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  • Mercoledì 8 luglio 2026

Storia e vicende giudiziarie di Valter Lavitola

Dalla “casa di Monte Carlo” di Gianfranco Fini al tentativo di estorsione ai danni di Berlusconi, ora che si parla di lui per l'attentato a Sigfrido Ranucci

Valter Lavitola fuori casa sua a Roma, martedì 7 luglio (Valentina Stefanelli/LaPresse)
Valter Lavitola fuori casa sua a Roma, martedì 7 luglio (Valentina Stefanelli/LaPresse)
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Dopo anni in cui non si è quasi mai sentito nominare, Valter Lavitola è tornato a essere un personaggio discusso quando la procura di Roma lo ha accusato di essere il mandante dell’attentato compiuto nell’ottobre del 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchieste di Rai 3 Report. Ranucci ha detto di ritenere Lavitola «un amico vero», che «non avrebbe mai voluto fare del male a me e alla mia famiglia».

Lavitola è stato un editore, un giornalista, un imprenditore con molti legami nella politica. Oggi è proprietario di un ristorante a Roma, “Cefalù Bistrò di Pesce” nel quartiere di Monteverde. Ma sono soprattutto le vicende giudiziarie in cui è stato coinvolto ad averlo reso un nome conosciuto e a qualificarlo come un «faccendiere»: vicende che vanno da quella della casa di Monte Carlo di Gianfranco Fini al tentativo di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, passando per la cosiddetta “compravendita dei senatori” per far cadere il governo di Romano Prodi.

L’ingresso del ristorante di Lavitola, a via dei Quattro Venti (Valentina Stefanelli/LaPresse)

Lavitola è nato a Salerno e ha da poco compiuto 60 anni. Laureato in scienze politiche, a meno di vent’anni entrò nel Partito Socialista. Negli anni Novanta fondò una cooperativa giornalistica per pubblicare il quotidiano L’Avanti!, fondato nel 1996 e che aveva una testata graficamente identica a quella dello storico quotidiano del PSI, ma con l’articolo e l’apostrofo davanti. Nel 2003 Lavitola assunse la direzione del giornale al posto di Sergio De Gregorio, che qualche anno dopo sarebbe diventato senatore con l’Italia dei Valori e poi con il Popolo della Libertà, il partito presieduto da Silvio Berlusconi e nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.

Valter Lavitola nella sede del suo giornale in via del Corso a Roma, 2 ottobre 2010 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Lavitola conobbe Berlusconi proprio negli anni Novanta. In quegli anni tentò di diventare europarlamentare, ma non riuscì a farsi eleggere nonostante l’alto numero di preferenze ottenute. Nel frattempo continuò a fare il giornalista, l’editore, il direttore ma anche l’imprenditore: si occupò soprattutto di import-export nel settore ittico, e stabilì rapporti commerciali con il Centro e il Sud America. Quando qualcuno ipotizzò che dietro a quelle intense attività con l’estero ci fosse un suo coinvolgimento nei servizi segreti, lui rispose: «Sì. Ho avuto spesso rapporti con James Bond: mi piacciono da impazzire i suoi film».

La vicenda più nota in cui Lavitola fu coinvolto è quella della “casa di Monte Carlo”, uno scandalo politico che agitò moltissimo la politica italiana nell’estate del 2010, durante il quarto governo Berlusconi, e che contribuì alla fine della carriera politica di Gianfranco Fini, allora presidente della Camera. Nel settembre di quell’anno il quotidiano diretto da Lavitola pubblicò un documento del governo dello stato caraibico di Saint Lucia, diffuso poi da altri quotidiani. Secondo quel documento il vero proprietario di una società off-shore che aveva comprato da Alleanza Nazionale un appartamento nel principato di Monaco era Giancarlo Tulliani, cognato di Fini, che in quella casa abitava.

Silvio Berlusconi in visita ufficiale a Panama con Valter Lavitola, giugno 2010 (ANSA/ WWW.PRESIDENCIA.GOB.PA)

L’accusa a Fini, emersa poi attraverso varie inchieste giornalistiche, era aver utilizzato un sistema di società con sede in “paradisi fiscali” per nascondere il vero compratore della casa di Monte Carlo – cioè lui o una persona a lui amica – per poi farla abitare dal cognato, sottraendola al partito a cui era stata lasciata in eredità. La storia, di cui a un certo punto si occupò anche la procura di Roma, si complicò parecchio intrecciandosi con i dissensi tra Fini e Berlusconi, che portarono alla rottura tra i due storici alleati.

Nel settembre del 2011 nei confronti di Lavitola venne emessa un’ordinanza di custodia cautelare. L’ipotesi della procura di Napoli era che avesse partecipato a un’estorsione ai danni proprio di Berlusconi, facendo da intermediario nel ricattarlo per conto dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e di sua moglie Angela Devenuto. L’obiettivo sarebbe stato ottenere grosse somme di denaro e contratti in cambio del silenzio di Tarantini, evitando che rivelasse alla procura di Bari dettagli compromettenti sulle donne portate nelle residenze estive di Berlusconi.

Lavitola risultò irreperibile e rimase latitante per circa otto mesi. Dopodiché fece sapere di essere pronto a collaborare e di trovarsi semplicemente all’estero per lavoro: «Mi trovo in Bulgaria per contatti con potenziali distributori di pesce congelato», scrisse sull’Avanti!. Rientrò in Italia nell’aprile del 2012, si consegnò, venne arrestato e portato nel carcere di Poggioreale. Nel 2014 venne condannato in via definitiva per tentata estorsione a un anno e quattro mesi.

Valter Lavitola con l’avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi, in aula a Napoli per il processo sulla compravendita di senatori, 12 febbraio 2014 (ANSA/CIRO FUSCO)

Al momento del suo rientro in Italia, nel 2012, ricevette altre due ordinanze di custodia cautelare: una legata alla truffa sui finanziamenti pubblici all’editoria per la gestione del suo quotidiano, e l’altra per accuse di corruzione internazionale riferite alla gestione di alcuni appalti a Panama. Per la prima vicenda patteggiò una pena di 3 anni e 8 mesi, e successivamente la Corte dei conti del Lazio condannò lui e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato circa 23 milioni di euro, pari ai fondi per l’editoria percepiti in maniera illegittima. Per la seconda accusa patteggiò 11 mesi. Un filone parallelo ma connesso agli appalti a Panama riguardava poi le pressioni fatte da Lavitola sull’azienda di costruzioni Impregilo, e per le quali venne condannato per tentata estorsione a 3 anni.

Nel 2015 fu infine condannato in primo grado a tre anni di carcere per concorso in corruzione, in relazione alla cosiddetta “compravendita dei senatori” per far cadere il governo di Romano Prodi nel 2006: Lavitola era accusato di aver favorito il passaggio di alcuni parlamentari da uno schieramento politico all’altro in cambio di denaro o altri benefici. Dopodiché, in appello, quel reato fu dichiarato prescritto. Per le varie condanne accumulate, Lavitola è uscito di prigione nel marzo del 2016.