. La federazione marocchina cerca i giocatori nati all’estero da famiglie marocchine e da alcuni anni li convince con sempre maggiore successo a scegliere di giocare per il Marocco.
Nel gruppo attuale solo sette giocatori sono nati in Marocco, mentre quelli nati all’estero sono passati dai 14 dei 2022 ai 19 di oggi. Nella partita contro il Brasile, giocata nella fase a gironi e finita 1-1, 10 titolari su 11 del Marocco erano nati all’estero. Sei sono nati proprio in Francia, altri sei in Spagna: sono i due paesi che nei primi cinquant’anni dello scorso secolo colonizzarono il Marocco gestendolo attraverso un protettorato.
Il 18enne centrocampista Ayyoub Bouaddi era stato capitano dell’Under 17 e dell’Under 21 francese prima di scegliere, pochi mesi fa, di giocare col Marocco. Il 29enne Issa Diop prima rifiutò le chiamate di Senegal e Marocco dicendo che avrebbe giocato solo per la Francia, poi cambiò idea.
Oggi i giocatori della nazionale marocchina sono attirati da una squadra competitiva ai massimi livelli: oltre alla semifinale dei Mondiali raggiunta nel 2022, il Marocco ha vinto la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi nel 2024 e una contestata Coppa d’Africa all’inizio di quest’anno. Oggi nelle scelte dei calciatori pesano anche i grossi investimenti del Marocco nel calcio: negli stadi, nei centri di formazione di giocatori e attraverso grosse sponsorizzazioni. Nel 2030 il Marocco ospiterà i Mondiali assieme a Spagna e Portogallo.

Ayyoub Bouaddi, ex capitano dell’Under 21 francese, con il Marocco ai Mondiali, il 19 giugno 2026. (AP Photo/Dave Shopland)
I cambi di nazionalità sono stati resi possibili da un progressivo allentamento delle regole FIFA a partire dal 2004 e poi con riforme successive. In precedenza se un calciatore aveva giocato per una nazionale giovanile di un paese non poteva più cambiare.
Oggi chi è in possesso della doppia nazionalità e non ha mai giocato per una nazionale maggiore può scegliere liberamente dove giocare. Può cambiare anche se ha giocato non più di tre partite per una nazionale maggiore, a patto però che nessuna di queste tre partite sia nelle fasi finali di uno dei principali tornei internazionali.
Oggi sono molti i giocatori nati in paesi diversi da quelli che rappresentano ai Mondiali: 292 su 1.248, il 23,4 per cento del totale. Solo nove nazionali su 48 non ne hanno nessuno; Curaçao ne aveva 25 su 26, la Repubblica Democratica del Congo 22, la Bosnia 17, l’Algeria e Haiti 16. Nel complesso in questi Mondiali c’erano 99 giocatori nati in Francia: i 26 della nazionale francese più 73 che giocano in 13 squadre diverse. I Paesi Bassi sono secondi in questa classifica con 67, perlopiù nelle nazionali olandese e di Curaçao.
I fattori principali che rendono la Francia un caso quasi unico sono il suo passato coloniale e una lunga storia di immigrazione.
Quella marocchina verso la Francia cominciò durante la Prima guerra mondiale, quando la Francia cercava manodopera nordafricana per le sue industrie. Proseguì fra le due guerre durante il protettorato francese in Marocco, e poi fra gli anni Cinquanta e Settanta con arrivi concordati e organizzati, sempre per rispondere al fabbisogno di manodopera. Negli anni Settanta la Francia di fatto chiuse questa possibilità, e cercò anche di favorire il rientro dei marocchini in patria. Gli incentivi però non funzionarono.

Tifosi del Marocco al torneo di calcio delle Olimpiadi di Parigi nel 2024 (AP Photo/Julio Cortez)
Oggi la comunità marocchina in Francia è la seconda più grande dopo quella algerina. Circa 250mila delle persone che vi appartengono – sia persone con la sola cittadinanza marocchina, sia francesi di seconda o terza generazione – risiedono nell’Île-de-France, regione da 12,5 milioni di abitanti che include Parigi e i suoi dintorni. È la zona più densamente popolata della Francia, ma anche quella dove si concentra la più alta percentuale di persone immigrate o francesi di seconda e terza generazione.
Sono nati nell’Île-de-France dodici giocatori della rosa della Francia, e 54 in totale in 10 squadre dei Mondiali (sorprendentemente nessun marocchino).
Nell’area ci sono centinaia di piccole e meno piccole squadre di calcio e lo sport è un mezzo importante di ascesa sociale per i figli degli immigrati. Si trova qui Clairefontaine, principale scuola calcio di élite gestita dalla federazione e focalizzata sullo sviluppo di calciatori tra i 13 e i 15 anni: dal 1988 questo posto è considerato una delle ragioni del grande successo del calcio francese.
Nel 2009 il Marocco ha aperto a Salé la Mohammed VI Football Academy, un centro ispirato proprio a quello di Clairefontaine: nel 2015 ne ha creati altri tre in differenti città. La formazione di giovani giocatori, insieme alla ricerca di talenti nati all’estero, è una delle componenti della crescita del calcio in Marocco.
La partita tra Francia e Marocco si gioca stasera alle 22 a Boston, e il Post la seguirà, come tutti i Mondiali, con questo liveblog.



