Ci si può vaccinare contro una sostanza?

Contro il fentanyl ci sono i primi risultati incoraggianti, anche se in passato ricerche simili non sono state approvate

(AP Photo/Jae C. Hong)
(AP Photo/Jae C. Hong)
Caricamento player

Il 17 giugno sono stati annunciati i primi risultati incoraggianti sugli umani di un vaccino contro il fentanyl, la sostanza che negli Stati Uniti ha indotto così tante overdosi da renderle la prima causa di morte per le persone tra i 18 e i 44 anni. Lo sta sviluppando un’azienda biotecnologica finanziata dal dipartimento della Difesa statunitense che si chiama ARMR Sciences (in inglese armr si pronuncia come armor, “armatura”) ed è stata fondata nel 2023.

Nei ventiquattro volontari che hanno partecipato allo studio il vaccino ha stimolato la produzione di particolari anticorpi, cioè di proteine che il nostro organismo produce per difendersi dalle minacce esterne. Di solito combattono virus o batteri, mentre in questo caso sono specializzati contro il fentanyl e probabilmente saranno efficaci per sei o dodici mesi. La risposta immunitaria intercetterebbe le molecole della sostanza prima che provochino l’overdose e potrebbe ridurre gli effetti che portano in molti casi alla dipendenza.

Finora, secondo quanto dichiarato da ARMR, non ci sono stati effetti collaterali gravi ma solo mal di testa lievi e passeggeri. Se nelle fasi successive della sperimentazione il vaccino si confermasse sicuro ed efficace, potrebbe diventare il primo mai approvato contro una sostanza psicoattiva.

Non che nessuno ci abbia mai provato prima. Il primo tentativo fu contro la morfina e risale all’inizio degli anni Settanta. Da allora ce ne sono stati tanti e contro sostanze molto diverse, come la nicotina, la cocaina, le metanfetamine, gli psichedelici. Di solito funzionano bene nei primi esperimenti, ma quando si passa alla sperimentazione sugli umani si rivelano o poco efficaci o non abbastanza da ottenere un’approvazione.

Per un prodotto di questo tipo concedere l’approvazione potrebbe essere più difficile. Se un vaccino antinfluenzale generalmente previene l’influenza e ne riduce le complicazioni, un vaccino contro una sostanza potrebbe avere effetti che non sono solo fisiologici. Agirebbe anche sul rapporto tra la persona e la sostanza, per esempio sulla percezione del rischio: una persona vaccinata potrebbe assumerne una dose oppure una quantità superiore a quella a cui è abituata credendosi protetta dalle complicazioni più letali.

Se quel rapporto poi fosse una dipendenza, vaccinarsi potrebbe non essere una scelta scontata, possibile o autonoma. Le persone più esposte al rischio, infatti, sono spesso anche quelle con una libertà più limitata, come in contesti detentivi, e in questi casi distinguere una protezione offerta da una imposta può diventare complicato. Si potrebbe anche pensare di usare il vaccino come misura preventiva, per esempio sui più giovani. Ma anche la loro scelta potrebbe essere condizionata da pressioni esterne. Queste e altre questioni simili sono considerate nel processo di approvazione.

Il fentanyl però potrebbe rappresentare un caso a parte, sia per quanto è pericoloso, sia perché in molti casi documentati le persone lo assumono senza esserne consapevoli. È così economico da produrre e così potente, infatti, che negli Stati Uniti spesso viene mescolato ad altre sostanze all’insaputa di chi le acquista, come eroina e cocaina, per potenziarne gli effetti a basso costo. E ne bastano due milligrammi perché sia letale in una persona che non abbia già sviluppato una tolleranza.

– Leggi anche: Che cos’è il fentanyl?

Le molecole del fentanyl sono piccole e sono capaci di arrivare molto rapidamente al cervello. Lì si legano ad alcune proteine chiamate recettori, che prima riconoscono la sostanza e poi attivano dei segnali specifici che attraversano il sistema nervoso. È così che si genera sia il sollievo dal dolore per cui viene prescritto anche dai medici, sia l’euforia che induce dipendenza, sia la depressione respiratoria, che può rallentare il respiro fino ad arrestarlo del tutto.

Un farmaco che può contrastare rapidamente gli effetti di un’overdose da fentanyl è il naloxone, che si lega agli stessi recettori attivati dal fentanyl. Il legame che riesce a creare con questi recettori, però, è più forte e può riuscire a sostituire le molecole del fentanyl. Negli Stati Uniti è venduto con il nome commerciale Narcan e lo si può acquistare senza prescrizione. È così efficace che in alcune città statunitensi ci sono state proteste per chiedere che ogni agente di polizia ne abbia sempre una dose con sé.

Il naloxone agisce però solo quando l’overdose è già cominciata: per funzionare, è necessario che sia presente qualcuno che se ne accorga, abbia il farmaco a portata di mano e lo somministri subito. «Il fentanyl arriva al cervello molto in fretta, e il naloxone, agendo dopo, non è la soluzione ideale», ha spiegato Colin Haile, medico e ricercatore, il cui lavoro è alla base del vaccino sviluppato da ARMR. L’idea del vaccino è di agire prima: «impedire alla droga di raggiungere il cervello».

Le molecole di fentanyl riescono a raggiungere il cervello così rapidamente anche perché sono troppo piccole per essere notate e fermate dal sistema immunitario. Per renderle rilevabili, ARMR ha strutturato una procedura in tre passaggi. Prima si costruisce una molecola sintetica simile a quelle del fentanyl, ma modificata in modo da avere un linker, una specie di gancio chimico. 

Grazie al linker, queste molecole possono essere attaccate sulla superficie di una proteina, la CRM197, già usata in altri vaccini e capace di fornire i segnali immunologici necessari alla produzione di anticorpi. Infine, si aggiunge un adiuvante, cioè una sostanza che amplifica la risposta. Haile ha scelto il dmLT, che non era mai stato usato prima nei vaccini contro le sostanze psicoattive che poi sono arrivati alla sperimentazione umana.

(il Post)

(il Post)

Gli esempi precedenti più promettenti sono arrivati fino all’ultimo stadio della sperimentazione umana, quella in cui si confronta un gruppo a cui viene somministrato il vaccino con un altro a cui viene dato un placebo, una sostanza che non ha principi attivi. Sia NicVAX, che agiva sulla nicotina, sia TA-CD, sulla cocaina, sono stati fermati perché non hanno mostrato un beneficio significativo rispetto al placebo. Non tutti i partecipanti, infatti, avevano sviluppato lo stesso numero di anticorpi. In entrambi i casi, chi ne aveva prodotti tanti aveva sperimentato benefici sia sugli effetti dell’overdose sia sulla dipendenza. 

«Ci sarà sempre un numero limitato di anticorpi», ha riconosciuto Sharon Levy, specialista in dipendenze e consulente di ARMR. La risposta immunitaria dell’organismo potrebbe essere superata da una dose molto alta di sostanza psicoattiva, per esempio. Inoltre, potrebbe servire un richiamo ogni sei o dodici mesi. 

La capacità di proteggere per mesi è anche uno dei motivi per cui a finanziare la ricerca è il dipartimento della Difesa. L’interesse dei militari riguarda infatti il timore che oppioidi simili al fentanyl vengano usati come arma o come agenti chimici incapacitanti. Già nel 2002, durante il sequestro del teatro Dubrovka di Mosca, le forze speciali russe diffusero nell’edificio un aerosol contenente oppioidi simili al fentanyl, anche se la composizione precisa non è mai stata resa pubblica. Si stima che morirono 33 ribelli ceceni e 129 ostaggi, anche se ufficialmente solo una persona per il gas.

– Leggi anche: Gli ostaggi al teatro di Mosca, il 23 ottobre 2002

Gli anticorpi di ARMR negli studi preclinici hanno mostrato di saper riconoscere sia il fentanyl sia molti suoi analoghi (compresi quelli che probabilmente sono stati usati a Mosca), ma non gli oppioidi strutturalmente diversi. Una persona vaccinata, per esempio, potrebbe ricevere altri oppioidi come antidolorifici se ne ha bisogno in ospedale. 

Sui ratti i risultati del vaccino di ARMR sono stati molto promettenti. Haile racconta che gli animali non vaccinati a cui veniva data una dose alta di fentanyl restavano rigidi e immobili, mentre quelli vaccinati si comportavano come se non avessero ricevuto nulla. «Gli effetti sono stati così evidenti che ho iniziato a filmare gli animali», ha detto. «Sapevo che nessuno ci avrebbe creduto.» 

La sperimentazione di ARMR è ancora in corso. Nella fase successiva, che sta per cominciare, ai volontari vaccinati verrà somministrato del fentanyl per misurare quanto il vaccino li protegga davvero.