Un’estate peggiore del solito per i ghiacciai alpini

Con settimane di anticipo sulle Alpi svizzere sono finiti il ghiaccio e la neve stagionali e ha iniziato a fondere il ghiaccio antico

Il Cervino dal versante svizzero nell'estate del 2024 (Steve Christo - Corbis/Corbis via Getty Images)
Il Cervino dal versante svizzero nell'estate del 2024 (Steve Christo - Corbis/Corbis via Getty Images)
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A causa dell’intensa ondata di calore di fine giugno e delle scarse nevicate invernali, sulle Alpi svizzere si sono già esauriti il ghiaccio e la neve stagionali e ha iniziato a fondersi il ghiaccio storico accumulato nei decenni passati. Il fenomeno è noto come “Glacier Loss Day” (GLD) e si verifica ogni estate, ma quest’anno è sensibilmente in anticipo: è avvenuto il 29 giugno invece che intorno a metà agosto.

La fusione del ghiaccio storico rende più probabile la perdita di porzioni importanti dei ghiacciai e il loro arretramento, cioè una riduzione della loro estensione soprattutto alle quote più basse.

La stima sul GLD è stata comunicata dall’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), ed è una delle valutazioni più autorevoli sulle condizioni dei ghiacciai alpini. La Svizzera ha infatti un articolato sistema di monitoraggio che misura la massa stagionale di un gruppo di ghiacciai rappresentativi, in modo da tenere sotto controllo il loro andamento nel tempo.

I ghiacciai alpini sono altamente esposti agli effetti del riscaldamento globale e molti di loro potrebbero scomparire entro la fine del secolo. Ormai da anni a causa delle scarse nevicate invernali e di estati sempre più calde, i ghiacciai perdono più ghiaccio di quanto riescano ad accumulare e di conseguenza si riducono la loro massa e la loro estensione.

(WSL)

In condizioni normali, nella stagione fredda i ghiacciai vengono coperti da un pesante strato di neve fresca: col tempo, questa comprime gli strati sottostanti e via via si trasforma in ghiaccio in processi di formazione che richiedono anni. Con l’arrivo del caldo, la neve stagionale superficiale inizia a fondere, ma la sua grande capacità riflettente contribuisce a proteggere il ghiaccio decennale e secolare sottostante. Di solito ad alta quota, dove la temperatura è più bassa, si accumula più neve di quanta fonderà in estate (alimentando quindi il ghiacciaio), mentre più a valle i processi di fusione sono più frequenti.

Ogni anno i glaciologi fanno un bilancio di massa, cioè calcolano la differenza tra la massa guadagnata in inverno e quella persa in estate. Se il bilancio è in pareggio, o addirittura positivo, significa che la neve stagionale resiste fino al periodo di accumulo e compensa la perdita che avviene soprattutto più a valle.

Se invece il bilancio è in negativo, come ormai accade da anni, la neve stagionale fonde in fretta e lascia scoperto il ghiacciaio, che è grigiastro e molto meno riflettente. Il ghiaccio antico assorbe fino al doppio della radiazione solare rispetto alla neve stagionale e fonde quindi più velocemente. La perdita è tale da rendere molto difficile un recupero nella stagione fredda successiva, considerate anche le minori nevicate che si registrano sull’arco alpino rispetto a un tempo.

Il giorno in cui finisce la neve stagionale e inizia a fondere il ghiaccio antico è appunto il Glacier Loss Day, e più si verifica in anticipo più significa che i ghiacciai perderanno massa nel corso della stagione calda. Nel 2022 il GLD era stato dichiarato il 26 giugno, quindi tre giorni prima rispetto a quest’anno, e l’estate di quell’anno aveva portato alla più marcata fusione di ghiaccio antico mai registrata in Svizzera. All’epoca si era perso circa il 6 per cento della loro massa e, sempre secondo le previsioni del WSL, quest’anno si potrebbe raggiungere una perdita simile.

(WSL)

I ghiacciai stanno quindi perdendo massa, ma per ora non si osserva una diminuzione dell’acqua che deriva dalla loro fusione. È un effetto di mascheramento: le estati molto calde fanno fondere maggiori quantità di ghiaccio e, finché ci sono riserve significative, il flusso a valle rimane pressoché invariato. In futuro, quando i ghiacciai saranno diventati più piccoli, non potranno più produrre le stesse quantità di acqua semplicemente perché ci sarà meno ghiaccio da fondere. A quel punto il contributo dei ghiacciai alpini alle riserve d’acqua inizierà a diminuire, facendo aumentare il rischio di riduzione della portata dei fiumi.

Il GLD è riferito alla Svizzera e al suo sistema di monitoraggio, ma è un’indicazione importante per farsi un’idea della condizione di neve stagionale e ghiaccio su buona parte dell’arco alpino. In Italia le rilevazioni sono coordinate dal Comitato glaciologico italiano, con attività su centinaia di ghiacciai e misure del bilancio di massa a campione. La grande quantità e varietà dei ghiacciai sui versanti italiani rende però complicato l’uso di un indicatore univoco simile al GLD e non viene quindi comunicata una data unica di esaurimento della neve invernale.

Il fatto che per diversi giorni lo zero termico sia stato ampiamente al di sopra dei 4.500 metri è comunque un indicatore importante. La maggior parte delle vette italiane è al di sotto di quella quota, fatta eccezione per le montagne più alte come il Monte Bianco e il Monte Rosa. Il caldo ha contribuito a far fondere più neve del solito e sono stati registrati anche temporali ad alta quota, come quello sul Cervino del 25 giugno scorso.

Secondo le stime degli scienziati, raccolte nel 2019 in un importante rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU, entro la fine di questo secolo le Ande, le Alpi europee e le catene montuose dell’Asia settentrionale perderanno fino all’80 per cento dei loro ghiacciai, se continueremo a immettere nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica e altri gas serra, come avvenuto negli ultimi decenni.