Come l’immigrazione sta cambiando la Spagna
Le politiche più aperte hanno sostenuto la crescita economica, dominato il dibattito politico, complicato la crisi abitativa e in parte trasformato la società

Da anni la Spagna gestisce l’immigrazione in modo diverso dalla maggior parte degli altri paesi europei e occidentali. Mentre governi nazionali e istituzioni dell’Unione Europea attuano politiche sempre più restrittive, la Spagna ha un approccio più accogliente. Per esempio, da metà aprile è in corso una grande regolarizzazione di immigrati che coinvolgerà oltre 500mila persone, e oggi vivono in Spagna 10 milioni di persone nate all’estero: sono un quinto del totale, una proporzione superiore anche a quella degli Stati Uniti.
Il fenomeno è piuttosto recente: nel 2003 gli stranieri erano meno di due milioni, nel 2020 circa 6 milioni. L’immigrazione ha cambiato la Spagna, sotto vari punti di vista, ed è diventata uno dei temi centrali del dibattito politico.
Demografia
La popolazione spagnola complessiva sta crescendo e nel 2025 ha superato i 49 milioni e mezzo di abitanti, un record storico. La crescita è sostenuta dall’immigrazione: il tasso di fertilità femminile in Spagna è di 1,1 nascite per donna, uno dei più bassi nell’Unione Europea, lontanissimo dal valore necessario per la stabilità demografica (2,1). Le persone nate all’estero sono il 20 per cento del totale, ma salgono al 26 per cento nella fascia fra i 20 e i 64 anni: contribuiscono anche a rallentare l’invecchiamento della popolazione.
Il Marocco è la prima nazionalità di provenienza, seguito da Colombia, Venezuela e Romania. Ma quasi la metà delle persone nate all’estero viene dal continente americano e la tendenza degli ultimi anni vede una netta predominanza degli immigrati sudamericani, favoriti anche da ingressi senza visto e processi di ottenimento della cittadinanza più semplici: bastano 2 anni di residenza, contro i 10 degli altri.

Una coda per le pratiche di regolarizzazione a Barcellona, il 20 aprile 2026 (AP Photo/Emilio Morenatti)
Economia
L’anno scorso il primo ministro Socialista Pedro Sánchez, in carica dal 2018, ha spiegato il suo punto di vista sul tema dicendo che la Spagna e gli altri paesi occidentali devono scegliere se essere «una società aperta ed economicamente prospera, oppure chiusa e povera».
L’economia spagnola cresce tre o anche quattro volte di più rispetto a quella degli altri grandi paesi europei: nel 2025 il PIL è cresciuto del 2,8 per cento, nel 2024 del 3,5, contro una media dell’Eurozona (cioè i paesi che adottano l’euro) inferiore all’1,5 per cento e all’1 per cento, rispettivamente.
Secondo un’analisi del Financial Times, dal 2020 un quarto dei nuovi posti di lavoro nell’Unione Europea è stato creato in Spagna: tutti i settori sono stati coinvolti, ma gli aumenti maggiori sono stati registrati nel turismo e nella ristorazione (350mila nuovi posti complessivi), seguiti dall’edilizia.
La disoccupazione è in calo, ma resta piuttosto alta: 9,9 per cento. Da anni però le aziende e le istituzioni sottolineano come domanda e offerta fatichino a incontrarsi. C’è grande richiesta di forza lavoro per impieghi meno qualificati, a cui i giovani spagnoli non sono interessati: l’immigrazione contribuisce a rispondere a questa richiesta.
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Politica
La questione dell’immigrazione è diventata centrale nel dibattito politico come non lo era mai stata in passato: per decenni, di fatto fino agli anni Novanta, la Spagna era un paese di emigrazione più che di immigrazione. Le opposizioni hanno spesso definito l’immigrazione come «incontrollata» e il partito di estrema destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ha costruito gran parte del suo crescente sostegno proprio su un messaggio ostile all’immigrazione. Secondo i sondaggi Vox oggi prenderebbe oltre il 17 per cento dei voti su base nazionale, e il Partito Popolare (PP), di centrodestra e attualmente favorito, sull’argomento si sta spostando su posizioni sempre più di destra per limitarne l’ascesa.
In due delle ultime regioni in cui si è votato, Extremadura e Aragona, i Socialisti sono andati molto male e i Popolari e Vox hanno formato coalizioni di governo. I leader locali del Partito Popolare hanno accolto la proposta di Vox sulla cosiddetta “priorità nazionale”, un insieme di misure che dovrebbe favorire chi è nato in Spagna nell’accesso ai servizi pubblici e di assistenza sociale. Il requisito di base è presentato in modo molto più vago, facendo riferimento a «coloro che hanno un legame reale, duraturo e verificabile con il territorio», ma vari esponenti l’hanno definito «razzista e discriminatorio».
La questione della priorità nazionale è centrale anche nelle prossime elezioni regionali del 17 maggio in Andalusia, la regione più popolosa della Spagna. Il presidente uscente Juanma Moreno fa parte dell’ala più moderata del PP e non ha annunciato al momento alleanze con Vox: i Popolari sperano di ottenere la maggioranza da soli e non hanno quindi sposato l’idea della “priorità nazionale”. Anche la presidente della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, l’ha parzialmente criticata. È un’esponente della corrente più radicale del PP, ma è attenta a non scontentare l’elettorato di origini sudamericane, che a Madrid è rilevante.
Il partito Socialista di Sánchez ha ottenuto una serie di sconfitte nelle elezioni regionali, e i sondaggi nazionali sono negativi: al calo di popolarità hanno contribuito però più gli scandali di corruzione che le posizioni sulle politiche migratorie.

Una manifestazione dell’estrema destra contro l’immigrazione a Alcalá de Henares, il 19 luglio 2026 (Olmo Blanco/Getty Images)
Case
Uno dei principali argomenti della destra contro l’immigrazione è che il costante aumento della popolazione non possa che peggiorare la già grave crisi abitativa di molte città spagnole. Secondo dati della Banca di Spagna, nell’ultimo decennio le famiglie sono aumentate molto di più delle case, con un deficit di 700mila.
Negli ultimi 10 anni i prezzi delle case sono aumentati del 48 per cento in Spagna e raddoppiati a Madrid; negli ultimi cinque gli affitti sono cresciuti del 39 per cento su base nazionale e del 59 per cento nella regione della capitale. Questo ha ulteriormente posticipato l’età media a cui i giovani lasciano la casa dei genitori: oltre 30 anni. I giovani e gli immigrati sono i più esposti alle difficoltà di trovare una casa.

Una persona senza dimora sulla Rambla di Barcellona (AP Photo/Emilio Morenatti)
Criminalità
I dati sull’aumento della criminalità sono meno evidenti e molto più contestati. Le statistiche ufficiali segnalano un calo generale dei crimini nel lungo periodo (tranne quelli informatici): il numero di immigrati è raddoppiato rispetto al 2005, mentre il tasso di criminalità è diminuito, passando da 49,5 a 40,4 reati ogni mille abitanti, basso anche se confrontato con altri paesi europei. I media conservatori tendono a evidenziare problemi locali e a dare visibilità ad alcuni reati più gravi, tra cui omicidi e aggressioni sessuali.
L’incidenza di arresti e condanne fra le persone straniere è superiore rispetto a quelle spagnole, ma non tutti questi stranieri sono immigrati (spesso sono persone arrivate in Spagna per commettere crimini, come i narcotrafficanti). L’assistenza legale è spesso meno efficace e la possibilità di misure alternative al carcere ridotta.
Nonostante i dati generali sui numeri dei crimini siano in calo, in varie zone della Spagna si segnala un aumento della percezione di insicurezza, favorita verosimilmente da una maggiore attenzione dedicata a casi specifici da parte dei giornali.
Società
Una quota così alta di cittadini provenienti dall’estero ha anche cambiato la società spagnola, rendendola più multiculturale. L’immigrazione dal Nord Africa e dalla Romania ha aumentato il numero di moschee e chiese ortodosse, una parte della vendita al dettaglio è gestita da imprenditori cinesi, sulle coste del sud gli immigrati britannici e nordeuropei hanno cambiato usanze e consumi culturali.
L’effetto più visibile negli ultimi anni è la crescente influenza latinoamericana su alcune delle maggiori città spagnole, a partire da Madrid. L’offerta gastronomica dai paesi sudamericani è ricca, concerti e serate di musica latina hanno un ampio pubblico ed è sempre più frequente vedere pubblicità o iniziative di chiese evangeliche. Anche la tradizione sudamericana delle feste per le ragazze di 15 anni, la “quinceañera”, è sempre più diffusa in Spagna, non solo fra chi ha origini sudamericane.
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