Quell’acqua sul Cervino dovrebbe essere neve

Dopo un temporale a più di quattromila metri d’altitudine, il 25 giugno Lauber Harry, fotografo e guida alpina, ha ripreso uno spettacolo anomalo sul Cervino, una delle montagne più alte e conosciute delle Alpi, tra Valle d’Aosta e Svizzera. Sulla parete nord, il versante della montagna meno esposto al sole e quindi più freddo, si sono formate delle cascate d’acqua di centinaia e centinaia di metri, perché a quote dove normalmente nevica, anche d’estate, ha invece piovuto.

Dalla pagina Instagram di Meteo Valle d’Aosta

La temperatura rimane generalmente inferiore a 0 gradi, la soglia che determina se l’acqua precipita sotto forma di pioggia o neve. Per meteorologi e alpinisti lo “zero termico” indica l’altitudine a cui si trova questa soglia: sul Cervino lo zero termico il 25 giugno era a circa 4500 metri, quindi oltre la cima, che è a 4.478 metri.

Negli ultimi anni lo zero termico medio è cresciuto sempre di più a causa dell’aumento delle temperature globali e le ondate di calore lo spingono ancora più in alto. Il record italiano è del 21 agosto del 2023, durante la terza ondata di calore di quell’estate, quando lo zero termico aveva raggiunto i 5.328 metri. Ma quest’anno siamo in anticipo: il 28 giugno la stazione meteorologica di Novara Cameri ha già registrato un valore di 5.233 metri, un record per il mese di giugno.

Secondo il rapporto State of the Cryosphere 2025, le Alpi sono una regione particolarmente vulnerabile alla fusione dei ghiacciai, che sta continuando ad accelerare. Se per la fine del secolo raggiungessimo un incremento delle temperature di 2.7° C, come suggeriscono le stime basate sulle politiche attuali, sulle Alpi resisterà solo il 10-15 per cento della massa di ghiaccio misurata nel 2020, già molto diminuita rispetto al Novecento.