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  • Mercoledì 1 luglio 2026

Cosa si sa delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci

La procura ha individuato cinque persone che avrebbero fatto esplodere la bomba lo scorso ottobre, ma sta ancora cercando di capire chi le abbia assoldate

(Mauro Scrobogna/LaPresse)
(Mauro Scrobogna/LaPresse)
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Con gli arresti di quattro persone accusate di aver fatto esplodere una bomba davanti alla casa del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchieste di Rai 3 Report, sono stati resi noti nuovi elementi sulle indagini in corso. In particolare sul fatto che secondo la procura l’attentato sarebbe stato compiuto su commissione: le persone arrestate invece sono quelle che le indagini hanno individuato come esecutori materiali dell’attentato.

Per ora ci sono cinque persone indagate: quelle arrestate (tre in carcere e una ai domiciliari) sono Pellegrino D’Avino e la compagna Marika De Filippi, di 26 e 22 anni, Saverio Mutone e Antonio Passariello, di 40 e 53 anni; e poi c’è il 21enne Luca Amato. Su di loro non si sa molto: sono stati fermati tra Napoli e Avellino, alcuni di loro hanno precedenti penali e secondo chi indaga fanno parte di un gruppo organizzato, in grado di reperire materiale esplosivo e di maneggiarlo.

Sono accusati di aver detenuto un ordigno esplosivo, di averlo portato in un luogo pubblico e averlo fatto esplodere; e poi di minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in gruppo e con modalità di tipo mafioso. L’attentato è stato compiuto il 16 ottobre del 2025 davanti alla casa di Ranucci: era esplosa una bomba rudimentale che aveva distrutto le sue due auto parcheggiate in strada e danneggiato il cancello d’ingresso della casa. Secondo le indagini per l’esplosione era stata utilizzata la gelatina da cava, un materiale con grosse capacità distruttive.

Una delle persone arrestate per l’attentato a Sigfrido Ranucci (Francesco Benvenuti/LaPresse)

Una svolta nell’inchiesta, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, è stata una mail anonima ricevuta dal procuratore a capo delle indagini Carlo Villani poco dopo la mezzanotte del 6 aprile di quest’anno. Nella mail, intitolata “Regalo di Pasqua”, una persona dava alcune informazioni utili a identificare «quel deficiente che ha fatto casino fuori casa di Ranucci»: spiegava di aver deciso di segnalarlo alle forze dell’ordine per contrasti interni al gruppo criminale di cui faceva parte.

La procura ha ricostruito che la mail era stata inviata da un indirizzo di posta creato ad hoc poco più di un quarto d’ora prima, e l’ha ricondotta a Davide Netti, un uomo appena uscito dal carcere che ha legami con la Camorra. Da alcune intercettazioni risulta che pochi giorni prima dell’invio della mail Passariello avesse parlato con Netti dell’attentato in più occasioni, in un modo che secondo la procura dimostrerebbe il suo coinvolgimento. Nelle telefonate Passariello invitava Netti a cercare notizie dell’accaduto su internet e diceva di non agire mai per fare «regali»: un passaggio che ha fatto ipotizzare a chi indaga che abbia agito su commissione.

In un’altra intercettazione, del 2 giugno di quest’anno, Passariello aveva commentato l’attacco a Ranucci mentre era in auto con Luca Amato e una donna dicendo «Facciamo la storia!». Secondo la procura, Passariello avrebbe materialmente piazzato la bomba sotto casa di Ranucci insieme a Mutone, sei giorni dopo un sopralluogo sul posto fatto insieme agli altri tre indagati. La persona incaricata di trovare l’ordigno da far esplodere sarebbe stata invece D’Avino.

A questo punto le indagini si stanno concentrando sui presunti mandanti dell’attentato. Oltre a un compenso economico, secondo la procura i mandanti avrebbero offerto agli esecutori materiali anche schede telefoniche e assistenza legale per fuggire all’estero: in una delle intercettazioni, Mutone parla di una persona disposta a sovvenzionare la sua latitanza in Spagna, «pure con 200 euro al giorno»; in un’altra intercettazione, D’Avino parla della versione dei fatti che chi lo avrebbe incaricato dell’attentato si sarebbe raccomandato di fornire, nel caso fosse stato arrestato.

Sui mandanti, le ipotesi seguite dalla procura per ora sono tre: la prima, quella con meno riscontri, riguarda la Camorra; le altre due, basate su elementi più concreti, riguardano gruppi minori della criminalità organizzata campana.

Le indagini si sono concentrate anche sul controllo incrociato di vari sistemi di sorveglianza pubblici e privati, che insieme agli altri indizi ha permesso di ricostruire le fasi preparatorie ed esecutive dell’attentato. Per compierlo sarebbe stata noleggiata una Fiat 500 X, riconsegnata la sera stessa dopo le 22 (la bomba sotto casa di Ranucci è esplosa alle 21:40, poco dopo l’ingresso in casa di lui e di sua figlia).

La casa di Ranucci in cui è avvenuto l’attacco è a Campo Ascolano, una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma. Ranucci aveva parcheggiato la sua auto a metà giornata, mentre la figlia, che usava abitualmente l’altra auto, era rientrata intorno alle 21:40. Né lui né la figlia sono stati feriti. In passato Ranucci aveva già subìto minacce e intimidazioni, ma mai così gravi: sui motivi dell’attentato sono state fatte ipotesi legate alle inchieste fatte dalla trasmissione che conduce, per esempio sulla criminalità albanese, il rapporto tra alcuni gruppi di ultrà e l’estrema destra o ancora gli interessi economici legati ad alcune grandi iniziative, come la costruzione di un nuovo porto privato per navi da crociera a Fiumicino. Anche su questo sono in corso indagini.